mercoledì, agosto 30, 2006

A che cosa serve Pietro Ichino?

I (post) comunisti dovrebbero andare in ferie un po' più spesso. Sono più rilassati, ragionano meglio e talvolta riescono pure a scoprire quello che per il resto del mondo è limpido da decenni. Pochi giorni fa, Napolitano ha affermato che, ripensandoci bene, quando nel 1956 diceva che i carroarmati sovietici che invadevano l'Ungheria erano "un contributo alla pace del mondo"...rullo di tamburi...si sbagliava. I più precisi mi correggeranno dicendo che Napolitano, questo lo aveva già affermato 20 anni fa (ci ha messo solo 30 anni, mica 50) ed oggi ha solo rincarato la dose ammettendo che la linea del suo partito era totalmente sbagliata. Vabbè, sì avete ragione, ma non è di Napolitano che voglio parlare, era tanto per introdurre le dichiarazioni di un altro commie le cui vacanze hanno portato alla scoperta di una buona dose di acqua calda: Pietro Ichino. L'autorevole prof. sulle colonne dell'autorevole quotidiano, afferma, suscitando un intenso dibattito politico-economico tra altri autorevoli, che...rullo di tamburi..."nel settore pubblico ci sono tanti nullafacenti e si potrebbe licenziarli". Se lo avesse detto 20 anni fa, magari con accento trevigiano o varesino, sarebbe stato sicuramente additato come un pericoloso leghista, secessionista, anti-italiano. Fortunatamente, il nostro 20 anni fa era un pezzo grosso della Cgil, sedeva in parlamento tra i compagni del Pci e licenziamento era una di quelle parole che dicevano solo i padroni. Poi un progressivo rinsavimento. L'anno scorso le ferie gli fanno scoprire che il sistema che lui stesso ha contribuito a potenziare, forse non funziona molto bene, forse Cgil e compagnia rossa non fanno sempre gli interessi dei lavoratori ma quelli del partito e forse il fatto che i sindacati possano permettersi di bloccare l'Italia a piacimento non è poi una cosa così positiva. Scrive A cosa serve il sindacato ed è un successone. Meglio tardi che mai diremmo noi che queste cose le abbiamo sempre sapute. Ma per la stampa è tutto uno spellarsi le mani dagli applausi -Ma che onestà intellettuale- -Una fotografia della realtà- e il Professore rosso sembra quasi diventare un'icona liberale. Come detto, il successo si è ripetuto anche quest'anno con la perla del licenziamento delle mele marce nel pubblico impiego. Magari se lo diceva al tempo dei forestali di Calabria che solo Berlusconi e Calderoli volevano licenziare era meglio... ma sicuramente non avrebbe suscitato il caloroso entusiasmo che sta ottenendo. Va bene che abbiamo tutti un po' adottato lo slogan berlusconiano aiutare chi è rimasto indietro, ma esaltare in questo modo un Ichino perchè ha suggerito di fare ciò che tutti (eccetto i comunisti-sindacalisti d'accordo) sapevano da decenni, cioè dare delle belle sforbiciate agli statali, mi sembra un po' eccessivo. Anche perchè il problema non è tanto il cosa, ma il come. E il come del Professore dimostra inequivocabilmente che non ha capito nulla del perchè si è formata la questione pubblica e di quale sia l'unico modo per risolverla. Ecco come si può risolvere il problema dell'inefficienza statale secondo Pietro Ichino:

A me sembra che la sola soluzione efficace sia quella
a) di un organo indipendente di valutazione che individui i nullafacenti, almeno quelli più smaccati (operazione relativamente facile);
b) di una norma che stabilisca nella massima inefficienza e inutilità il criterio prioritario di scelta da applicare per la riduzione del personale pubblico, incominciando dai dirigenti;
c) di un procedimento giudiziale nel quale il giudice, quando annulli un licenziamento impugnato, accerti al tempo stesso chi altro debba essere licenziato secondo la corretta applicazione dei criteri stabiliti, previa, ovviamente, chiamata in causa del nullafacente interessato, a garanzia del suo diritto di difesa.


Pietro, lascia che te lo dica: non hai capito una mazza.
Perchè il sistema statale non funziona? Non perchè lo statale sia geneticamente portato ad essere più pigro. Ma perchè non ci sono feedback. Non c'è un sistema che in caso di scelta sbagliata vada in retroazione a punire il responsabile (o premiarlo in caso di scelta giusta). Perchè il responsabile non c'è. Nelle aziende c'è un responsabile del personale, se assume un incapace, deve risponderne al suo principale e il principale gestisce l'azienda al fine di massimizzare i suoi profitti. Nello stato ci sono i concorsi pubblici. Se viene assunto un incapace, non è colpa di nessuno. Negli ambienti statali, non c'è una precisa scala gerarchica, e se c'è nessuno ha interesse a farla rispettare: perchè dovrei licenziare un raccomandato incapace se a me non ne viene niente a incrementare la produttività? Per aver contro i sindacati? Per farmi nemici, magari importanti? Scusate queste riflessioni che possono apparire banali, ma evidentemente non lo sono per Pietro Ichino che vuole risolvere il problema della sovrabbondanza di Stato con un'ulteriore iniezione di Stato (dice il saggio veneto: "le come netarse 'l cul coa merda"). C'è una quantità di impiegati statali inutili? Nominiamo una nuova commissione (altri statali) indipendente (e chi decide chi è indipendente?) per pescare gli scansafatiche. E se gli scansafatiche si rivelano quelli della commissione? Facile. Ne nominiamo un'altra per stanare gli scansafatiche della commissione.... Ma non è finita. Va fatta, sempre secondo Pietro il rosso, una norma per stabilire che in caso di licenziamento prima vanno licenziati i più improduttivi. Standing ovation, please. A parte il fatto che l'improduttivo non va licenziato quando ci sono i saldi del licenziamento, ma appena si riscontra la sua inefficienza o inutilità, ma il metodo per stabilire gli improduttivi quale sarebbe? Un sistema di classificazione a bollini colorati che la Commissione Supremissima affige ai dipendenti che ispeziona? Già me li vedo: "Ue, ragazzi arriva la commissione...tutti al lavoro...". E la perla finale: il procedimento giudiziale che affida al giudice che, per un capolavoro dello statalismo italiano è da sempre colui che tutto sa e tutto risolve, la facoltà di licenziare o reintegrare i vari dipendenti statali. Tutto questo è già di per sè ridicolo senza pensare alle interazioni sindacati-partiti-amministrazioni-commissioni-tribunali, quindi non infierirò ulteriormente.
Caro Ichino, per risanare il settore statale bisogna semplicemente renderlo meno...statale. La libera competizione è l'unica soluzione, i tagli delle spese il mezzo per realizzarla. Mettiamo a confronti i nostri enti, tra loro, e con l'estero, tagliamo senza pietà tutti quegli enti che risultano avere una spesa molto superiore della media del settore e diamo libertà di licenziamento ai loro dirigenti, totale libertà di assunzione abolendo i concorsi pubblici, mettiamoli in competizione tra loro, diamo premi di produzione, depotenziamo i sindacati abolendo le trattenute in busta paga e i privilegi sindacali tutti, mettiamo gli enti con l'acqua alla gola e se dovranno rinunciare a fornire qualche servizio...tanto meglio, ci pensarà il settore privato.
Ovviamente non pretendo che tu possa condivere delle posizioni così liberiste, per te che sei così di sinistra, ma visto che sei arrivato con 20 anni di ritardo alla lettura del problema, prenditene almeno altri 20 per pensare alla soluzione.

12 commenti:

rentboy ha detto...

wow finita la "modalità spiaggia"?

J.A. ha detto...

Mah...non saprei...non bisogna mai prendersi troppo sul serio...

Pilux ha detto...

aspetto con ansia l'intervento del solito anonimo per divertirmi un po'...
vai JA sei grande!

Pilux

Bici ha detto...

Leggere questo post è stato liberatorio!

Abr ha detto...

Grandissimo! Andava detto, ostrega.
Ci sono troppi cervelli in folle in giro che si fanno abbindolare dal piffero dell'ex sindacalista.
ciao, Abr

Robinik ha detto...

Ma tu "A cosa serve il sindacato" l'hai letto?

John Christian Falkenberg ha detto...

Allora. La proposta di Ichino per il pubblico non e' particolarmente originale o coraggiosa, su questo non ci piove. Questo pero' non toglie che Ichino abbia dato notevoli contributi progettuali per il rinnovo del sindacato.
A me piacerebbe privatizzare l'intera cosa pubblica e gia' che ci siamo "Privatizzare" sul serio i sindacati; purtroppo, il clima politico in Italia e' ostile al mercato indipendentemente dal colore politico della maggioranza in carica, anche se lo e' meno se in sella c'e' in governo senza nostalgici di Breznev e Pol Pot; di conseguenza, sono le proporste sulla falsariga di quelle di Ichino ad avere probabilita' maggiori di essere recepite. Si tratta di un primo passo; piccolo e forse falso, sul settore pubblico, migliore nei suoi scritti di maggior respiro. Ma almeno si comincia.

alepuzio ha detto...

La fregatura è che se lo dicono gli altri si comincia senza arrivare, se lo diciamo noi non si parte manco a pedate :(

J.A. ha detto...

Forse ho sbagliato il titolo di questo post, mi sono lasciato trasportare dal titolo ad effetto che richiamava il celebre libro (che non ho letto, per rispondere a Robinik, quindi è possibile che abbia mal interpretato i commenti che in internet ho letto) e fa sembrare la mia una dura critica soprattutto a Ichino e al suo libro. Chiariamo i concetti:
1. Se un ex-sindacalista rosso critica il sindacato a me fa piacere e apprezzo il gesto, non è da tutti riuscire a trovare l'obiettività per criticare i propri compagni. Quindi, ben vengano gli Ichino in un paese di Cofferrati ed Epifani come il nostro. E son contento che le cose che mi stanno a cuore si facciano anche se proposte da una fazione politica a me avversa.

2. Il punto 1. non è un motivo valido per innalzare Ichino a difensore della causa liberale e il fatto che susciti così tanto clamore dovrebbe far riflettere sull'incapacità di annullare quella "superiorità morale" che i sinistri da sempre pretendono di avere. Loro sono da sempre, per definizione, quelli con una "sensibilità superiore". Se non condividavamo la lotta di classe era perchè non riuscivamo a capirla, se il comunismo non ci convinceva era perchè non eravamo abbastanza sensibili, se pretendavamo il federalismo fiscale era per una questione egoistica. E il fatto che loro fossero in minoranza doveva essere la dimostrazione che erano nel giusto, perchè la "massa" è troppo sempliciotta per capire certi concetti. Poi però i fatti sembrano dare ragione alla massa che inevitabilmente si amplia, fino a che la minoranza diventa "troppo minoranza" e così salta fuori l'intellettuale (che questo titolo ha potuto guadagnarselo solo perchè membro della minoranza "alternativa") e dice ciò che la grande massa pensa. Ovazione, applausi, consensi a 360°. Si sono inventati il populismo-chic. La proposta di Ichino può iniziare a fare un primo passo? Bene, allora, vediamo i tuoi 10 e rilanciamo di 100. Cioè salutiamo questi "rinsavimenti" con un "Alleluja, finalmente anche a sinistra lo capiscano, ma non basta".

3. La diagnosi del malato "pubblica amministrazione" è molto ottimistica, ma sostanzialmente corretta. Certo che assegnare il Premio Nobel per la Medicina ad un dottore che ha diagnosticato la lebbra a Molokai mi sembra un pelo eccessivo.

4. La cura suggerita al malato p.a. dal dott. Ichino a mio modo di vedere è esente da intelligenza e mi stupisco che nessuno l'abbia notato.

Robinik ha detto...

Ottimo... non l'hai letto.
Allora ti consiglio (con sincero affetto) di leggerlo perchè criticarlo senza averlo letto è un po' pretestuoso di chi quando vede un nemico non vuole ragionare.
Hai scritto "quelle cose le sappiamo da sempre" ma io non le sapevo proprio e ho trovato il suo libro interessantissimo con una lucidità ed un coraggio che su questi temi ahimè non ho trovato in nessun politico del centrodestra.

Al di là della proposta un po' "scontata" (ma non banale attenzione ;)" di questi giorni sui nullafacenti Ichino è un uomo con idee chiarissime e vincenti che sta combattendo una battaglia molto difficile (visto la fine che hanno fatto i suoi predecessori D'Antona e Biagi) e lo sta facendo da solo.

Se tu vuoi con una ricerca internna del mio blog dovresti trovare il link alla registrazione della presentazione del libro. Se proprio non lo vuoi leggere ascoltati almeno quello... sono certo che cambierai idea.

Giudicare in base alla squadra di appartenenza è pericolosissimo... (ancheperchè la nostra ha dato agli statali il più grande aumento della storia ...).


Ciao!

J.A. ha detto...

E chi ha giudicato per squadra di appartenenza? Ripeto, nonostante abbia scelto probabilmente un titolo fuorviante, il punto centrale del post è la dichiarazione sulla pa che non solo è banale, (non scontata, proprio banale!) ma è pure corredata di una proposta che ritengo idiota al 100%, controproducente, fuori tempo e miope perchè crede di risolvere un problema con la causa stessa del problema. Questo ho criticato: la dichiarazione e l'entusiasmo suscitato. Visto che l'argomento e l'euforia mi ricordavano molto la situazione venutasi a creare con la questione "Sindacato" mi son detto: "se tanto mi dà tanto vuoi vedere che anche il quel caso non ha detto niente di sconvolgente?". Magari non è così, magari nel libro che ha scritto è "tutto un altro Ichino", uno liberale davvero. In tal caso ovviamente lo sosterrei nella sua battaglia, che sarebbe anche la mia. Ciò non toglie che sulla questione pa ha detto delle vaccate galattiche e se queste entrassero nell'immaginario collettivo come "riforme liberali", allora le riforme liberali vere dovremmo definitivamente scordarcele.

Marco ha detto...

condivido tantissimo.
l'unica cosa è: seppur ideale, la libera assunzione conseguente all'abolizione dei concorsi, porterebbe all'ingresso nel comparto pubblico ogni sorta di personaggio legato a doppio filo col politico di turno.
si dovrebbe allora trovare una soluzione efficace, ma l'unica, credo sarebbe quella di affidare ai privati i relativi servizi.
insomma, una svolta liberale clamorosa che non sarebbe mai presa in considerazione da nessun partito: i dipendenti pubblici sono un bacino elettorale troppo grande per vederselo sfuggire così...

o sbaglio?

ciao ciao

Marco

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