mercoledì, giugno 25, 2008

Le tasse sono un furto? /3

...continua la discussione sullo stato e le tasse tra il sottoscritto e un amico socialisteggiante...


T.W.:

In effetti né è venuto fuori una specie di tema, ma mi sembrava l’unico modo per spiegare in maniera non troppo superficiale il problema. Perché è chiaro che non si può risolvere tutto in una frase del tipo “non è giusto che lo Stato mi può obblighi a pagare servizi che non voglio”. Nel senso che può anche essere così, ma si deve argomentare le proprie opinioni.

E' vero, per me (e per tutti i liberali) gli unici "diritti" che esistono sono negativi […]il sostentamento NON è un DIRITTO naturale, ma solo una cosa che "se ce l'avessero tutti sarebbe bello".

Io ritengo che il diritto al sostentamento vada riconosciuto come diritto fondamentale perché senza di esso si lede la dignità dell’uomo. Ma è chiaro che ci misuriamo su due sistemi di valori diversi e non credo nemmeno che uno dei due sia necessariamente “più giusto” dell’altro.


La seconda ragione è perlomeno fuori tema. Una (fantomatica) efficienza del mercato non c'entra nulla con la mia domanda: perchè giustificare l'intervento statale? perchè porta ad una migliore allocazione delle risorse rientra nella categoria "il fine giustifica i mezzi". Posizione opinabile, ma che non contraddice, anzi conferma l'interpretazione della tassazione come estorsione. "Ti rubo dei soldi, sì lo ammetto, ma poi li uso per il tuo bene (o di tutti).

Non direi che è proprio fuori tema, nel senso che possiamo discutere finché vogliamo di ciò che è eticamente giusto e desiderabile per una società, ma se non vogliamo cadere in discorsi puramente ideologici dobbiamo anche misurarci con la realtà dei fatti. E la realtà dei fatti è che esistono ambiti in cui lo Stato può intervenire riducendo le inefficienze prodotte dal mercato. Questo non lo dico io, ma le leggi dell’economia.

Tu mi hai tirato in ballo la Scuola Austriaca… Ammetto che conosco poco di questa corrente di pensiero (ho studiato qualcosa di Hayek), di sicuro si basa su delle solide argomentazioni ma non è esente da critiche. All’interno della stessa macroeconomia esistono diverse correnti di pensiero (per es. Federal Reserve e BCE perseguono due politiche diverse) ma ci sono comunque dei punti fermi che sono generalmente condivisi. E’ cosa abbastanza assodata che gli interventi dello Stato possono ridurre le inefficiente provocate del mercato (ti basti pensare che nel 1929 probabilmente il crollo borsistico americano non ci sarebbe stato se si fossero conosciute le leggi della macroeconomia. Le stesse leggi che, applicate da Alan Greenspan (tra l’altro un estimatore di Hayek) all’indomani del crollo del 1987, hanno permesso agli USA di evitare di cadere nuovamente in una seconda grande recessione. In questo caso, ad esempio, non vedo l’ingiustizia di un intervento pubblico: cosa c’è di ingiusto se esso consente di ridurre le inefficienze del mercato? Di salvare l’economia da una recessione? Il prezzo da pagare è una distorsione comunque minore di quella che si produrrebbe se lo stato fosse abbandonato a se stesso.

A meno di non voler cambiare il significato delle parole sul vocabolario, lo Stato è coercitivo perchè (tra le altre cose) ti obbliga a dargli dei soldi con la minaccia della reclusione (pagare le tasse).

Certo che lo Stato è coercitivo, chi lo nega? Ma questo non significa che tale coercizione sia sempre e necessariamente ingiusta.

Quindi siamo al punto di prima: se non mi spieghi da dove discende il diritto di obbligarmi a dargli i miei soldi, lo stato è, lo dice la lingua italiana non i libertari, coercitivo.

Te l’ho già spiegato da dove deriva questo potere: dal diritto voto dei cittadini. Attraverso il voto si determinano le quantità di beni pubblici da produrre. Per ridurre le inefficienze che possono derivare dall’utilizzo scorretto dei fondi destinati ai beni pubblici un rimedio può essere il decentramento fiscale (che consente un controllo più ‘da vicino’ delle finanze pubbliche) e l’utilizzo di imposte di scopo.


Che poi tu trovi moralmente accettabile la coercizione statale perchè nella tua scala di valori metti prima l'uguaglianza (o equità) della libertà oppure perchè pragmaticamente ritieni che la coercizione statale sia l'unica strada "concretamente realizzabile", questo è un altro discorso. Ma, come dicevo dall'inizio, allora ammetti che la tassazione è un'estorsione, che lo stato è coercitivo, ma che questi "mali" sono, nella tua posizione -permetti- "socialista-socialdemocratica-socialmetticiquelchevuoitu", mali minori di altri "mali" come la disuguaglianza (o non equità) o l'inefficienza economica.

Non si può pretendere di avere la botte piena e la moglie ubriaca. Certo che le imposte sono un “male minore”, ma non c’entra nulla il mio essere o meno “socialdemocratico”. Il punto è che siccome le nostre scelte dovrebbero essere guidate da logiche razionali non vedo perché dovremmo scegliere il male maggiore! Secondo te è meglio un sistema senza imposte ma che consente un minor benessere? Non parlo della distribuzione del benessere (che è necessariamente rimessa a valutazioni morali) ma solo del suo livello. A questo punto non ha semplicemente più alcun senso parlare di ‘estorsione’ perché altrimenti il discorso assume una valenza puramente ideologica. Concettualmente, un sistema in cui non si paga alcuna tassa, da un punto di vista puramente utilitaristico (e quindi secondo una logica esclusivamente liberista) risulterebbe inefficiente (e in quanto tale, sempre secondo la logica liberista, ingiusto). Ecco perché il prelievo fiscale, nella misura in cui può aumentare il benessere della società, è giusto.

Parlo di estorsione perchè E' un'estorsione. E fino a che non mi dimostri il contrario (cosa che mi sembra tu non riesca a fare) la penserò così. Se i proventi dell'estorsione fossero utilizzati per cose "belle", non sputtanati, e se l'estorsione fosse limitata ad una minima parte della mia proprietà, sicuramente sarei meno incazzato, forse non mi porrei neanche il problema.

Mi sembra di avere spiegato bene perché le imposte non sono, in linea teorica, un’estorsione. Detto questo, anch’io sono incazzato quando vedo che le tasse pagate al nord vengono spese per mantenere chi non fa un cazzo al sud, sono incazzato perché dovrò lavorare da precario per mantenere chi ha smesso di lavorare a 38 grazie alle baby pensioni e per pagare un debito pubblico frutto di una politica di spesa pubblica scellerata durata più di un decennio, sono incazzato perché nelle Amministrazioni Pubbliche c’è che si gratta dalla mattina alla sera mentre ci sono paesi che con un’imposizione fiscale più bassa della nostra hanno dei servizi pubblici che noi nemmeno ce li sogniamo... E su questo hai pienamente ragione!

Solo in questo senso puoi dirmi che l’imposta diventa una forma di estorsione, perché ti viene prelevato ingiustamente del denaro che non ritorna indietro sottoforma di servizi. Ma non ha senso dire che l’imposta è un’estorsione: il problema non sono le imposte in quanto tali. Il problema è che è inutile stanziare fondi per il pubblico se prima non si diffonde una politica di gestione manageriale delle PA, se non introduciamo una logica di gestione basata sui processi di delega, che faccia leva sugli incentivi e sulla responsabilizzazione dei lavoratori. E qui il problema inizia a complicarsi bel un po’…

PS: di monopoli ne abbiamo avuti e ne abbiamo anche in Italia. Ti basti pensare alla Sip o all’Enel. Oggi per esempio abbiamo il monopolio privato delle autostrade.

PS2: è venuto fuori un altro tema...

J.A.:

In effetti né è venuto fuori una specie di tema, ma mi sembrava l'unico modo per spiegare in maniera non troppo superficiale il problema. Perché è chiaro che non si può risolvere tutto in una frase del tipo "non è giusto che lo Stato mi può obblighi a pagare servizi che non voglio". Nel senso che può anche essere così, ma si deve argomentare le proprie opinioni.

Solitamente prima di argomentare la tesi, si enuncia la tesi sennò che argomenti? A domanda, risposta. Prima mi dici se secondo te lo stato ha il diritto di tassarmi, POI mi spieghi il perchè, ANCORA DOPO aggiungi corollari sugli effetti positivi delle sue azioni. Tu, invece, mi hai parlato solo degli effetti positivi dello stato e dei negativi dell'anarchia di mercato. Però forse questa volta riusciamo ad estrapolare una risposta alla fatidica domanda. Come si vede in seguito, infatti, sostieni che non ha neanche senso porsi domande come "è giusto? lo stato ha il diritto di violare il mio diritto di proprietà?" perchè quello che conta è l'effetto finale dell'azione statale e bisogna solo giudicare se ha globalmente prodotto del bene (ha migliorato la situazione iniziale) o no. Cioè sei un utilitarista (e non i liberisti -perlomeno non tutti- come sostieni tu). Nel caso dello stato, per te, vale il detto "il fine giustifica i mezzi" o "tutto è bene quel che finisce bene" se preferisci.

Io ritengo che il diritto al sostentamento vada riconosciuto come diritto fondamentale perché senza di esso si lede la dignità dell'uomo. Ma è chiaro che ci misuriamo su due sistemi di valori diversi e non credo nemmeno che uno dei due sia necessariamente "più giusto" dell'altro.

Ok. Posizione comprensibile e abbastanza comune. Ricordo solo però che questa tua definizione di "diritto fondamentale" implica due cose: 1. può benissimo accadere che tutto il mondo "riconosca" il diritto fondamentale al sostentamento e nonostante ciò la gente può continuare a morire di fame. (v. Baraccone inter-governativo FAO) 2. Il diritto al sostentamento in generale contrasta con il diritto alla proprietà. Tu dici che se ho fame posso (ho il diritto a) obbligarti (attraverso il Sacro Stato, certo...) a darmi le tue scorte di cibo. Io dico che invece che ho il diritto di difendere le mie scorte di cibo dalle aggressioni (e se sono una persona di cuore, condividerlo con i bisognosi). I diritti naturali sono garantiti sempre, a meno di arbitrarie aggressioni. Se nessuno infrange il mio diritto alla vita, alla proprietà e alla libertà; non c'è nessun bisogno di crearli o alimentarli, ce li ho. Per questo sono NATURALI. I tuoi diritti fondamentali, invece implicano che qualcuno obblighi qualcun altro a fare qualcosa.

Non direi che è proprio fuori tema, nel senso che possiamo discutere finché vogliamo di ciò che è eticamente giusto e desiderabile per una società, ma se non vogliamo cadere in discorsi puramente ideologici dobbiamo anche misurarci con la realtà dei fatti.

Come dicevo prima...possiamo discutere...ma se non rispondi alla domanda "è eticamente giusta la tassazione?"....?!! Se vuoi poi possiamo proseguire il discorso...ma se non mi rispondi alla prima domanda? D'altronde tutto è partito perchè tu non hai accettato il fatto che io abbia definito la tassazione un'estorsione.
Se sostieni che l'unica cosa che conta è l'effetto finale, ok. Credi che ciò che conti realmente sia che grazie all'azione dello stato si possono prevenire i fallimenti del mercato e guarire le inefficienze? Va bene. Ma ancora questo non dice che la tassazione non sia un'estorsione. Le tasse rimangono un furto, ma il bottino viene usato per scopi cosi nobili che alla fine i derubati si trovano in una condizione migliore di quella iniziale. Questo stai sostenendo. Se io rubo un'auto per portare un mio amico all'ospedale, faccio qualcosa di moralmente giusto (dal mio punto di vista) perchè la vita di una persona vale più della proprietà di una persona. Ma non tenterò di dire che il mio non è un furto. So bene di avere infranto il diritto di proprietà del proprietario dell'auto, ma me ne frego, perchè ritengo che il mio fine sia più importante di qualsiasi altro, perchè credo che se tutti si comportassero come me in quel momento il mondo sarebbe migliore. Ma lungi da me dire che io "ho il diritto" di prendere quell'auto. O, è lo stesso, che il padrone dell'auto "ha il dovere" di consegnarmela. E' una persona di merda se non me la dà, ma ha il diritto anche di essere una persona di merda visto che questi giudizi sono soggettivi.

E la realtà dei fatti è che esistono ambiti in cui lo Stato può intervenire riducendo le inefficienze prodotte dal mercato. Questo non lo dico io, ma le leggi dell'economia.

Questo non lo dicono le leggi dell'economia, lo dicono "alcuni" economisti.

Tu mi hai tirato in ballo la Scuola Austriaca…

Appunto...

E' cosa abbastanza assodata che gli interventi dello Stato possono ridurre le inefficiente provocate del mercato

Non per la scuola austriaca.

(ti basti pensare che nel 1929 probabilmente il crollo borsistico americano non ci sarebbe stato se si fossero conosciute le leggi della macroeconomia.

Sulla crisi del '29 e come questa sia stata provocata dall'intervento delle neonate (guarda un po' le coincidenze...) Banche Centrali a salvataggio del fallimento di alcune banche private si legga "La grande depressione" di Murray N. Rothbard - Rubettino Editore. Qualcosa, molto più blando, anche su Free to choose di Friedman (che però non si può dire in sintonia con Rothbard essendo un "monetarista")

In questo caso, ad esempio, non vedo l'ingiustizia di un intervento pubblico: cosa c'è di ingiusto se esso consente di ridurre le inefficienze del mercato? Di salvare l'economia da una recessione? Il prezzo da pagare è una distorsione comunque minore di quella che si produrrebbe se lo stato fosse abbandonato a se stesso.

Se fosse vero che riduce queste inefficienze conferma la tua visione utilitaristica. Cioè non importa se lo stato ha il diritto o meno di fare una cosa, l'importante è che alla fine risolva un problema. In certi casi posso essere anche d'accordo, ma ribadisco che alla base di tutto c'è un'estorsione legalizzata.

Certo che lo Stato è coercitivo, chi lo nega? Ma questo non significa che tale coercizione sia sempre e necessariamente ingiusta.

Chi ha detto: "non sposo una filosofia di tipo libertario, secondo la quale tutto ciò che rappresenta lo Stato costituisce una forma di coercizione"?
Tu. Hai cambiato idea di recente? O forse il segreto sta in quel "tutto"? E cosa c'è di "non coercitivo" nello stato, allora, visto che stavamo parlando della sua alimentazione, le tasse?

Te l'ho già spiegato da dove deriva questo potere: dal diritto voto dei cittadini. Attraverso il voto si determinano le quantità di beni pubblici da produrre. Per ridurre le inefficienze che possono derivare dall'utilizzo scorretto dei fondi destinati ai beni pubblici un rimedio può essere il decentramento fiscale (che consente un controllo più 'da vicino' delle finanze pubbliche) e l'utilizzo di imposte di scopo.

Ancora. Non mi hai mai spiegato da dove deriva il diritto a prendermi i miei soldi. Anzi recentemente hai sempre affermato che quello che conta è che alla fine la società, grazie alle tasse, sarà salva dagli scempi del mercato. Come una madre dice al figlio: "t'impedisco di fare una cosa (ti privo della libertà) perchè, essendo tua madre voglio il tuo bene e grazie all'esperienza so quello che è meglio per te, meglio di te stesso"= un giorno mi ringrazierai. Così anche lo stato, secondo te, dice "un giorno mi ringrazierai" perchè grazie agli studi macroeconomici e alla possibilità di variazione dei parametri economici alla fine farà il mio bene. Ok. Trascurando il fatto che la madre è credibile quando dice "voglio il tuo bene, più del mio", mentre lo stato no, rimane il fatto che tu finora hai sempre sostenuto che il sistema statale "ci convenga", non che sia legittimo. Ora però torni alla carica sulla legittimità tirando in ballo il voto dei cittadini. Ci avevi già provato con il contratto sociale di Rawls, ma alla mia osservazione sul fatto che "io non ho mai firmato nulla e se ho firmato voglio recedere" non hai saputo rispondere alcunchè. Quindi rimane sempre la solita noiosa domanda posta questa volta nella forma: da dove discende il diritto di una maggioranza di persone (relativa, ma anche fosse assoluta non cambia nulla) di disporre della proprietà di altri individui attraverso un processo di votazione? Io non ho mai chiesto di entrare a far parte di questo processo democratico, anzi. Se avessi aderito al gruppo per mia scelta, come ad esempio si fa in una SpA, mi atterrei alle regole del gruppo. Ma non è così. Lo stato ha deciso che io faccio parte dello stato italiano e per questo decide per me. Non ha alcun diritto di farlo, lo fa solo perchè è più forte. Tant'è che se recinto casa mia (che può essere di mia proprietà da tempi precedenti all'esistenza dello stato) e la dichiaro territorio indipendente, entro 10 gg. arriva l'esercito.
Mi sa che devi rassegnarti ad ammettere che le tasse sono un'estorsione. Ti consiglio di concentrare i tuoi sforzi nel tentare di dimostrare che sebbene sia -evidente- un'estorsione, alla fine lo stato ci salva da un grave pericolo.

Non si può pretendere di avere la botte piena e la moglie ubriaca. Certo che le imposte sono un "male minore", ma non c'entra nulla il mio essere o meno "socialdemocratico". Il punto è che siccome le nostre scelte dovrebbero essere guidate da logiche razionali non vedo perché dovremmo scegliere il male maggiore!


Stai un po' sbandando. Ora di nuovo torni ad ammettere che è "un male". Quindi ammettiamo che le tasse "sono brutte" e non "bellissime" come ha detto qualche pirla...
Non puoi dire che quando lo stato esige le mie tasse sta semplicemente rivendicando un suo diritto e contemporaneamente sostenere che questo è "il male minore". Rivendicare un diritto non è mai un male, è una cosa positiva, se no che diritto è?
Sei social-quellochevuoi perchè parli sempre di "nostre scelte", noi chi, scusa? Io non ho dato nessuna delega di scegliere per me come spendere i miei soldi allo stato. Quindi se lui ritiene di saperli spendere meglio per me di quanto non saprei fare io e per questo ritiene opportuno rubarmeli (perchè lui può gestire fattori macroeconomici), viola un mio diritto e questo dev'essere un punto di partenza da non dimenticare MAI. Perchè se accettiamo questo concetto (e tu -insisto- non sei riuscito a rigettarlo), allora potrei anche giustificare l'intervento in economia dello stato (ammesso e non concesso che io condivida la "tua" "scienza" economica), potrei giustificare questa aggressione, quest'estorsione, questo furto, perchè sarebbe il male minore. Ma sarebbe, e lo è, assolutamente inaccettabile che lo stato mi rubi i miei soldi, non per salvarmi(ci) da una tragedia, ma perchè gli piace fare l'editore televisivo, ad esempio. Si vive anche senza Rai, non trovi? Non c'è macroeconomia che giustifichi le partecipazioni statali ovunque: poste, aerei, treni, trasporto pubblico locale, finanziamento di qualsiasi stupidissima sagra, "pubblicità progresso", musica lirica, cinema, concorsi presepi...

Secondo te è meglio un sistema senza imposte ma che consente un minor benessere?

Non lo so. E' come chiedere ad uno schiavo se preferirebbe lavorare il doppio e veder dimezzata la sua razione di cibo in cambio della libertà. Quanto vale la libertà in termini economici? Comunque è ovvio che, pur essendo intellettualmente stimolante, questo problema per me ora non si pone. Senza tasse, sono fermamente convinto che vivremo in una società dagli alti valori morali e con un livello di benessere enorme. Primo perchè ho letto e trovato validissime le tesi degli economisti della scuola austriaca, di Mises e di Friedman; secondo perchè molto intuitivamente lo stato non può "produrre" ricchezza, il libero scambio sì; terzo per astrazione: abbiamo visto che ogni volta si è tentato di spingere la tassazione verso il 100% (comunismo) ci siamo avvicinati alle tragedia, al contrario i rarissimi casi in cui lo stato ha allentato la presa il benessere è migliorato. E comunque sia, pragmaticamente (per non rimanere nell'idealismo, come hai detto tu) non ci troviamo nella situazione di scegliere se accendere un interruttore e attuare l'anarchia di mercato, ci troviamo in una situazione di schiavitù al 60%. Urge abbassare questo livello, ovviamente partendo dalle cose più semplici (v. sopra).


Non parlo della distribuzione del benessere (che è necessariamente rimessa a valutazioni morali) ma solo del suo livello. A questo punto non ha semplicemente più alcun senso parlare di 'estorsione' perché altrimenti il discorso assume una valenza puramente ideologica.

Eh? Intanto, mettiamoci d'accordo sul significato delle parole, poi possiamo discutere. Ripeto per l'N-esima volta: le tasse sono un'estorsione perchè consistono dell'esborso forzato che lo stato obbliga a fare il cittadino. Quindi a meno che non mi trovi una ragione perchè il cittadino debba quei soldi allo stato (ad esempio, sostenere l'inesistenza della proprietà privata o l'accettazione volontaria di un contratto) è un'estorsione. Da lì non ci si scappa. O ha il diritto di farlo (e mi si dica perchè!!!) o lo fa solo perchè può permetterselo (e quindi è un'estorsione...poi si può discutere se mi "conviene" farmi derubare perchè il bottino dà frutti a tutta la società).

Concettualmente, un sistema in cui non si paga alcuna tassa, da un punto di vista puramente utilitaristico (e quindi secondo una logica esclusivamente liberista) risulterebbe inefficiente (e in quanto tale, sempre secondo la logica liberista, ingiusto). Ecco perché il prelievo fiscale, nella misura in cui può aumentare il benessere della società, è giusto.

E' "giusto" in un'ottica utilitaristica (se fosse vero che è inefficiente, ma non è vero). Ma il discorso iniziale non era utilitaristico. I liberisti non sono necessariamente utilitaristi. I libertari non lo sono affatto. Io ritengo che un sistema senza tasse sarebbe sia più etico che più efficiente quindi non mi pongo nemmeno il problema di scegliere, ma il libertarismo discende dal giusnaturalismo di Locke, quindi ogni individuo possiede diritti naturali, Vita, Proprietà e Libertà e nessuno (tanto meno lo stato democratico) ha il diritto di privarlo di questi diritti, a prescindere dal fine che ci si prefigge nel privare un individuo di questi diritti.

Mi sembra di avere spiegato bene perché le imposte non sono, in linea teorica, un'estorsione.

MA DOVE????

Detto questo, anch'io sono incazzato quando vedo che le tasse pagate al nord vengono spese per mantenere chi non fa un cazzo al sud, sono incazzato perché dovrò lavorare da precario per mantenere chi ha smesso di lavorare a 38 grazie alle baby pensioni e per pagare un debito pubblico frutto di una politica di spesa pubblica scellerata durata più di un decennio, sono incazzato perché nelle Amministrazioni Pubbliche c'è che si gratta dalla mattina alla sera mentre ci sono paesi che con un'imposizione fiscale più bassa della nostra hanno dei servizi pubblici che noi nemmeno ce li sogniamo... E su questo hai pienamente ragione

Non a caso siamo il paese più sindacalizzato al mondo. Le baby pensioni sono il classico esempio di come la politica, accontenta le pretese dei sindacati. Votare il partito-Cgil-Cisl-Uil - come fai tu - e illudersi che queste cose cambino solo perchè si lanciano slogan di cambiamento mi sembra abbastanza ingenuo.


Solo in questo senso puoi dirmi che l'imposta diventa una forma di estorsione, perché ti viene prelevato ingiustamente del denaro che non ritorna indietro sottoforma di servizi.

No, in questo caso dico che le rassicurazioni fattemi nel momento dell'estorsione, sono state tradite. Becco e bastonato. (Ma becco lo sarei in ogni caso...poi il fatto che mi "convenga" farmi chiavare la moglie è un altro discorso).

Ma non ha senso dire che l'imposta è un'estorsione.

Attendo ancora la motivazione...

Il problema è che è inutile stanziare fondi per il pubblico se prima non si diffonde una politica di gestione manageriale delle PA, se non introduciamo una logica di gestione basata sui processi di delega, che faccia leva sugli incentivi e sulla responsabilizzazione dei lavoratori. E qui il problema inizia a complicarsi bel un po'…

La gestione manageriale delle PA è un'utopia. L'impresa privata si organizza in maniera più efficiente non perchè sia portata geneticamente a farlo. Ma perchè a differenza dello stato -l'unica differenza esistente- non può prelevare a piacimento soldi dalle tasche dei suoi clienti. Può persuaderli a farseli dare con accattivanti spot, talvolta anche subdoli, ma solo lo stato può dire: tu mi devi dare questi soldi perchè io ti devo fornire questo servizio. Questo permette allo stato di offrire il servizio in maniera esclusiva -monopolio o concorrenza sleale- e l'assenza di concorrenza implica l'assenza di incentivi a migliorare i servizi e ottimizzare la gestione, cioè l'assenza di incentivi a venire incontro alle esigenze del cliente.
Questo è alla base dell'inefficienza delle PA. Ora va di moda il politico che dice "dobbiamo cacciare i fannulloni!". I-ben-bravo. Non è il politico che può cacciare i fannulloni, non esistono gli uomini della provvidenza. E se esistono, sicuramente non sono politici. Nessuna legge di efficienza risolverà tale problema e nessun sistema di "controllo" funzionerà mai, ma peggiorerà il problema, perchè poi chi controllerà i controllori? Esiste solo un incentivo valido a fornire servizi efficienti: che l'utilizzatore del servizio abbia i soldi in mano e decida (lui che usa il servizio, non qualcun altro per lui) a chi dare i suoi soldi. Questo è il sistema del libero mercato. Se tuttavia non si crede nella privatizzazione totale dei servizi (reale, non con quote del tesoro...), si può tentare di "imitare" il mercato. Una possibile imitazione è il federalismo fiscale, dove i soldi ti vengono comunque fottuti, ma almeno puoi decidere da chi farteli fottere. Ma anche qui non vedo molte speranze e se ci sono sicuramente non sono a sinistra dove i "federalisti" dell'ultim'ora si premurano sempre (almeno al sud, al nord gli stessi si dimenticano di dirlo) di ricordare che il federalismo fiscale non può essere che "solidale". Quindi non è affatto federalismo fiscale.

PS: di monopoli ne abbiamo avuti e ne abbiamo anche in Italia. Ti basti pensare alla Sip o all'Enel. Oggi per esempio abbiamo il monopolio privato delle autostrade.

"Leggi bene la domanda" diceva la maestra una volta... Ho chiesto "in contesto di mercato". Tu mi hai citato monopoli creati dallo stato che poi dallo stesso sono stati ceduti ad un privato. Dato che sostenevi che lo stato serve ad evitare situazioni pericolose come ad esempio il monopolio è alquanto imbarazzante che tu mi citi proprio dei monopoli creati dallo stato (l'ente che avrebbe dovuto proteggerci...).

...continua...

1 commento:

libertyfighter ha detto...

Che dire. Quante volte ho fatto inutilmente gli stessi tuoi discorsi :)
Volevo aggiungere due cose che magari chiedi al tuo amico.
1) Posta la "libertà dalla fame", che succede se tutti quanti decidono di non anelare ad altro tranne che mangiare e smettono tutti di lavorare? Chi è che garantisce il diritto al sostentamento per un mondo intero dedito solo a dormire?
Il che ci riporta a dire che i Diritti Positivi possono venire inventati e rispettati solo in uno stato totalitario che imponga il lavoro forzato come mezzo di produzione.

Riguardo il discorso utopico e utilitarista secondo cui grazie allo Stato risolviamo fantomatiche "inefficienze di mercato". Il socialista giustifica il tutto dicendo che "non si ha estorsione perché in finale stiamo meglio". Ma se così fosse, basterebbe dimostrare che in un caso grazie ad un intervento statale ci si sia trovati "peggio", per poter portare in giudizio penale per estorsione gli autori dell'intervento. O no?

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