sabato, agosto 05, 2006

Dario Franceschini e la progressiva mediocrità

Voglio scrivere un romanzo su Dario Franceschini. - Chiiii? - Ecco, appunto. Passa inosservato, ignorato, trascurato, ma se avrete la cura di seguire le sue puntuali dichiarazioni vi regalerà perle d'inestimabile valore. (la foto che vedete a sinistra non è di bassa qualità, Franceschini anche nella realtà risulta spixellato)
Non lasciatevi ingannare dal suo aspetto di capoclasse cretino, Dario Franceschini non è più capoclasse da un bel po' di anni. Cretino, invece, continua ad esserlo e a dimostrarlo con assiduità. E' da parecchio tempo che volevo scrivere un post sulle dichiarazioni di Franceschini, più o meno da quando, in occasione della travagliata elezione del presidente del Senato, mi capitò di sentire al Tg1, tra un Cicchitto e un Angius, la sua spiegazione sulle difficoltà della nuova maggioranza: "se abbiamo problemi numerici in Parlamento è colpa della sciagurata legge elettorale voluta dalla destra." Come? La legge elettorale che alla Camera ha regalato all'Unione un premio di maggioranza con un gap del 10% quando il distacco effettivo tra i due schieramenti era dello 0.07%? La legge che al Senato ha permesso, sempre all'Unione, di avere la maggioranza di seggi nonostante una netta (2%) minoranza di voti, grazie all'introduzione del voto degli italiani all'estero? Cosa voleva di più, una norma per cui il voto dato a sinistra valeva doppio? Purtroppo, a suo tempo non ne ho scritto perchè in rete le parole di Franceschini non si trovano. E non solo in rete. Anche la stampa se ne strafrega della carica più mediocre (il portavoce) del partito più mediocre (La Margherita - Democrazia è Mediocrità). Ora basta! Rendiamogli i giusti meriti partendo dal suo ottimo sito che contiene addirittura il blog (in cui i post terminano, guarda un po' che caso, con la fine della campagna elettorale). Un sito in cui svetta imperioso il SUO romanzo di cui si può leggere il primo capitolo, inizia così: "Aveva sempre confuso il silenzio con il freddo.". Robe da "sbidonarsi alla grande" come direbbe il grande Slurm McKenzie. Secondo me, per quella frase Franceschini ci ha perso il sonno per mesi, poi una notte, complice un gingerino tagliato con una Drive Beer, l'illuminazione: "Aveva sempre confuso il silenzio con il freddo." Ah, stupenda! La scrisse su un bigliettino con il quale avvolse un gianduiotto che regalò alla Finocchiaro per San Valentino, ma l'amata diessina, si pappò il cioccolatino e liquidò il povero Dario com'era solita fare: "Franceschini, finiscila di rompere i coglioni". Ma il nostro, convinto di aver scritto qualcosa di epocale telefonò a Mollica: -Vincenzo, senti questa, non ti sembra una frase che bisogna scrivergli sopra un libro che poi gli puoi fare un servizio di doreciakgulp per cui è un libro di cui valesse la pena leggerlo?- -Caro Dario ho già pronto il servizio, lo mando oggi dopo l'intervista a Fiorello- -Ma io il libro devo ancora scriverlo- -Ah, vabbe' allora fai presto a finirlo, che sono a corto di falliti da incensare e a Fiorello ho già fatto 15 interviste.- E così poco dopo esce "Nelle vene quell'acqua d'argento" edito da Bompiani (rcs) e recensito da Mollica. E ce ne sarebbero di chicche da raccontare sul sito di Franceschini, come il banner "i ragazzi dello Zac", dove Zac sta per Benigno Zaccagnini, storico democristiano... ("che fissa!" per dirla alla Fry), ma dovevamo parlare di dichiarazioni quindi non andiamo fuori tema, l'ultima riguarda le tasse: siccome ViscoFisco sta preparando la stangata e Berlusconi lo ha gridato ai 4 venti, Franceschini si è sentito in dovere di difendere il suo (vice?) ministro e parlando della riforma fiscale ha detto che si tratta di "giustizia sociale" (se non fosse Franceschini a pronunciare queste parole sarei veramente terrorizzato) e di rafforzare quella "progressività della tassazione sancita dalla Costituzione che vuol dire semplicemente più si è ricchi e più tasse si pagano". E' dura essere mediocri e ridicoli allo stesso tempo. Ma Franceschini ci riesce. Da dove partire? L'argomento era la "lotta" all'evasione e Franceschini riesce a parlare del perchè è giusto aumentare le tasse lasciandosi scappare le anticipazioni della stangata. Non un mossa geniale di certo, ma perchè è giusto aumentare le tasse per Franceschini? 1. Per "giustizia sociale" (no comment) 2. perchè la progressività della tassazione è sancita dalla Costituzione. E qui si casca di nuovo sulla Costituzione che per gli Scalfaro Boys come Franceschini è sacra e inviolabile anche quando contiene vaccate di questo genere. Ma dove sta la perla? Queste idiozie posso sentirle anche da un Diliberto qualsiasi! Giusto. La perla sta nella spiegazione che Franceschini dà della progressività della tassazione: secondo lui "progressività" vuol dire che più soldi hai e più tasse paghi. Peccato che questo sia il concetto di proporzionalità che sarebbe rappresentato da un sistema di flat tax, aliquota unica: tutti sono tenuti a versare una determinata percentuale del proprio reddito, cioè tutti versano in proporzione alla propria ricchezza. La progressività, invece, è un concetto così vago che solo la Costituzione italiana poteva citarlo e prevede una "più che proporzionalità" nel prelievo fiscale: se A guadagna il doppio di B, lo stato potrebbe richiedere ad A il triplo di quanto chiede a B. Ma quanto "di più" rispetto alla proporzionalità? La Costituzione non si esprime. Cosa accadrebbe se si applicasse totalmente, cioè con continuità, la progressività della tassazione? A mio modo di vedere ci troveremo in pieno comunismo: accadrebbe che a prelievo fiscale effettuato tutti i contribuenti hanno la stessa ricchezza indipendentemente dal loro reddito iniziale. Per convincersene basti pensare che il sistema attuale è già un po' (un po' tanto) progressivo, cioè ci sono 5 scaglioni di reddito che hanno aliquote Irpef crescenti con il reddito stesso, ma nell'applicazione c'è una regola ovvia: a tassazione effettuata chi ha subito un'aliquota superiore non può ritrovarsi con una ricchezza inferiore rispetto a chi aveva un reddito inferiore e ha subito quindi una sottrazione inferiore. Nelle zone di confine, i livelli di reddito "a valle" già si appiattiscono ad una quota unica. La "progressività ideale" si può quindi pensare come un numero che tende a infinito di scaglioni e di conseguenza ogni reddito trovandosi in "zona di confine" tenderebbe ad appiattirsi ad un livello prestabilito. Non è una dimostrazione rigorosa, ma rende l'idea.
A meno che non vi chiamiate Dario Franceschini.

Post trackbackato qui (in teoria).

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