venerdì, giugno 27, 2008

Le tasse sono un furto? /4

...continua la discussione sullo stato e le tasse tra il sottoscritto e un amico socialisteggiante...

T.W.:

Come si vede in seguito, infatti, sostieni che non ha neanche senso porsi domande come "è giusto? lo stato ha il diritto di violare il mio diritto di proprietà?" perchè quello che conta è l'effetto finale dell'azione statale e bisogna solo giudicare se ha globalmente prodotto del bene (ha migliorato la situazione iniziale) o no. Cioè sei un utilitarista (e non i liberisti -perlomeno non tutti- come sostieni tu).

Diciamo che non mi sento un utilitarista poiché ritengo che sia giusto che lo Stato operi anche la redistribuzione dei redditi in base alla capacità contributiva delle persone (che io considero condizione necessaria per realizzare l’equità). Ma questa mia convinzione si basa su dei giudizi morali, in quanto tali “non oggettivi” e quindi, anche se posso essere in disaccordo, non pretendo che tutti la pensino come me.

Come dicevo prima...possiamo discutere...ma se non rispondi alla domanda "è eticamente giusta la tassazionee?"....?!!

La mia risposta è “Sì, è eticamente giusta”, perché attraverso la redistribuzione attua quel principio di capacità contributiva (tra l'altro sancito dall'art. 53 Cost.) che io condivido. E’ ovvio che si tratta di una motivazione “ideologica” e di certo non mi aspetto che un libertario la condivida. Ma il punto è che l’imposta può essere applicata con logiche diverse da questa. La teoria del beneficio sostiene che, poiché le imposte sono necessarie per finanziare i beni pubblici (che i privati non sarebbero disposti a produrre e che comunque sono necessari), il prelievo fiscale è equo se è commisurato ai benefici percepiti. Si tratta di una una logica contrattualistica: l’imposta è equa se commisurata alla controprestazione ricevuta. E’ una teoria che si rifà all’ideologia liberale. Quindi, se da un lato condivido in buona parte la tua incazzatura per come avviene gestito il prelievo fiscale (inefficienze delle PA ecc…) dall’altro però ritengo assurdo definire l’imposta in sé una estorsione: tutto dipende dalla logica con cui viene applicata. Tu certamente opteresti la teoria del beneficio, io per quella della capacità contributiva, ma è chiaro che su questo non saremo mai d’accordo proprio perché a questo punto subentrano dei giudizi di valore diversi.

Le tasse rimangono un furto, ma il bottino viene usato per scopi cosi nobili che alla fine i derubati si trovano in una condizione migliore di quella iniziale.

Se si applicasse il modello contrattualistico saresti un derubato se lo Stato non ti tassasse, perché per ottenere gli stessi beni privatamente (nei casi in cui sarebbe possibile, come il monopolio privato in luogo di quello "naturale") dovresti pagare molto di più: così sì che saresti derubato. Il non intervento dello Stato diverrebbe un autorizzare il furto del privato. Lo Stato si renderebbe complice del ladro, è un po’ come se ti derubasse, no?

Questo stai sostenendo. Se io rubo un'auto per portare un mio amico all'ospedale, faccio qualcosa di moralmente giusto (dal mio punto di vista) perchè la vita di una persona vale più della proprietà di una persona.

Questo sarebbe un giudizio etico, in una visione di redistribuzione del reddito. Che ovviamente tu non condividi. Ripeto: secondo me è giusto anche questo. Ma negli esempi che ti ho proposto non c’è nulla di tutto ciò: c’è solo l'obiettivo di massimizzazione della ricchezza all’interno del sistema, senza redistribuzione della ricchezza. Una logica utilitaristica insomma, e un'etica Benthamiana (non importa com'è distribuita la ricchezza tra gli individui, l'importante è che indipendentemente da ciò, si raggiunga il massimo livello raggiungibile).

J.A.:




La mia risposta è "Sì, è eticamente giusta", perché attraverso la redistribuzione attua quel principio di capacità contributiva (tra l'altro sancito dall'art. 53 Cost.) che io condivido. E' ovvio che si tratta di una motivazione "ideologica" e di certo non mi aspetto che un libertario la condivida. Ma il punto è che l'imposta può essere applicata con logiche diverse da questa. La teoria del beneficio sostiene che, poiché le imposte sono necessarie per finanziare i beni pubblici (che i privati non sarebbero disposti a produrre e che comunque sono necessari), il prelievo fiscale è equo se è commisurato ai benefici percepiti. Si tratta di una una logica contrattualistica: l'imposta è equa se commisurata alla controprestazione ricevuta. E' una teoria che si rifà all'ideologia liberale. Quindi, se da un lato condivido in buona parte la tua incazzatura per come avviene gestito il prelievo fiscale (inefficienze delle PA ecc…) dall'altro però ritengo assurdo definire l'imposta in sé una estorsione: tutto dipende dalla logica con cui viene applicata. Tu certamente opteresti la teoria del beneficio, io per quella della capacità contributiva, ma è chiaro che su questo non saremo mai d'accordo proprio perché a questo punto subentrano dei giudizi di valore diversi.

Avrei parecchie cosine da ridire su questo, ma buona parte si spiegheranno meglio in seguito, quindi mi limito ad osservare che per me (e per un liberale in genere) la logica contrattualistica si ha se posso SCEGLIERE se firmare o meno il contratto a seconda lo reputi vantaggioso o sconveniente. Anche perchè i benefici percepiti sono soggettivi e quindi non misurabili. Se invece, non posso scegliere, la tassazione è un'estorsione e solo successivamente si può optare quale principio applicare nell'utilizzo della refurtiva.

Se si applicasse il modello contrattualistico saresti un derubato se lo Stato non ti tassasse, perché per ottenere gli stessi beni privatamente (nei casi in cui sarebbe possibile, come il monopolio privato in luogo di quello "naturale") dovresti pagare molto di più: così sì che saresti derubato. Il non intervento dello Stato diverrebbe un autorizzare il furto del privato. Lo Stato si renderebbe complice del ladro, è un po' come se ti derubasse, no?

NO. NO. ASSOLUTAMENTE NO. Supponiamo che io abbia una stazione di servizio in cui vendo un additivo per la benzina e che nel caso della tua macchina questo additivo sia conveniente, cioè ti fa consumare meno senza alcun effetto collaterale e il valore della benzina risparmiata è superiore al costo dell'additivo. Tu stai dicendo che io posso obbligarti a darmi i soldi per quell'additivo e quella non sarebbe un'estorsione "nella logica contrattualistica". Anzi, aggiungi perfino che se non ti imponessi "la vendita", allora sì che il "non intervento" sarebbe come un furto, sarei complice del ladro. - E chi sarebbe il ladro, poi? Parli di "furto del privato"... ma il privato chi? Son convinto che sarai con me nel definire quella sopra un'estorsione a tutti gli effetti (anche se la vittima alla fine ci guadagna), però quando la stessa azione viene compiuta dallo stato, anzichè un privato o un'azienda, ecco allora che, secondo te, cessa di essere un'estorsione. Allo Stato concedi sempre un trattamento privilegiato nelle tue analisi, ecco perchè dico che credi nel Sacro Stato.

Questo stai sostenendo. Se io rubo un'auto per portare un mio amico all'ospedale, faccio qualcosa di moralmente giusto (dal mio punto di vista) perchè la vita di una persona vale più della proprietà di una persona.

Questo sarebbe un giudizio etico, in una visione di redistribuzione del reddito. Che ovviamente tu non condividi. Ripeto: secondo me è giusto anche questo. Ma negli esempi che ti ho proposto non c'è nulla di tutto ciò: c'è solo l'obiettivo di massimizzazione della ricchezza all'interno del sistema, senza redistribuzione della ricchezza. Una logica utilitaristica insomma, e un'etica Benthamiana (non importa com'è distribuita la ricchezza tra gli individui, l'importante è che indipendentemente da ciò, si raggiunga il massimo livello raggiungibile).


Forse mi sono spiegato male; io ritengo GIUSTO rubare un'auto per portare una persona all'ospedale. Lo farei e ammirerei -non biasimerei - una persona che si comporta in quel modo. In quel caso il fine ha giustificato i mezzi. Ma dato che tutta la discussione ha avuto origine dall'uso del termine "estorsione" come "sinonimo" di tassa, ciò che mi sembra prioritario è chiamare le cose con il proprio nome. E l'esempio che ti ho riportato serviva proprio a dire che la mia azione (prendere l'auto di un altro), pur essendo moralmente lodevole, è un'azione violenta, è una lesione dei diritti altrui, è a tutti gli effetti un'estorsione. Io RUBO l'auto per portare il mio amico all'ospedale. Come giudico l'azione? Positivamente, certo! "Ho fatto sicuramente bene a fare quello che ho fatto", ma quello che ho fatto si chiama a tutti gli effetti FURTO ed è una violazione del diritto di proprietà di una persona. Questo è secondo me il punto cruciale. Lo stato fa esattamente la stessa cosa (salvo poi finire nel fosso con l'auto rubata e il malato dentro che magari c'aveva solo una caviglia slogata...), quindi, se crediamo nell'esistenza della proprietà privata, dobbiamo ammettere che le tasse sono un furto. Questa è la base di partenza. Poi mi puoi dire: è un furto che in generale conviene al derubato...quello che vuoi. Ma è un furto.

...continua...

5 commenti:

ugofc81 ha detto...

ammirei? AMMIREI??
Correggi subito. 4.
Come al solito, niente da eccepire sul contenuto.

J.A. ha detto...

...ah, allora qualcuno lo legge con attenzione! Ho fatto un copia incolla dalle mail scritte in velocità, direi che dimenticare un "re" ci può stare!, no? ;)

Anonimo ha detto...

quello che stavo cercando, grazie

Anonimo ha detto...

imparato molto

Anonimo ha detto...

Si, probabilmente lo e

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