domenica, dicembre 20, 2009

Il "modello svedese" esce di produzione

Notizie che rasserenano l'animo di tutti noi:

1. La casa automobilistica svedese SAAB chiude definitivamente i battenti. Non riesco davvero a capacitarmi di come possa essere successo. Eppure produrre costosissime automobili che somigliassero a dei ferri da stiro pareva una scelta vincente...


2. Dal medesimo articolo:
Il ministro svedese dell'Industria, Maud Olofsson, ha convocato un incontro con i sindacati nel quartier generale di Saab a Trollhaettan, ma ha ribadito che il governo di centrodestra non interverrà a sostegno della società.
Qualcosa mi dice che, questa volta, i soliti statalisti nostrani si asterranno dal citare il "Modello Svedese" come esempio di socialdemocrazia avanzata.

3. Dalle condiderazioni espresse nel mio post sul fallimento Rover del 2006 si può dedurre che anche a Trollhaettan usino tutti il rasoio elettrico.

sabato, dicembre 19, 2009

Sabato Video: Chi si ricorda Jonathan Chase?

Meglio conosciuto come "Manimal".
Ero convinto di aver guardato decine e decine di puntate. Scopro ora che la serie è durata solo 8 episodi.



C'è da ammettere che fin dall'inizio è stata una serie un po' pezzente, questo qui poteva scegliere di prendere le sembianze di qualsiasi animale e si trasformava sempre nelle solite 3 bestie!

giovedì, dicembre 17, 2009

Du'cerotti

Conoscendo la mediocrità, la prevedibilità e la banalità dei commentatori politici italiani, quanto ci metteranno ad affiancare l'immagine del Berlusconi post-Tartaglia incerottato...


...al parimenti incerottato Mussolini post-Gibson?


Si accettano scommesse.
Probabilmente bisognerà attendere un po' di più per l'elaborazione di una serie e completa teoria cospirativa nonchè reincarnativa. Ma sono convinto ne varrà la pena.

lunedì, dicembre 14, 2009

Lettera a L'Azione contro l'idro-catto-comunismo

Ho scritto a L'Azione, il settimanale della Diocesi di Vittorio Veneto. Non sono solito scrivere ai giornali, ma quando ho letto l' "inchiesta" sulla, anzi, "contro" la liberalizzazione dei servizi idrici, non ho saputo trattenermi.
Un risultato, però l'ho ottenuto: ho capito molto chiaramente su quali basi poggi la netta presa di posizione del giornale cattolico contro la "privatizzazione". Sono catto-comunisti, niente di più.
Scrive Franco Pozzebon, redattore de L'Azione che ha curato la risposta alla mia lettera:
"E riteniamo non sia giusto che dei privati traggano profitti in tali ambiti."
(dei "servizi fondamentali" n.d.JA)
E ancora:
"Privato è bello...per il privato però!"

Ossia, la discussione in merito al fatto che un privato possa erogare un servizio al cittadino in maniera migliore di quanto possa fare lo Stato, passa in secondo piano perchè prioritariamente si ritiene "non giusto" che un privato tragga un profitto nel gestire un "servizio fondamentale".

Ma andiamo per ordine, ecco la lettera che ho scritto io (non capisco perchè non abbiano pubblicato il link al blog...):

Egr. Direttore,
sono rimasto sbigottito e deluso dal vedere come il vostro settimanale ha attaccato il decreto-legge sulla parziale liberalizzazione dei servizi pubblici locali, da molti (voi compresi) sintetizzato nella ambigua definizione "privatizzazione dell'acqua". Non capisco sulla base di quali princìpi un giornale diocesano cattolico decida di schierarsi così nettamente contro una (ahimè, piccola) apertura al libero mercato della gestione dei servizi idrici. Tra i precetti cristiani, non mi sembra di aver mai scovato la difesa dei monopoli statali, al contrario ho ben presente come il beato Don Antonio Rosmini, eminente filosofo dell'800, difendeva il libero mercato dalle intrusioni stataliste:“il governo civile opera contro il suo mandato, quand'egli si mette in concorrenza con i cittadini, o colla società ch'essi stringono insieme per ottenere qualche utilità speciale; molto più quando, vietando tali imprese agli individui e alle loro società, ne riserva a sé il monopolio”.
Si tratta quindi di un'inchiesta dettata da un laico spirito di informazione? Peggio ancora. Giacchè "l'informazione" lascia molto a desiderare. I titoli dei servizi del dossier "E' servizio pubblico!", "Il costo dell'acqua aumenterà" e "Chi ha privatizzato torna indietro", lasciano presagire al lettore uno scenario apocalittico conseguente alla "privatizzazione", poi però leggendo i pezzi non si scopre nulla di nuovo: 1. amministrazioni pubbliche che tentano di aggirare normative comunitarie (e poi dovremmo pure affidar loro la nostra acqua...); 2. la stima di crescita del costo dell'acqua nell'ipotesi questa rimanga sotto controllo statale (nel pezzo si sostiene erroneamente che la stima varrebbe anche nel caso "privatistico" e dal titolo si lascia intendere che sia la privatizzazione ad aumentare i costi); 3. il caso negativo del comune di Arezzo (con analisi spiccia e rigorosamente unilaterale delle cause del "fallimento").
Ma la struttura portante di tutta "l'inchiesta" è l'intervista a Emilio Molinari, presidente di un Comitato per l'acqua pubblica, in cui ci si guarda bene dallo spiegare per quali meccanismi sociologico-economici una gestione di un servizio al cittadino da parte di un'azienda privata dovrebbe essere peggiore di quella che fa un ente statale. Atto di fede. Deduco che L'Azione confidi molto nelle doti di lungimiranza e di immunità da pregiudizi ideologici del Molinari, dato che per mezza pagina l'anonimo intervistatore pende dalle sue labbra, mentre il "profeta" narra le digrazie che il mercato porterà con sè. Per chi non lo sapesse: Emilio Molinari è stato un esponente di punta (eletto nell'europarlamento nel 1984) di Democrazia Proletaria, il movimento di estrema sinistra, di ispirazione marxista. C'è forse da stupirsi se Molinari non tifa per il mercato? Certo, non ho dimenticato l'intervista al Sen. Castro: doveva rappresentare il fronte "pro-privatizzazione", ma di fatto si guarda bene dall'ipotizzare uno scenario totalmente affidato al mercato e si lancia in proposte di accorpamenti in sinergie pubblico-privato non propriamente liberiste.
Veniamo al merito: l'acqua costa. Costa indipendentemente dal fatto che sia gestita dallo stato o da un'azienda privata. Costa perchè è scarsa rispetto ai nostri potenziali bisogni. Non basta scrivere su una carta che "l'acqua è un diritto fondamentale" per farla sgorgare dal rubinetto. Ci vuole il lavoro, la fatica. Ci vuole lavoro per i tubi, le pompe, gli impianti di depurazione, le macchine per gli scavi, gli strumenti di misura, gli uffici, la carta, l'assistenza tecnica e commerciale, il telefono e tante altre cose. Non costa dappertutto in egual misura: c'è più sforzo umano per portar l'acqua a Chiarano che a Vittorio Veneto, ad esempio, quindi il costo è più alto.
Possiamo continuare a fare gestire questi costi dallo Stato, che li rende occulti, spalmandoli fra prelievi fiscali, mancati investimenti e debiti pubblici. Oppure possiamo affidare mediante gara, i cui introiti arrivano ai cittadini, la gestione della nostra acqua (ma la proprietà della falda/sorgente rimane della comunità!) ad un'azienda privata e questa addebiterà questi costi, non a tutti, ma solo a chi consuma la risorsa. Chi consuma avrà così il giusto incentivo a risparmiare e chi non consuma non sarà privato a sua insaputa -mezzo tasse- dei soldi necessari a fornire l'acqua a chi la spreca.
A meno di non credere ad una superiorità morale dei politici rispetto agli imprenditori privati, non vi è alcun motivo razionale per credere che il privato debba dare un servizio idrico peggiore di quanto faccia adesso il pubblico. Se non siamo convinti di questo perchè non statalizzare altri servizi "essenziali" come, ad esempio, la farina? Ricordiamoci le file per la pagnotta in Unione Sovietica e guardate quanto costa un kg di farina in un mercato libero ed avrete la risposta.
JA - blogger

Risposta del giornale L'Azione a cura di Franco Pozzebon (grassetto del sottoscritto)
Apprezziamo questo ampio intervento che denota alcune specifiche conoscenze in materia e rilancia il dibattito su un tema che riteniamo importante per la vita quotidiana dei nostri lettori.
Riguardo all'esposizione della norma, ci permettiamo di chiedere al nostro interlocutore di rileggere quelle parti del nostro Primo Piano, dove abbiamo spiegato in breve, ma ci pare con sufficiente chiarezza, che il decreto-legge apre a tre possibili strade, con livelli diversi di presenza pubblico-privato. Quel che ci preoccupa è che sia stata introdotta una pericolosa discrezionalità, con automatismi mirati a favorire la privatizzazione.
Siamo perfettamente d'accordo con lei che l'acqua costa. E riteniamo giusto che ci sia un'equa compartecipazione dei cittadini, facendola pagare di più specialmente a chi la spreca. D'altra parte riteniamo che per l'acqua come per altri servizi fondamentali per la vita dei cittadini -come la sanità, i rifiuti, eccetera - l'efficienza possa esserci, come è dimostrato, con gestioni tutte pubbliche. E riteniamo non sia giusto che dei privati traggano profitti in tali ambiti.
Riguardo all'efficacia della gestione pubblico-privato un'esperienza poco felice c'è stata anche a livello locale, nel campo dei rifiuti: quella della Contarina spa, dove il privato pur con una minoranza di quote, di fatto vincolava ogni scelta ai propri interessi mettendo in secondo piano il bene dei cittadini e dell'ambiente. Ebbene, il passaggio ad una totale gestione pubblica ha portato ad una netta riduzione dei costi (in particolare per manager ed affini...) e ad una maggiore efficienza complessiva. Privato è bello...per il privato però!
Riguardo al curriculum degli intervistati, siamo soliti guardare -e ci piacerebbe che fosse così sempre e per tutti- innanzitutto alla validità o inesattezza di quel che viene dichiarato dalle persone interpellate, piuttosto che alla loro provenienza partitico-ideologica. Ciò vale per Molinari come per il senatore Castro. Ovviamente nella consapevolezza che con due articoli non si può esaurire un dibattito che è ben più complesso. FP


Alcune mie note a margine.
1. E' gravissimo che sia ancora così diffusa questa criminalizzazione del profitto. Il profitto non è un atto anti-umanitario. Al contrario è il motore del libero mercato che a sua volta è l'unica leva che può togliere dalla miseria l'umanità. Il profitto è il compenso che un investitore riceverà domani a fronte di una rinuncia del godimento di un suo capitale oggi, tale rinuncia ha lo scopo di soddisfare dei bisogni futuri della sua clientela. Dato che non si può sapere per certo se, come e quanto si riuscirà a soddisfare i bisogni futuri della clientela, ogni investimento prevede un rischio. Dove c'è rischio, c'è profitto. Dove c'è profitto, c'è rischio. (Non si ignora certo il ruolo della pura "preferenza temporale", ma mi permetto di trascurarla qui per brevità).
Facendo fare allo Stato ciò che potrebbe fare il privato con lo scopo di "annullare" il profitto sarebbe quindi come rompere il termometro con lo scopo di "annullare" la febbre. Anche un investimento statale è soggetto a rischio, quindi vi deve essere un profitto, che però essendo "protetto" dal mercato dall'instaurazione di un monopolio legale non è palese, ma occulto. Per questo motivo (e per molti altri) lo Stato-imprenditore non riesce a capire quali siano gli investimenti più necessari per i cittadini. Chiaro, adesso?
2. Pare che quell'anarco-capitalista di Mr. Gesù Cristo, l'utilità sociale del profitto l'avesse ben chiara in testa, tant'è che in uno dei suoi più celebri bestseller "La parabola dei talenti", invita il proprio pubblico - a mezzo metafora com'era solito fare - a guadagnarsi il regno dei Cieli seguendo l'esempio dei due servi "buoni e fedeli" che grazie ad un'intelligente speculazione fanno fruttare il capitale prestato loro dal padrone realizzando un profitto del 100%.
Al contrario "stridore di denti" per il servo malvagio e fannullone che disprezza i "rischi imprenditoriali". Oh, yeah!
3. Rimane ancora un mistero il perchè, sulla base dei principi del "mercato sì, ma solo per ciò che non è fondamentale", non dovremmo affidare anche la gestione della produzione della farina allo Stato.

lunedì, dicembre 07, 2009

Stime autorevoli

L'inevitabile quanto ridicola pantomima della guerra delle cifre di cui avevo già parlato in passato, si è manifestata anche questa volta in occasione del No B-Day.
A mio insindacabile giudizio il premio "Sparata d'oro" se lo aggiudica il Corriere.it che in questo articolo riesce a riportare la notizia di un "NO B-Day" di Sydney in cui "Cento-centocinquanta persone si sono riunite al grido di 'Berlusconi go". L'autorevole Corriere si premura anche di corredare l'articolo di una vasta collezione di fotografie all around the world. Peccato manchino proprio quelle australiane....che però troviamo sul sito di Repubblica. 4 gatti. Di numero. A sorpresa, Berlusconi solidarizza con lo sparuto gruppo di manifestanti e dichiara: "Dove due o tre sono uniti nel mio nome, io sarà con loro."

sabato, dicembre 05, 2009

Sabato Video: l'inquietante Dragone di Andrus




Come riesce una struttura così apparentemente semplice seguire i tuoi movimenti?
(Risposta nei commenti)

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