lunedì, ottobre 26, 2009

Dopo 58 anni nulla è cambiato, qualcuno ha qualche speranza per il futuro?

Il professor Ernesto Rossi domanda a bruciapelo se nel contesto italiano sia possibile il fallimento della Fiat. Io escludo l’ipotesi, non perché la Fiat non sia come tutte le cose umane, che possono andare bene o male, ma (a parte a solidità di quella impresa, che vorrei più contenuta e senza tante filiazioni) perché escludo che si debba a priori ipotizzare il caso di un salvataggio statale di un’impresa in fallimento. Fatta l’ipotesi, viene creata di botto la psicologia del pubblico secondo la quale lo Stato è obbligato a garantire tutte le imprese industriali che andranno male. Non ne resterà una in piedi.Se la Fiat, nonostante tutti gli aiuti e le protezioni avute, come ogni altra impresa industriale andasse male, e io fossi qualcosa nel governo italiano, sequestrerei tutti i beni degli azionisti della Fiat e di tutte le società alle quali partecipa la Fiat per far fronte al disastro, manderei in galera tutti i responsabili del fallimento e metterei l’impresa in mano ad abili liquidatori. La nuova Fiat verrebbe su sana e valida, senza debiti e senza creditori. Quegli operai licenziati dovebbero essere messi alla pari dei disoccupati, per i quali lo Stato provvede nei limiti delle sue possibilità, curando che nessuno muoia di fame, ma chiarendo che nessuno possa avanzare diritti contro lo Stato.Questo atto di politica risanatrice porterebbe certo la ribellione dei sidnacati, il voto di sfiducia dei deputati, la crisi ministeriale, ma sarebbe l’inizio dell’apertura degli occhi degli italiani che non vedono verso quale disastro si va incontro, ammettendo a priori che nessuna impresa importante debba fallire.

Don Luigi Sturzo - 6 ottobre 1951
(da Oscar Giannino in Chicago Blog)

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