giovedì, ottobre 29, 2009

Napolimmerda


Per quelli che avessero pensato che la mia vena anti-napoletana si fosse chetata in questo periodo di ipo-posting, desidero cogliere quest'occasione per ribadire che odio Napoli. Napoli mi fa schifo. Napoli è una merda. A partire da queste due vecchie stronze qui sopra.
- Ma guarda che ci sono anche tante persone per bene a Napoli! -
E che ci fanno ancora in quella cloaca?

Il nostro Stato ne spreca di soldi. Ma tutti i soldi buttati in opere incompiute, in bustarelle, in puttane, in eco-incentivi, in assistenzialismo, in consulenze, in privilegi sindacali, non riescono a farmi incazzare di più del singolo euro gettato nella fogna partenopea.
Chi volesse rileggersi i precedenti post su Napoli di questo blog non ha che da cliccare sull'apposito tag riportato qui sotto.

lunedì, ottobre 26, 2009

Dopo 58 anni nulla è cambiato, qualcuno ha qualche speranza per il futuro?

Il professor Ernesto Rossi domanda a bruciapelo se nel contesto italiano sia possibile il fallimento della Fiat. Io escludo l’ipotesi, non perché la Fiat non sia come tutte le cose umane, che possono andare bene o male, ma (a parte a solidità di quella impresa, che vorrei più contenuta e senza tante filiazioni) perché escludo che si debba a priori ipotizzare il caso di un salvataggio statale di un’impresa in fallimento. Fatta l’ipotesi, viene creata di botto la psicologia del pubblico secondo la quale lo Stato è obbligato a garantire tutte le imprese industriali che andranno male. Non ne resterà una in piedi.Se la Fiat, nonostante tutti gli aiuti e le protezioni avute, come ogni altra impresa industriale andasse male, e io fossi qualcosa nel governo italiano, sequestrerei tutti i beni degli azionisti della Fiat e di tutte le società alle quali partecipa la Fiat per far fronte al disastro, manderei in galera tutti i responsabili del fallimento e metterei l’impresa in mano ad abili liquidatori. La nuova Fiat verrebbe su sana e valida, senza debiti e senza creditori. Quegli operai licenziati dovebbero essere messi alla pari dei disoccupati, per i quali lo Stato provvede nei limiti delle sue possibilità, curando che nessuno muoia di fame, ma chiarendo che nessuno possa avanzare diritti contro lo Stato.Questo atto di politica risanatrice porterebbe certo la ribellione dei sidnacati, il voto di sfiducia dei deputati, la crisi ministeriale, ma sarebbe l’inizio dell’apertura degli occhi degli italiani che non vedono verso quale disastro si va incontro, ammettendo a priori che nessuna impresa importante debba fallire.

Don Luigi Sturzo - 6 ottobre 1951
(da Oscar Giannino in Chicago Blog)

martedì, ottobre 20, 2009

Di Obama e della sua riforma sanitaria

Dal post di mercoledì scorso è nata una serie di commenti su Obama che mi sembra opportuno promuovere (riveduto e corretto...fin là) a post:

Musik:
Obama non viene messo in dubbio -ma dovrebbe- perchè non ha grossi interessi in gioco, per cui la sua natura politica viene vista come più genuina. A lui, con una riforma sanitaria, cosa entra in tasca, concretamente? Cosa perdono invece le assicurazioni mediche? E' ovvio che a quel punto vengano viste come maliziosi e in mala fede le seconde

J.A.:
"Obama non ha grossi interessi in gioco"????
Beh, prima di tutti ha l'interesse comune ad ogni politico, che è quello di aumentare il proprio consenso e il proprio potere. Non perdo tempo a dimostrare come un politico che aumenti i propri voti non sia necessariamente un buon politico.
Barack Obama: UBS ha versato 378 mila 400 dollari, una cifra che colloca la banca elvetica tra i venti donatori più generosi nei confronti del candidato democratico alla Casa Bianca. Considerando l'entità della somma, UBS è la sola società straniera ad appoggiare Barack Obama, dietro alcuni concorrenti americani: Goldman Sachs, JP Morgan Chase e Citigroup.
(fonte)

Sono tutti degli idealisti questi signori? Desiderano semplicemente sputtanare i soldi dell'azienda o pretenderanno qualcosa in cambio? E questo
qui?
Ma quando
"salva" Citigroup evidentemente Obama -essendo buono- non tiene minimamente conto dei soldi incassati in campagna elettorale...

Tutti hanno -almeno potenzialmente- "grandi interessi". Credere che ci siano i puri di cuore da una parte e gli avidi speculatori dall'altra lo trovo estremamente ingenuo.
Quando un'azienda finanza la politica quella può essere solo una bustarella. Ed è sempre sintomo di una politica marcia. Tuttavia ritengo giusto distinguere chi paga il politico per non essere aggredito (in pratica il pizzo mafioso) e continuare a operare in pace in regime di libero mercato come ha sempre fatto e chi paga il politico per spartirsi il bottino con lui sfruttando la possibilità del burocrate di creare situazioni di privilegio.

A questo proposito 2 parole sulla riforma sanitaria: le assicurazioni sanitarie americane sono offerte da compagnie private che contrattano un prezzo con privati cittadini per offrire un servizio. Loro libere di offrire un servizio, i clienti liberi di acquistarlo. Le compagnie hanno fatto degli investimenti per soddisfare questa esigenza dei cittadini e i propri dipendenti vivono grazie a questo lavoro. E' chiaro quindi che se il governo ruba i soldi dei loro clienti per imporre loro l'erogazione del servizio da parte dello stato, ci troviamo nella condizione in cui chi paga il politico "tenta" di salvarsi dall'aggressione. Poi uno può anche credere che "per il bene del popolo" quest'aggressione agli sporchi speculatori di Wall Street sia necessaria, ok, ma attenzione che per qualche compagnia che ci rimette, con questo giochino della riforma sanitaria ci sono tanti che ci mangiano sopra. Le case farmaceutiche (non esattamente delle cooperative di rigattieri...) sanno benissimo che il modello "Europeo" di Sanità, in cui la spesa per i medicinali è massicciamente sotto il (non) controllo dello stato, i medicinali spesso si sprecano con molta più facilità. Al medico non costa niente farti una ricetta, a te costa molto poco il farmaco e il Ministero della Salute (che paga attingendo dal calderone con i soldi dei contribuenti) non ha feedback per valutare se quel farmaco era realmente necessario.
Ergo, le case farmaceutiche tifano per un modello statalizzato di Sanità.
La società farmaceutica Roche ha già versato 240 mila franchi ai candidati alle legislative e alle presidenziali. La multinazionale elvetica Novartis assicura il padrinato dei due congressi e ha versato oltre 220 mila dollari ai candidati. (fonte medesima).
Mi sembra evidente che in questo caso ci troviamo nel finanziamento di seconda specie, quello della spartizione del bottino.

Volete illudervi di avere finalmente trovato il politico bravo, buono e onesto? Prego, accomodatevi. Io non ho più tempo e voglia di "fidarmi". Giacchè, nonostante gli sforzi di Grillo, Travaglio & C., il bollino dell'onestà non esiste, meglio un governo di disonesti con poco potere, che un governo di onesti con molto potere.

mercoledì, ottobre 14, 2009

Berlusconi vuole imbavagliare la libera informazione!

"La Presidenza del Consiglio in passato ha già messo in atto aperte rappresaglie, come quella di escludere la redazione di RaiTre dalle interviste presidenziali, limitare quelle dei funzionari governativi o negare le domande ai suoi giornalisti durante i briefing. Ma da ieri, il livello dello scontro si è alzato. E il quartier generale del Governo ha messo l'elmetto. «Li tratteremo come un partito d'opposizione, poiché stanno conducendo una guerra contro Silvio Berlusconi e non possiamo far finta di pensare che questo sia il comportamento legittimo di un organo d'informazione», ha detto al nostro giornale Paolo Bonaiuti, portavoce del Premier. "

*Mi è stato riferito che per uno strano motivo i nomi pubblicati nel post sopra riportato risultano errati. Scusandomi per il disguido sono certo che tale refuso non possa aver influenzato il vostro giudizio relativo alla gravità della notizia, ovviamente del tutto indipendente dai nomi dei protagonisti. (Maggiori info nei commenti).

giovedì, ottobre 08, 2009

Cara Gelmini, rimuovi la muffa!


Ogni tanto capita pure a qualche ministro di azzeccare le diagnosi. Come in questa occasione, in cui Maria Stella Gelmini, Ministro dell'Istruzione, denuncia il vergognoso spreco di denaro pubblico nel mantenere eserciti di bidelli nelle scuole, per poi appaltare le pulizie degli edifici a delle ditte esterne. Peccato però che - come al solito - la cura sia totalmente errata.
Allora: il vantaggio della divisione del lavoro è ciò che ha permesso alla società di nascere, svilupparsi e prosperare... ok... l'ho presa un po' alla larga...
Riassumendo: "ad ognuno il suo mestiere!" ovvero, se esistono aziende private specializzate nelle pulizie di grandi edifici, vorrà dire che probabilmente saranno in grado di fornire un servizio molto più efficiente di quello che il personale stesso dell'edificio potrebbe dare. Infatti, lo stesso "team" di pulizie, con gli stessi strumenti (aspiratori, lucidatrici, detersivi, etc...) può pulire molte scuole diverse (e non solo scuole). Inoltre, è lecito aspettarsi che chi fa "sempre e solo pulizie" sia in generale più bravo a fare le pulizie di chi "fa anche pulizie".
I vantaggi dell'esternalizzazione dei servizi sono tutti qui: ognuno si specializzi in ciò che sa fare meglio e lo faccia per tutti!
Il punto è: qual è la specializzazione del bidello? Quand'è l'ultima volta che un essere umano normodotato ha sentito bisogno di un bidello? E' traducibile la parola "bidello" in lingue che non siano l'italiano? E ancora: nell'era di internet e delle comunicazioni telematiche, come si evolverà la mitologica figura del bidello pedestre trasportatore di circolari cartacee? Ci troveremo forse di fronte a novelli Johnny Mnemonic con pennette usb infilate nelle orecchie che si teletrasportano da un'aula all'altra ad annunciare che domani c'è lo sciopero indetto dal Gilda?

E' evidente che pagare sia bidelli che impresa di pulizie sia uno spreco che grida vendetta. La soluzione però non è invocare l'autarchia degli istituti scolastici, semmai è tagliare tutto il personale "ausiliario" non strettamente necessario che come la più fetente delle muffe s'è attaccato alle vecchie ed unte pareti delle scuole italiane.

Ricapitolando: come si risolve il problema dell'inefficienza nella gestione degli edifici scolastici statali?
"Esternalizzando i servizi!"
Siete dei caproni. Non ho mai detto questo. A volte potrebbe accadere, infatti, che le dimensioni dell'istituto scolastico, o la sua posizione geografica, o delle doti straordinarie del personale della scuola, o qualsiasi altro motivo che abbiamo tutte le ragioni di ignorare, facciano pendere la bilancia del "make or buy" verso la prima opzione.
Ad esempio nella scuola elementare che ho frequentato io (circa 80 bambini in totale), c'era UNA bidella e faceva tutto il necessario. Le aule erano sempre pulite ed in ordine, i bagni impeccabili, se dimenticavi le penne sul banco te le metteva da parte e in forza della sua posizione di comando della campanella ci regalava sempre qualche minuto in più di ricreazione. What else?

Il problema della politica è che - quando va bene - si sforza di trovare la ricetta per far funzionare "il sistema".
Il nostro problema è che non esiste nessuna "ricetta" perchè non esiste nessun "sistema".
Lasciamo i dirigenti scolastici liberi di scegliere ciò che è meglio per i loro istituti e i genitori liberi di scegliere ciò che è meglio per i loro figli.
E' la soluzione più semplice e per questo è quella che dà le maggiori probabilità di successo.
E' la soluzione che richiede la minore intromissione della politica e per questo è quella che ha le minori probabilità di realizzazione.

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