mercoledì, gennaio 24, 2007

Il caso Welby a bocce ferme (parte seconda)

1) Welby aveva il diritto di morire?
SI'. Indipendentemente da quello che dice la legge, normalmente ogni individuo è padrone della sua vita e può privarsene quando gli pare. Il suicidio è un atto che ritengo moralmente sbagliato (e molto spesso vile), ma di fatto è un diritto che abbiamo tutti. Tutti meno le persone come Welby che fisicamente non riescono a suicidarsi. Quindi ritengo che Welby abbia il diritto di cercare una persona che volontariamente lo aiuti a suicidarsi (il "diritto di trovarla" però non esiste, ovviamente).
2) Quello di Welby è stato un caso di omicidio (seppur con il consenso della vittima)?
SI'. Io credo che esistano i vivi e i morti. I quasi morti non esistono (come nemmeno i quasi-vivi, ma qui si aprirebbe una parentesi sull'aborto). Il punto è casomai definire chi è Vivo e chi no. Penso che il discriminante debba essere comunque qualcosa legato all'attività (o potenzialità?) celebrale. Personalmente, ritengo "Vivo" anche un embrione, ma ammetto che mi sarebbe difficile una dimostrazione rigorosa. Al contrario, Welby era senza dubbio vivo, se non altro perchè la capacità di scegliere di morire mi sembra una condizione sufficiente (non necessaria) per essere considerati vivi. Quindi visto che per la lingua italiana l'omicidio volontario è "quando con la propria azione si mira alla morte di un altro", mi pare evidente che qui ci sia (almeno) un omicida. Se poi noi diamo un'accezione negativa al termine "omicidio" questo è un problema soltanto nostro.
3) C'era accanimento terapeutico su Welby?
NO. Mi risulta che Welby fosse sottoposto solo a respirazione e alimentazione assistite e non ci fossero altre terapie particolarmente invasive. L'aiuto meccanico nel compimento delle normali funzioni fisiologiche non è una terapia. -Ma senza quelle macchine morirebbe!- Anche un vecchio sdentato senza la sua dentiera (in un mondo senza frullatori) morirebbe di fame. Anche la dentiera è un ausilio tecnologico, ma non per questo mi sembra sensato parlare di accanimento terapeutico.
4) Serve una legge sull'eutanasia?
NO. Ovviamente no, visto che l'eutanasia, per ciò detto precedentemente, non esiste. Esistono vivi che decidono di suicidarsi, esistono vivi che rinunciano ad una cura, esistono morti (celebralmente) che respirano grazie a delle macchine, ma non esiste una "dolce morte" da assecondare. Casomai serve una depenalizzazione per il suicidio assistito, in modo che chi aiuta persone come Welby a suicidarsi, non venga condannato.
5) Condanneresti dal punto di vista morale l'operato del medico che gli "ha staccato la spina"?
NO. Lo ritengo un atto di grande responsabilità.
6) Tale medico va condannato da un tribunale per omicidio?
SI'. Legge e morale sono 2 cose ben distinte. Questo medico ha compiuto un omicidio, (moralmente giusto, imho, ma sempre omicidio) e la legge prevede il carcere per questo tipo di reato. E' giusto che venga condannato, com'è giusto che il giorno dopo la sentenza del tribunale il Presidente della Repubblica firmi un provvedimento di grazia. E' per questi casi eccezionali che sono stati concepiti Grazia, Indulto e Amnistia, non per sfoltire le carceri perchè costruirne di nuove costa troppo...

7 commenti:

bistek ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Abr ha detto...

Indipendentemente dagli altri punti (sulle cui risposte concordo), ritengo la domanda chiave sia la 3.
Non trovo infatti sia in questione l'"accanimento terapeutico".
Credo che ogni individuo dev'essere padrone di dotarsi di dentiera, se vuole, e dev'essere anche padrone di CAMBIARE IDEA.
Ogni individuo insomma dev'essere libero di decidere SE e COME curarsi, se e come cambiare/sospendere le sue cure.
E' suicidio eventualmente affidarsi a DiBella o a Scientology invece che alla clinica Niguarda? (spesso lo è il viceversa, ma non divaghiamo).

Sottolineo poi il diritto costante di cambiare idea; è il perchè, by the way, trovo la storia del "Testamento Biologico" una ridicola, colossale, burostatalista stronz...
ciao, Abr

H.I.M. ha detto...

Ciao, volevo esporre qualche mio dubbio:

si ha il diritto di disporre della propria vita, è un diritto inalienabile e pertanto non ha molto senso dire che si "ha il diritto di cercare qualcuno che ci ammazzi" se poi questo qualcuno è (giustamente)perseguibile legalmente. Cioè, solo noi possiamo suicidarci e nessun altro deve poterlo fare; quindi sono d'accordo con te, il medico che ha spento la macchina va condannato. Per me, però, non ha commesso un grande atto di responsabilità, ma un omicidio. Il problema dell'eutanasia, a mio avviso, è puramente tecnico: chi vuol ricorrervi deve poterlo fare per conto suo, quando ancora è cosciente e nella possibilità di farlo. Come si sono creati software per permettere a persone nelle condizioni di Welby di esprimersi, si potrebbero pensare dei dispositivi con la funzione "on-off" delle macchine a cui è attaccata la vita del malato.
Quanto all'accanimento terapeutico, Welby, secondo me, ne era sottoposto.
Il fatto che non gli fossero somministrati farmaci (io non ne sono molto sicuro) ma solo il respiratore, infatti non cambia molto: il respiratore era l'unica cosa che lo teneva in vita, quindi era accanimento. Il paragone con la dentiera mi sembra infatti un po' debole: un mondo senza frullatori sarebbe con buona probabilità anche un mondo senza dentiere, quindi, il problema non si pone. D'altra parte, non c'è bisogno di un Mulinex per rifurre in poltiglia del cibo: insomma, una protesi dentale, non è "vitale"... quell'ebete di Sanguineti ad esempio non la porta, ed è vivo e vegeto, purtroppo per noi.

Ti ho linkato.

Ciao.

HIM

H.I.M. ha detto...

Per completezza ho risopsto anche alle domande del post precedente, anche se lette così portebbero essere quelle di Giovanardi! :-|

HIM

J.A. ha detto...

Noto con piacere che tra tutti coloro che hannno risposto, non ci sono 2 sequenze uguali di Sì-No

John Dorian Gray ha detto...

Io, nel mio piccolo studio giurisprudenziale, rimbalzo la palla. Se un paziente ha il diritto di rifiutare le cure, o il ricovero, perchè la persona che ha il dovere di garantirgli questo diritto dev'essere condannata per omicidio? E se c'è un conflitto tra le due leggi, sappiamo che la Costituzione prevale sullle leggi ordinarie.

J.A. ha detto...

C'è un po' di confusione sul significato dei vari termini "cura" o "terapia" che si prestano ad interpretazioni abbastanza ambigue. La legge, è vero garantisce il diritto di rifiutare una determinata "cura", ma inteso in senso medico. Nel senso che se hai una malattia hai il diritto di curarla o non curarla, poichè ogni "cura", intesa in senso medico, ha i suoi effetti collaterali e sta al paziente valutare se è disposto a subire questi effetti collaterali. La paziente che poco tempo fa preferiva morire piuttosto che subire un'amputazione di una gamba, rifiutava una "cura" e nessuno metteva in dubbio il suo diritto a "non curarsi". La questione era "come curiamo questo tumore alla gamba?" "Amputiamo la gamba" rispondono i medici. "La vostra cura non mi convince" dice la signora e tutti rispettano la sua scelta. Oppure, un vecchio che non vuole prendere la sua digitale per il cuore sa che così facendo aumenta le probabilità di infarto, ma ha il diritto di rifiutare una "medicina" che serve a correggere una disfunzione o a curare una patologia (ovviamente con effetti collaterali). Ma il caso Welby è diverso, un respiratore non serve a "curare" proprio un bel niente. Non è un qualcosa che contrasta una patologia è semplicemente un mezzo meccanico che utilizzi per far qualcosa che non sei più in grado di fare autonomamente. Come un bastone, come una dentiera, come un montascale. Staccare il respiratore è come chiudere il riscaldamento di casa sapendo di morire di freddo. Parleremmo in questo caso di "diritto di rifiutare i termosifoni"? Non penso proprio, parleremo di suicidio. Di omicidio se a spegnere i termo non è stata la vittima. Questo è stato: un omicidio, poi se vogliamo legittimare il "suicidio assistito" a me sta anche bene.

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