venerdì, ottobre 05, 2007

Un pugno sul naso al vittimismo


"Dovrei" e vorrei dirvi due parole a commento del film dei Simpson che finalmente ho potuto vedere in compagnia della mia bella e di una confezione jumbo di popcorn, ma essendo questo un tema che richiede un po' di tempo, che non ho, rimando il tutto a data da destinarsi e dico solo due paroline sul "caso Dida". Ieri mattina alla radio un tale sosteneva che Dida non abbia simulato, ma il suo tuffo fosse in realtà per prendere il tiro di un minuto prima. Conoscendo il portiere sarebbe la scusa più credibile. Al di là delle battute rimane un gesto di indicibile bassezza. Di peggio ricordo solo un episodio di un Brasile-Cina dei mondiali nippo-coreani del 2002: Rivaldo nell'accingersi a battere un corner viene colpito alle ginocchia da una pallonata scagliata da un cinese un po' nervoso; il brasiliano crolla a terra con le mani sul volto e viene subito "soccorso" dal medico della squadra, il cinese, espulso, se ne va negli spogliatoi.
Le simulazioni, e il "vittimismo" più in generale, nel calcio sono in preoccupante aumento. Dubito che i calciatori di oggi siano più "mascalzoni" di quelli di ieri, piuttosto da sempre i calciatori, come qualsiasi altra categoria di persone, tendono ad adattare la loro condotta alle regole a cui sono sottoposti e alle modalità con cui vengono applicate. Negli anni '30 tutto ciò che si compiva lontano dallo sguardo dell'arbitro era lecito. Nel calcio moderno, gli "occhi" dell'arbitro si sono moltiplicati: oltre ai propri, il direttore di gara può contare su quelli dei guardalinee e del quarto uomo, inoltre il giudice sportivo, arbitro supremo, può contare sulle decine di occhi digitali delle riprese tv. L'arbitro, insomma, vede tutto. E' chiaro quindi che la "strategia" del calciatore scorretto passi dal "non farsi vedere dall'arbitro" a "far credere all'arbitro di aver visto qualcosa". Come se non bastasse, ad incentivare questa ignobile pratica c'è un impianto normativo incoerente e ingiusto. C'è un enorme squilibrio tra la severità applicata per i falli di reazione o comunque violenti e le pene molto più blande destinate a simulatori e provocatori. Merita più giornate di squalifica un giocatore che dà una testata ad un altro o un tuffatore che si esibisce in una sceneggiata napoletana? Attualmente spintoni, gomitate e calcioni portano inevitabilmente a squalifiche di diverse giornate, mentre un tuffo in area, mal che vada, rimedia un innocuo cartellino giallo. Mi si dirà: "ma il fallo violento, oltre ad essere contrario al regolamento mette in pericolo l'incolumità dell'avversario!". Obiezione accolta. Ma se vogliamo scrivere delle regole che minimizzino le scorrettezze, dobbiamo anche andare a vedere cosa spinge un giocatore a compiere quelle scorrettezze. L'obiettivo di un giocatore è vincere la partita, non distruggere fisicamente l'avversario, quindi non è particolarmente incentivato a usare violenza se non per rispondere ad una provocazione o perchè ritiene di riuscire a eliminare dal gioco un avversario molto più forte di lui.
Nella stragrande maggioranza dei casi, chi compie un fallo violento lo fa perchè perde momentaneamente di vista il suo vero obiettivo: la vittoria.
Al contrario la provocazione e la simulazione richiedono la massima lucidità, chi li fa ha ben chiara in testa l'intenzione di alterare le sorti della partita, agisce a mente fredda. Se veniamo spinti mentre stiamo correndo, tutti noi istintivamente cerchiamo di rimanere in piedi. Il simulatore no, riesce a dominare il suo istinto, perchè la sua è un'azione premeditata: entra in area cercando il contatto e sapendo che se ci sarà un movimento scomposto da parte del suo avversario, lui si lascerà cadere a terra. Analogamente il Materazzi o il Poulsen di turno sono nel pieno delle loro -seppur limitate- capacità mentali quando provocano il campione che devono marcare. Interpretano un copione fatto di insulti, di calcetti sui talloni, di pestate sui piedi, di tirate di maglia e di false scuse e strette di mano esibite a gioco fermo a favore di camera. Un copione che loro stessi hanno ideato ancor prima di scendere in campo. Anche la provocazione, come la simulazione, è un "delitto" premeditato a tutti gli effetti. Ma che sistema è quello in cui il delitto volontario viene punito più del premeditato?
E finchè i falli subdoli come simulazione e provocazione, pur avendo per loro natura una probabilità molto più bassa di essere rilevati rispetto ai falli violenti, sono puniti molto più blandamente di quest'ultimi, possiamo forse stupirci di questo odioso proliferare di bambinelle cascatrici e mocciosi petulanti?

3 commenti:

saffo ha detto...

Vergognoso. Mi auguro che Dida faccia presto le valige. Nient'altro.

HAL9000 ha detto...

Bel blog. Occhio però: innocuo si scrive con la c...
Saluti da un blogger opitergino.

J.A. ha detto...

Ciao Hal! Grazie per i complimenti e per la clamorosa correzione (tra l'altro mi pare che sia la seconda volta che mi scappa una "q" su questo termine, sarà per l'assonanza con la parola "iniqua"...).

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