venerdì, marzo 16, 2007

Manzoni, liberista diffamato ovvero La scuola italiana

Sono rimasto molto soddisfatto dall'intervento di Benedetto Della Vedova alla Camera in cui paragonava le recenti "bersanizzazioni" ai provvedimenti di Antonio Ferrer, il gran cancelliere che nei Promessi Sposi ordinò ai fornai di abbassare il prezzo del pane da 80 a 30 lire, innescando un meccanismo che poi sfociò in sanguinosi tumulti. Incuriosito dalla citazione, ho riaperto quel libro che giaceva su uno scaffale dai tempi del mitico biennio ITIS e dopo aver visto una ventina di volte il cartone animato che avevo realizzato sugli angoli delle pagine del tomo (facendo scorrere velocemente le pagine si vede un omino che balla e gioca a palla) mi sono letto il capitolo XII, quello del famoso assalto ai forni. Splendido. Un liberale irriverente che con fine ironia si prende gioco sia dei "rivouzionari" che dei politicanti inconcludenti o demagoghi. Mi chiedo: com'è possibile che il mio ricordo dei Promessi Sposi si riduca a delle pallosissime lezioni, banali, scontate, sterili sulla figura di Don Abbondio e Frà Cristoforo? Poi faccio mente locale e mi sovviene un cognome: "Verga Falzacappa". Doppio cognome, sinonimo di garanzia. Era la mia professoressa d'italiano. Era il 1997 o giù di lì e la ricordo ancora come quella prof. che mi ha compassionevolmente definito "povero gramo". E' successo un giorno in cui chiese alla classe il parere sulla proposta di Bertinotti delle 35 ore settimanali come rimedio alla disoccupazione. La mia opinione non si fece attendere e potete immaginare quale fosse: per me era una proposta che avrebbe portato solo all'aumento del lavoro nero, del costo del lavoro in generale e quindi del costo della vita, in sostanza obbligare la gente a lavorare di meno non mi sembrava una cosa nè fattibile, nè auspicabile. Tanto bastò per additarmi come un poveraccio che oltre a non capire che "lavorare meno vuol dire lavorare tutti", era pure squallidamente insensibile. Superfluo sottolineare che la storia pare aver dato ragione all'imbecille. Per la cronaca: quell'estate lavorai come apprendista idraulico facendo, in media, 52 ore settimanali...
Ma torniamo a Manzoni e al fatto di come il suo liberalismo non mi sia rimasto particolarmente impresso durante i miei studi scolastici. Vuoi vedere che (oltre alla mia non diligente condotta scolastica, ovvio) qualche colpa ce l'hanno pure i libri di testo? Vado così a leggere la "Guida alla Lettura" che Angelo Marchese riporta nell'edizione del romanzo pubblicato da Arnoldo Mondadori, ma la spiegazione che il Manzoni espone sulle cause remote dell'aumento del prezzo del pane viene presto liquidata così:
"Nell'analisi delle cause e delle conseguenze della carestia, ancor più del pregiudizio liberistico, conta a nostro avviso l'ottica psicologico-morale del narratore,..."
A parte che "a nostro avviso" son 500 pagine che scassi le palle con 'sta visione "psicologico-morale", una divagazione non farebbe male, a parte questo... "pregiudizio liberistico"?!! Se Manzoni a inizio '800 crede che il libero mercato sia migliore di un regime controllato dei prezzi, mentre Marchesi a tardo '900 sostiene il contrario, chi sarebbe dei due ad avere il "pregiudizio"?
Il liberismo Manzoniano è per il curatore un neo che va minimizzato, edulcorato, giustificato.
A titolo di esempio, questo passaggio di Manzoni:
E quella qualunque raccolta [di grano] non era ancor finita di riporre, che le provvisioni per l'esercito, e lo sciupinìo che sempre le accompagna, ci fecero dentro un tal vòto, che la penuria si fece subito sentire, e con la penuria quel suo doloroso, ma salutevole come inevitabile effetto, il rincaro.
viene così commentato:
Il narratore assume una logica rigorosamente economica, secondo la quale il rincaro è l'inevitabile e positivo effetto della penuria dei beni: positivo perchè limiterebbe necessariamente, con i consumi anche gli sprechi. Si è detto che il Manzoni considera immutabili le leggi economiche, conforme ad una mentalità liberistico-borghese tipicamente settecentesca. L'osservazione è plausibile solo se non se ne evinca la tesi che lo scrittore accetta totalmente siffatte leggi, senza vederne i limiti. Nel Fermo e Lucia si premurava di indicare dei correttivi al semplice rincaro (sussidi ed aiuti, razionalizzazione dei consumi, aumenti dei salari ecc.), omessi infine per brevità.
Traduzione: "si dice che Manzoni avesse una mentalità liberistico-borghese tipicamente settecentesca" (altro che la mia moderna visione socialistica-proletaria ottocentesca), e che quindi a causa di questa sua arretratezza non scorga i limiti del liberismo (noti a noi socialisti evoluti). Ma attenzione: non è così, in realtà nel Fermo e Lucia [la prima edizione del romanzo], Manzoni si premura di indicare dei correttivi che poi ha dovuto omettere per brevità (quindi non è un rozzo primitivo liberista come sostengono i suoi detrattori).

A questo punto non ho più potuto sottrarmi, mi sono scaricato il Fermo e Lucia (qui ho copiato il capitolo dell'assalto ai forni evidenziando i passaggi salienti) e non ho avuto altro che piacevoli conferme:
In realtà i "correttivi" di cui parla il curatore lasciando intendere che il Manzoni fosse favorevole a delle politiche redistributive, sono tutti su base volontaria, ispirati ai principi di carità cristiana e in linea con una visione liberista.
Quindi il primo, il più certo, e il più semplice mezzo di alleggiamento comune è l'astinenza volontaria dei doviziosi, che si privino di una parte di nutrimento per lasciarne di più alla massa del consumo universale.
Ma se tanto si può fare di buono, individualmente, per i disagiati, molti sono i metodi per "accrescere le difficoltà degli indigenti" e sono metodi principalmente politici:
Ma oltre i mezzi per render tollerabile quel male, ve n'ha pur troppo, e moltissimi, per esacerbarlo, per accrescerlo, per rendere più trista e complicata una situazione che lo è già tanto per sè; e questi mezzi sono stati per l'ordinario più adoprati dei primi; e si possono ridurre a due capi principali: le idee del popolo, e i provvedimenti dei magistrati.
Riguardo al rincaro dei prezzi come "minimizzatore di sprechi" è sicuramente una sintesi troppo estrema e fuorviante del pensiero manzoniano. Qui riporto, per brevità solo l'introduzione a riguardo,
L'altra stortura, è nel supporre che il male sia il caro prezzo del grano: mentre questo non è che un effetto del male vero, la sproporzione tra il grano e il bisogno; è un effetto, e un doloroso, deplorabile, funesto, acerbo, accumulate quanti epiteti vorrete; non saranno mai troppi; ma il sostantivo è: rimedio.
ma consiglio di leggersi il grassetto che segue e in cui si spiega come il rincaro oltre a non permettere sprechi che si avrebbero con politiche assistenziali, attiri importazioni da paesi che ce l'hanno a minor costo.
Tagliato nei Promessi Sposi, anche l'esempio del prezzo massimo del riso, che si conclude con una considerazione quanto mai attuale:
Comparvero allora, come dovevano comparire, di quegli uomini, i quali conoscono a perfezione l'arte di eludere gli editti, arte tanto più facile, quanto più gli editti sono assurdi.
Concludo questo mio lungo post con la vicenda di Antonio Ferrer di cui abbiamo parlato all'inizio, ma nella prima versione, un po' più lunga, ma a mio parere più graffiante:
...governava lo stato il gran cancelliere Antonio Ferrer. Questi stordito dai richiami continui e crescenti del popolo, stordito dal vedere che tutti i provvedimenti già dati invece di togliere il male lo avevano accresciuto, non sapendo più che fare, e persuaso che qualche cosa bisognava pur fare, s'appigliò al partito di quelli che non veggono nelle cose reali un elemento ragionevole di determinazione: fece un'ipotesi. Suppose che il frumento si vendesse trentatrè lire il moggio, né più né meno. Ammessa l'ipotesi, tutte le cose si raddrizzavano, e correvano a verso. Il prezzo del pane si trovava proporzionato alle facoltà della massima parte, cessavano quindi i patimenti, le minacce, le angustie; era un altro vivere. Animato e rallegrato dallo spettacolo che la sua fantasia aveva creato, Antonio Ferrer, fece un altro passo: pensò che quel lieto vivere si sarebbe ricondotto, se si fosse potuto far discendere il pane al prezzo corrispondente a quel prezzo ipotetico del frumento. Procedendo col pensiero, trovò che un suo ordine poteva produrre questo effetto; e conchiuse che bisognava dar l'ordine. Il poveruomo non badò che cosa fosse conchiudere dal supposto al fatto, operare come se le cose fossero in un stato diverso da quello in cui erano: non pose mente a distinguere che quel tale prezzo moderato era un bene in quanto fosse stato conseguenza naturale della proporzione tra la ricerca, e la quantità esistente, ma non un bene per sè, e in ogni modo. Non pensò a niente di tutto questo: fece come una donna di mezza età che per ringiovinire alterasse la cifra della sua fede di battesimo.

17 commenti:

Anonimo ha detto...

e' senz'altro un bellissimo intervento e per molti versi condivisibile.
In quest'ottica, pero', molti (non tutti) provvedimenti bersaniani sono altrettanto condivisibili. Perche' se pensiamo che il libero mercato tenda verso un equilibrio ottimo, allora bisogna pure fare in modo che il mercato reale sia un'approssimazione decente di libero. In italia, si sa, non e' per niente cosi'. E le bersanizzazioni, purtroppo, scalfiscono appena la montagna dei privilegi.

J.A. ha detto...

E' proprio qui il punto: non pensiamo affatto che il libero mercato tenda verso un "equilibrio ottimo". Gli attori del mercato non hanno come obiettivo raggiungere un equilibrio, anzi, nei propri sogni tutti desidererebbero essere monopolisti, il fatto è che generalmente è abbastanza improbabile che un singolo soggetto, senza aiuti politici, riesca a creare un monopolio. Ma se ciò accadesse non sarebbe certo una violazione del "libero mercato".
Il fatto è che i "Bersani" hanno capito che il mercato è bene (ed è già un passo avanti rispetto al resto della marmaglia comunista), non hanno però capito ancora l'altra metà della locuzione "libero" è un requisito necessario affinchè la concorrenza sia reale.
Perchè il punto è: ammesso e non concesso che a creare forzatamente una forma di concorrenza, ammesso e non concesso che una massa di persone sia legittimata a privare delle libertà di contrattazione un agente del mercato, chi decide qual è "l'equilibrio ottimale"? Lo Stato? La politica? Not in my name, please. Chi mi dice che per il consumatore non sia più conveniente, talvolta, un regime di monopolio? Se c'è un'azienda che riesce a produrre un bene o un servizio con un rapporto qualità/prezzo imbattibile, perchè lo Stato deve intromettersi?

J.A. ha detto...

manca un "si riesca" dopo il primo "ammesso e non concesso che"

Ismael ha detto...

Ogni volta che ripenso a come mi abbiano fatto odiare i nostri grandi scrittori al Liceo, mi rattristo. Perché studiavo di malavoglia, stentavo nel rispettare le scadenze, mi appassionavo solo a Filosofia e a Matematica?
La colpa è della scuola pubblica, della sua asetticità che diventa grigiore e omologazione, del suo retropensiero ideologico malamente occultato.
Con il tempo che è passato, mi è chiarissimo come la manualistica scolastica fosse (sia) viziata nel profondo della sua cultura ispiratrice...perché un orientamento autoriale C'E' SEMPRE, che lo si lasci trasparire o no.

Matteo ha detto...

atroce, che dire.. un saggio veramente ottimo, che fa riscoprire un Manzoni ignoto a causa del pregiudizio anti-mercato dei commentatori moderni, (che probabilmente non san.no neanche quanto costa un litro di latte)

La scuola superiore italiana...omologazione e conformismo, grigiume, disinteresse. Molte volte i classici bisogna leggerseli da soli
per apprezzarli e per accorgersi delle fregnacce che sono scritte sui nostri libri di testo...
Keep up the good work!

Anonimo ha detto...

dai miei (vecchi) studi di microeconomia mi vengono in mente le 4 tipologie di scuola: monopolio, oligopolio, concorrenza monopolistica e concorrenza perfetta. In alcuni casi (i cosiddetti monopoli naturali), il monopolio e' effettivamente la miglior possibilita' dal punto di vista dei consumatori. Il punto importante, comunque, e' che un intervento normativo dello stato e' utile e indispensabile ed e' stato teorizzato negli usa, che sono considerati la patria del liberismo. Naturalmente, si tratta di interventi sensati, che rispondono a determinate formule, ben lontani da quelli del buon ferrer.

J.A. ha detto...

"...un intervento normativo dello stato e' utile e indispensabile ed e' stato teorizzato negli usa, che sono considerati la patria del liberismo."
Ci sono i socialisti anche negli States (e forse son pure la maggioranza...sempre meno che qua comunque).
Dubito esista una teoria, degna di tal nome, che dimostri inequivocabilmente che lo Stato è "indispensabile".
Comunque sia, senza perderci troppo nei sofismi, ammesso che lo Stato sia in una certa misura indispensabile, l'Italia si trova ben oltre, anni luce, da quella misura e per questo c'è bisogno delle liberalizzazioni. Quelle vere. Che per definizioni tolgono potere allo Stato e lo danno al mercato, che tolgono obblighi, divieti, tasse e sussidi, invece di metterne. Di tutte le bersanizzazioni di liberale ho visto solo l'abrogazione dell'obbligo di chiusura per i parrucchieri e poco più. L'abolizione di costo di ricarica è , invece, estremamente anti-liberale.

Cassandra ha detto...

Ciao e complimenti per il post! sono perfettamente d'accordo, ci sarebbero state cose molto più interessanti da studiare sui promessi sposi che quante volte Don Abbondio leggeva il breviario o che colore aveva gli occhi fra Cristoforo...
Peccato che molti professori di italiano (pure troppi) siano comunisti o socialisti convinti pronti a bistrattare chiunque non la pensi come loro...
Un saluto
Cassandra

Anonimo ha detto...

Un esempio tipico di intervento dello stato sono le autorita' antitrust, nate negli usa. Lo stesso Friedman, inizialmente, ne era a favore, sebbene ora abbia cambiato idea. Gli economisti della scuola di Chicago sono quelli contrari per principio, tuttavia si tratta di una corrente di pensiero. L'AT&T, d'altra parte, fu obbligata a "spezzarsi" sotto la presidenza Reagan, che era sicuramente sostenuta da economisti della scuola di Chicago. Quanto ai costi di ricarica, c'e' da dire che a cominciare dagli usa il settore delle tlc e' tradizionalmente iperregolato, per una serie di motivi. Personalmente, sono fra quelli convinti che lo stato avrebbe dovuto eliminare la causa (la tassa di concessione governativa) e non il suo effetto perverso, ma non si puo' negare che la questione dei costi di ricarica era una delle manifestazioni piu' evidenti di un cartello. E la lotta ai cartelli e' diventato argomento di dibattito fra i liberisti solo abbastanza recentemente. Se devo proprio dire la mia, non credo che sia saggio schierarsi permanentemente da una sola parte. Nel caso specifico, siccome i rapporti di forza erano sbilanciati a sfavore dei consumatori, un intervento correttivo non puo' essere visto con sfavore. Diverso discorso, per esempio, per la normativa sull'equo compenso che ha avuto l'effetto di obliterare il settore della produzione e vendita di supporti ottici in italia...

fausto g ha detto...

bell'intervento, un piccolo saggio di critica storico letteraria. devi farlo pervenire alla tua ex docente. probabilmente la sua prima reazione sarà quella di compiacersi del suo insegnamento visti tali eccelsi risultato, ma quando gli ricorderai le sue intemerate probabilmente rifletterà.
non entro nei dettagli tecnici, vorrei solo aggiungere un tratto caratteristico del pensiero del manzoni che è la compassione, categoria morale questa che è anche politica ed oggi a base del programma del partito, i repubblicani Usa, che regge le sorti della maggiore democrazia del mondo.

J.A. ha detto...

Non credo nè di schierarmi sempre solo da una parte, ovvio, non sono imparziale, sono dichiaratamente di parte, ma se mi chiedi cosa approvo delle bersanizzazioni te lo dico senza problemi. Se uno crede che imporre ulteriori obblighi nel caso delle Tlc sia opportuno è libero di sostenerlo, non è libero però di spacciare atti di dirigismo statalista per "liberalizzazioni". Questa è diffamazione. A mio parere la storia del cartello è una grandissima bufala, non vedo perchè 4 aziende che fanno cartello dovrebbero spendere tutti quei miliardi in spot televisivi o perchè se provi a fare una chiamata per disdire compagnia siano pronti a offrirti super promozioni a patto che tu cambi idea.
PS: E' gradita la firma, anche di fantasia.

Anonimo ha detto...

Scusami, non mi riferivo a te quando parlavo di schierarsi da una sola parte. Intendevo che il singolo debba valutare di volta in volta di quali correttivi abbia bisogno la societa' e agire di conseguenza. Si', concordo, "liberalizzazioni" e' una parola sbagliata in quanto lo spirito liberale riguarda soltanto pochissimi provvedimenti, mentre nella realta' per gli altri si tratta di divieti.
Cio' non toglie, comunque, che alcuni provvedimenti siano in difesa dei consumatori. Ovviamente, est modus in rebus: nel passato la difesa dei consumatori e' andata troppo avanti (p.es. leggi sulla locazione) e ha portato conseguenze disastrose per la stessa categoria che si intendeva difendere.
Il cartello e' una bufala? E' un cartello sul prezzo, non certo un'alleanza commerciale. Il prezzo degli sms, per esempio, e' praticamente allineato, pur essendo un servizio venduto a centinaia, probabilmente migliaia il costo reale (la quantita' di dati trasmessa equivale a quella di frazioni di secondo di conversazione, con in piu', il vantaggio di non richiedere il real time). Se non ci fosse un cartello sul prezzo, quello sarebbe un terreno di scontro. La pubblicita', e lo sappiamo, in realta' serve a persuadere i media a non parlare male di loro (emblematico il caso repubblica-telecom). Quanto alle promozioni in caso di cambio compagnia, quelle sono legate piu' ai meccanismi di incentivazione dei dirigenti, che ad altri motivi. In ogni caso, comunque, le imprese che formano un cartello si accordano sul prezzo, ma continuano a tentare di aumentare le proprie quote con altri mezzi. Non vorrei comunque che la nostra conversazione prendesse toni inutilmente polemici : alla fine siamo sostanzialmente d'accordo e abbiamo opinioni differenti ma non opposte su questioni secondarie. Saluti

J&B

Franz ha detto...

Ma come e' bello vivere nel terzo millennio! Come e' bello questo libero mercato con le sue regole ferree, che, asieme al denaro, contano piu' di ogni altra cosa al mondo! In nome del mercato si possono assumere precari, licenziare, trasferire le industrie nel terzo mondo creando disoccupazione a casa nostra, si e' potuto mettere in atto il cambio 1 euro - 1000 lire (come molti imprenditori e commercianti hanno fatto) senza che il governo intervenga. Alcuni si sono arricchiti di molto, a danno di una larga fascia di persone che costituivano la classe media e che si sono impoverite. Una nazione cresce quando i suoi cittadini stanno peggio e viceversa.... Ma il mercato per sostenersi deve allargarsi, espandersi, trovare nuovi sbocchi, nuove risorse e materie prime (che il pianeta fino a quando sara' in grado di fornire?), e per questo qualcuno bombarda e fa guerra. E' difficile fare previsioni, ma questo sistema per quanto tempo puo' reggere? Il comunismo non andava certo bene, ma ora siamo completamente all'opposto. Ma e' mai possibile che non possa esistere una via di mezzo? A tutti piacciono le comodita' e il progresso, cose che nel passato non esistevano, ma ora penso che il libero mercato corra un po troppo, senza alcun freno, in modo egoistico, sprecando risorse ed energia, travolgendo tutto e tutti, lasciando pochissimo spazio alla solidarieta' e alla persona umana. Saluti a tutti, Franz

J.A. ha detto...

Bel discorso Franz...se fossi ad una assemblea della Cgil.
Qui, invece l'invocare le multe della Guardia di Finanza ai fruttivendoli che vendono le zucchine a 2 euro al kg e buttarla generalmente su un'immoralità intrinseca del libero mercato non funziona.
"Una nazione cresce quando i suoi cittadini stanno peggio e viceversa...." Ma questa dove l'hai letta, sul Manifesto? E son curioso, durante la crisi del '29 erano gli americani che se la spassavano di nascosto mentre gli Usa andavano in rovina o viceversa?
E poi continui con la solita storia cara ai no global, del libero mercato che come un mostro si pappa le risorse del pianeta e che "per sostenersi" deve espandersi suonando il motivetto del "se i paesi ricchi si arricchiscono, quelli poveri si impoveriscono". Ovviamente, la ricchezza NON è una grandezza conservativa, e le cose non vanno come sostengono i seguaci di Casarini. La ricchezza si può creare "dal nulla" con lo scambio, ad esempio: se nella savana io ho 10 gazzelle e neanche un goccio d'acqua e tu hai un pozzo d'acqua, siamo entrambi poverissimi, io muoio di sete e tu di fame. Se però tu mi dai un'otre d'acqua in cambio di una gazzella, entrambi siamo riusciti a soddisfare i nostri bisogni, siamo più ricchi e la ricchezza l'abbiamo generata attraverso il nostro scambio e certo non l'abbiamo rubata a nessuno.
Io non credo affatto che siamo "all'opposto del comunismo", non capisco come si possa sostenere una cosa simile in Italia, dove più della metà di quel che produci ti viene sottratto dallo Stato e investito in cose che ovviamente, per definizione, sono anti-mercato. Magari quando arriveremo ad una pressione fiscale del 20% ne riparliamo.
Superfluo sottolineare che a parer mio il libero mercato, quindi, non corra affatto, se non nei sogni dei liberisti come il sottoscritto. Riguardo allo spreco di "risorse ed energia" mi sembra un'accusa che ha sbagliato destinatario. Il mercato tende a ricercare l'efficienza, a ridurre gli sprechi perchè gli sprechi hanno un costo e una risorsa che scarseggia ha un costo elevato; chi può permettersi di sprecare impunemente è casomai lo Stato visto che è l'unico soggetto che ha il potere di sottrarti con la forza le tue ricchezze per pareggiare i suoi bilanci.
Non vedo poi come il libero mercato possa minare la solidarietà umana. Casomai la incentiva, visto che essendo un sistema più efficiente dei sistemi socialisti, rende gli individui più ricchi e quindi più liberi di aiutare i più bisognosi. Al contrario lo Stato, oltre a sottrarti risorse che avresti potuto scegliere di destinare per aiutare i più bisognosi, fa la "beneficienza" al posto tuo, molto spesso spendendo i soldi in maniera peggiore di quanto faresti tu, ma ciò che è più grave sostituisce la "sua" morale alla tua, deresponsabilizzandoti. La beneficienza o è volontaria o non è. Son tutti froci col culo degli altri.

Franz ha detto...

Beh, lo sappiamo che la pensiamo in maniera diversa. Non leggo il Manifesto, ne seguo i no global, ma sono convinto che le risorse e le materie prime sono piu’ limitate di quel che si possa immaginare. Dall’inizio dell’era industriale stiamo svuotando il pianeta delle sue risorse che si sono formate in miliardi di anni. Il progresso ha portato a tanti vantaggi per l’umanita’, ma penso che non si possa continuare con questi ritmi di sviluppo. E in questa economia di libero mercato ogni azienda mira a produrre di piu’ per ridurre i costi e battere la concorrenza. Questo meccanismo favorisce il consumismo e non certo il risparmio delle risorse e delle materie prime, producendo anche tanti rifiuti da smaltire o riciclare. Ciao, Franz

J.A. ha detto...

In realtà le "politiche" più liberiste favoriscono il risparmio e non i consumi come si puà inizialmente pensare. Il "consumismo" è il più naturale effetto dell'inflazione creata delle banche centrali, quindi dagli Stati, che pensano di "risolvere" i problemi stampando cartamoneta. Qui post approfondito sull'argomento su un blog che consiglio a tutti di seguire.

Anonimo ha detto...

quello che stavo cercando, grazie

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