mercoledì, novembre 25, 2009

Bignamino contro le più diffuse superstizioni anti-privatizzazioni

Riciclo un commento su Facebook, giusto per fissare due cose sulla "privatizzazione" dei servizi idrici. Non sono ancora convinto che il "bicchiere" della riforma sia da considerarsi mezzo pieno o mezzo vuoto, ma meglio approfittare di questa occasione per tentare di far crollare i soliti luoghi comuni anti-mercato:

Proprio pochi giorni fa ho avuto una discussione con un bel po' di persone molto diffidenti sulla privatizzazione dei servizi idrici e devo ammettere che credevo fosse più semplice convincerli dell'assurdità di quel monopolio statale. Lo scoglio più frequente su cui ci si imbatte tra la gente comune è "l'acqua è un bene essenziale, quindi non deve avere un prezzo", ho provato a fare l'esempio del lavaggio di un auto che può essere equivalentemente lavata con uno spazzolino da denti, un bicchiere di acqua e sapone, una spugnetta e una decina di ore di lavoro umano, oppure con qualche centinaio di litri di acqua e sapone, un apposito macchinario e solo 2 minuti di tempo. Solo con i prezzi di libero mercato possiamo sapere quale delle due scelte è quella che consuma più "intelligentemente" le risorse. Però ho notato che è un discorso troppo complesso e che scatena troppe obiezioni per risultare incisivo in brevissimi interventi. Tornassi indietro il mio intervento sarebbe più rude, più essenziale ma molto più efficace:
1. L'acqua ha un costo, poichè "averla" o trasportarla costa sforzi umani ed è quindi limitata rispetto ai potenziali usi della gente.
2. Questo costo è insito nelle caratteristiche del mondo in cui viviamo, che ci piaccia o no. Sia che sia lo Stato a gestirla, sia che siano dei privati.
3. A questo punto possiamo scegliere chi deve pagare questo costo:
  • a) va spalmato con criteri decisi dai politici tra tutti i cittadini
  • b) chi la consuma
a) implica che la gente riceve un beneficio dall'acqua che riceve in generale maggiore del sacrificio che è chiamata a fare. Quindi tenderà a sprecare l'acqua. Importante: lo spreco non è solo lasciare il rubinetto aperto quando ci si lava i denti. E' soprattutto non tenere conto del costo dell'acqua (perchè senza prezzi liberi, il costo rimane ma è impossibile quantificarlo) nell'intraprendere nuove attività. Chi mai si informa del prezzo dell'acqua in una determinata città prima di costruire una casa o intraprendere un'attività economica (magari agricola)? Di conseguenza se lo stato vuole combattere gli sprechi in questo scenario dovrà mettersi a regolamentare l'impossibile. Dovrà dire chi, dove, come, quando e perchè può consumare acqua e chi non può. Risultato: burocrazia e inefficienza. E sprechi continui (perchè dubito si possa pensare al vigile che venga a controllare quante volte tiro lo sciacquone). Lo spreco di denaro inoltre sarebbe doppio: una volta per pagare i pianificatori e i controllori anti spreco; la seconda per tutte quelle attività che potrebbero essere più efficienti se consumassero più acqua e che sarebbero le "fonti" dei nuovi investimenti in reti idriche.
b) Il sistema di libero mercato invece è molto più semplice. Chi spreca viene punito pagando un prezzo più alto e quel prezzo serve ad aumentare gli investimenti in reti idriche e a rendere più efficiente la rete idrica.

Obiezioni tipiche:
1. Non è giusto che il povero non possa permettersi l'acqua.
Risposta: Se vogliamo che lo Stato permetta a tutti l'accesso all'acqua non è necessario che si metta a fare il costruttore di acquedotti (che non è il suo mestiere) è sufficiente che gli giri i soldi per comprare quella che gli serve. In questo modo l'incentivo a risparmiare rimane, ma non si nascondono i prezzi che mi danno l'importantissima informazione di quanta acqua abbiamo a disposizione. Se l'acqua fosse costosissima, significherebbe che è scarsissima, come si può pensare che regalandola attraverso lo stato si possa risolvere il problema? Fatela gestire allo stato e il risultato sarà uno solo: razionamento. Come già avviene nel sud Italia.

2. I prezzi che praticheranno le compagnie concessionarie non saranno di mercato, le solite multinazionali compreranno tutte le concessioni, venderanno l'acqua carissima e si terranno i profitti anzichè investirli nella rete.
Risposta: le concessioni saranno date in gara. La gara la vince chi è disposto a rischiare di più. Se i profitti sono alti vuol dire che la domanda di acqua è alta e che l'acqua è scarsa. L'azienda sarà quindi interessata a vendere l'acqua a più gente possibile e non sprecarne neanche una goccia giacchè è così preziosa. Risultato: acquedotti più efficienti.

Chicca finale: Anche il grano,che ci dà il pane, la pasta e un'infinità di prodotti alimentari è un bene essenziale. Secondo il principio dei difensori dell'acqua di Stato allora dovrebbero esistere anche le fattorie di Stato con contadini statali, macchine per la lavorazione della farina di Stato, panifici di Stato, etc.... Fortunatamente non è così e proprio perchè tutta questa filiera è affidata ai privati, chiunque un chilo di farina può comprarlo al supermarket per l'equivalente monetario di non piu di 5 minuti di lavoro di un operaio. In URSS invece, fino a pochi anni fa, c'era la fila per prendersi la pagnotta. Pagnotta di Stato, s'intende.

6 commenti:

Pierluigi Totaro ha detto...

grandioso! Mi hai dato un bel po' di spunti!

J.A. ha detto...

Grazie Pilù. La risposta alla seconda obiezione forse andrebbe sviluppata un po' meglio.

Musik ha detto...

Più che altro puoi privatizzare un bene che per sua natura è, almeno in un luogo, unico, e aspettarti che il privato faccia gli interessi del cittadino?
Qual è la differenza con il caso che ponevi qualche post fa delle persone che affidavano la propria spesa al proprietario del supermercato? Non c'è il rischio che la privatizzazione dell'acqua faccia la fine di quella di Trenitalia -servizio penoso e ritardi costanti, ma prezzi sempre in salita- o delle Autostrade. L'acqua di un comune non è una Telecom, dove è bastata l'apertura del mercato per metterne alla luce l'immonda gestione, non puoi avere più compagnie nella stessa città.
O sbaglio io?

J.A. ha detto...

Mmmh...non confondiamo le cose.
Intanto nessuno parla di privatizzare l'acqua (anche se non sarebbe poi una bestemmia), il dl parla della gestione dei servizi idrici, che a loro volta possono comprendere vari settori abbastanza indipendenti come depurazione, distribuzione, reti e manutenzione.
L'acqua nasce bene pubblico, gestito dallo Stato e difficilmente potrebbe essere altrimenti poichè non riusciamo a determinare chi è il "proprietario" di una sorgente o di una falda, il massimo che possiamo fare è attribuirne la "proprietà" ad una comunità. All'autorità pubblica (meglio se locale) rimane quindi il compito di decidere quant'è il quantitativo di acqua che si può utilizzare affinchè la sorgente non si esaurisca e organizzare un'asta per attribuire il diritto di "pescaggio".
Se mi aspetto che un privato in monopolio locale possa fare gli interessi del cittadino? Certamente può farli meglio di quanto non faccia un monopolio pubblico. Innanzitutto perchè il privato può conoscere quali siano i reali interessi del cittadino, avendo a disposizione le informazioni dei prezzi di libero mercato, che il pianificatore statale non ha; poi perchè il monopolio privato ti dà comunque l'alternativa di rinunciare al servizio e non pagare, mentre il pubblico volente o nolente lo devi pagare (e non sai quanto). Giro la domanda: come posso aspettarmi che lo statale faccia gli interessi del cittadino? Quante persone conosci che ogni 5 anni tengono in considerazione l'efficienza dei servizi idrici (ammesso e non concesso che essi sappiano valutarla) in fase di voto? Io neanche una. Ribadisco comunque che quello descritto è lo scenario che vorrei, non quello proposto dal governo in cui ci si limita a limitare le partecipazioni statali.

Trenitalia è nata statale e tutt'ora è statale (amministratori di nomina pubblica). Ha sempre fatto pietà e fa sempre più pietà. Non è sufficiente mettere "Spa" alla fine del nome per fare di un carrozzone statale una società privata. Maggiori info qui.
Da distinguere comunque RFI (la società che gestisce la rete ferroviaria) con Trenitalia (i treni che ci viaggiano sopra) non si capisce perchè per quest'ultimo servizio non ci possano essere molteplici compagnie in concorrenza.

Autostrade è il tipico monopolio statale "svenduto" agli amici della politica (nel nostro caso i Benetton, da D'Alema). Sulle strade si potrebbe valutare se l'inevitabile inefficienza della gestione statale che consiste nel far pagare a tutti indiscriminatamente un servizio che utilizzano solo alcuni, sia più o meno costosa dei mezzi necessari all'esazione dei pedaggi (personale e sistemi automatizzati di pagamento, caselli). Comunque sia, da persona che paga almeno 2500 euro di pedaggi autostradali all'anno devo ammettere che le nostre autostrade, sono poche e costose ma molto curate. Sia come segnaletica, che come asfalto, che come aree di sosta e illuminazione anche rispetto a quelle poche che ho potuto vedere in Francia e Germania.

Emanuele ha detto...

Neanch'io sono convinto se il bicchiere sia da considerare mezzo pieno o mezzo vuoto. Sarò un romantico ... ma appeno sento parlare di privatizzazione già mi gaso ... poi però la cosa è molto annacquata come dice z3ruel, ma meglio di niente. C'è solo una nota dolente: i campioni del "bene pubblico", forti del consenso che gli viene dal conflitto sociale che la crisi ha ravvivato, si stanno facendo spazio nei media e urlano sempre più forte. Ho paura che anche il loro consenso sia in crescita e credo che se avessero spago ... altro che acqua, si ridiscuterebbe anche la "pagnotta di Stato" con la scusa del contenimento dei prezzi e della produzione eco-sostenibile (e che quindi deve tornare in mano allo Stato). Sarà l'inverno, ma vedo tutto nero :-D

J.A. ha detto...

Bisogna approfittarne per fare in modo che questi statalisti perlomeno la smettano di spacciarsi per liberali...
Sinceramente anche per me è un periodo di pessimismo cosmico.

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