lunedì, febbraio 08, 2010

Statalizzazione della Cultura /5

...continua

A.G.: Diego, non è in questo paese, è nel mondo.
L'intervento pubblico a favore del teatro ha caratterizzato la nascita e i momenti più rilevanti della sua storia, da Atene a Roma, dal Rinascimento alla Germania di Lessing.

Ti enuncio, visto che continui a prendere 4 parole e poi ci giri intorno i presupposti dell'intervento pubblico sul teatro. Sono termini essenziali del problema e sono sicuro che non ti sfuggiranno.

IL TEATRO D'ARTE non può essere realizzato se non a condizione della emancipazione dai condizionamenti del mercato. Ovvero: nessuna realtà teatrale può vivere e produrre risultati di qualità, contando unicamente sul botteghino. (ok ci sono rarissime eccezioni, ma quante?)

LA DIMENSIONE DEMOCRATICA
Il teatro è una sorta di servizio sociale e l'intervento pubblico è indispensabile alla sua stessa esistenza: si chiama diritto alla cultura.

LA SPECIFICITA' ECONOMICA
Le stesse caratteristiche dello spettacolo dal vivo (ergo non riproducibile) rendono sempre più complicata la copertura dei costi soprattutto nell'era tecnologica confrontato alla concorrenza dello spettacolo riproducibile (cinema, tv, radio).

Ora, il FUS, come intervento economico dello Stato non è l'unica forma con cui si interviene, ma ci sono, oltre ai già citati contributi erogati a favore delle realtà di spettacolo, l'istituzione diretta di propri strumenti operativi e forme di agevolazioni fiscali, previdenziali o affini.

Quello che è scritto qui sopra vale per tutte le forme d'arte incluse nel FUS, lo scrivo perché poi sembra che parliamo solo di teatro.

Visto che per te, finanziare la cultura è sbagliato, esci di casa e guardati intorno. Dimmi cosa succederebbe se chiudessimo i rubinetti alla cultura. Raccontami cosa succederebbe delle identità culturali dei popoli, di quello che caratterizza l'essere umano, che lo eleva (e a volte lo avvicina) rispetto agli animali.

Secondo il tuo ragionamento, non appena un settore diventa di nicchia scompare nel giro di qualche anno. Oppure diventa così caro che sarebbe appannaggio solo di pochi. Dov'è finisce allora il diritto alla cultura?

Art. 9.
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Lo dice la costituzione, non lo dico solo io.

La CULTURA fa parte della nostra storia è un patrimonio che non si dovrebbe mai dimenticare tanto meno perdere o lasciare a se stessa.

Non ho mai parlato di oligarchia. Io sto parlando di una cosa ben precisa, tu mi parli di spettacoli; ti ho spiegato che il teatro non è solo spettacoli, ma prendi solo quello come metro di discussione per poter vanamente cercare di spiegare a me che LA CULTURA non serve a nulla.

Non pretendo di convincerti ma non permetto che vengano travisate delle cose fondamentali come queste.

Non basta fare fondi/n° italiani per calcolare ipoteticamente quanto spendiamo a testa, sono conti che non funzionano così, perché parte del FUS viene recuperata da altre fonti economiche, dove di solito gli italiani buttano i soldi sperando di vincere e cambiarsi la vita.

Che i soldi siano stati gestiti quasi sempre male è sotto gli occhi di tutti, ma la tua soluzione sarebbe semplicemente ah bene, allora togliamoli tutti, tanto se non riescono a farcela da soli si arrangeranno.
Uhm, credo che il babbuino e non intendo dire che sei un babbuino, ragionerebbe più o meno nello stesso modo con la gestione delle banane. Anzi forse se le mangerebbe tutte crepando di indigestione.

E si il mondo è composto da ignoranti, siamo tutti ignoranti, chi più chi meno, ma abbiamo il dovere di garantire il diritto a tutti di non esserlo.

Detto questo ti risponderò come una volta già feci su una discussione decisamente interessante che riguardava l'inutilità di scattare fotografie in "bianco e nero" perché "facendo così perdi un'informazione". Era più giusto secondo te, scattare a colori e poi "in caso" trasformarla in bianco e nero.

Ecco, fino a quando non riuscirai a comprendere che scattare in bianco e nero significa vedere in un modo diverso, non capirai mai che quel gesto non fa perdere un'informazione; ma elimina tutte quelle che non servono.

J.A.: Effettivamente "Panem et circensis" non è che sia una invenzione recente, nè locale. Tu pensi che sia stato un metodo utile ed efficiente per produrre cultura di qualità, io penso che sia un modo come un altro per guadagnare consenso da parte della classe politica. Ad ognuno la sua opinione. Lo specifico perchè ancora una volta mi metti "sullo schermo" parole che non ho mai scritto. Credo che la cultura sia molto importante e abbia anche un grande "indotto" potenziale, MA credo anche che sottrarre soldi ai cittadini per restituirgli "servizi di cultura" sia un metodo sbagliato di principio ed estremamente inefficiente.


Il punto è che non si tratta di "chiudere i rubinetti", si tratta di restituire quei soldi ai cittadini, non è che vengono bruciati. Senza quei fondi (e tanti altri ovviamente, il principio va applicato ovunque: giornali, canoni tv, sagre popolari, etc.) tutti saremmo più ricchi e in proporzione i prezzi da pagare sarebbero più bassi.


Capitolo Costituzione:
Sono allergico a questo feticismo. E' un libricino scritto da umani, in quanto tale può contenere cose pregevoli come cose indecenti. Nella fattispecie, nonostante non credo affatto che "la gente sia tutta ignorante" come fai tu, ritengo che la nostra Costituzione sia piena di sciocchezze. (Bizzarra comunque la tua tesi: la gente è ignorante, però la stessa gente è in grado di scrivere un libro degno di adorazione mistica come la "Bibbia Laica").


"E si il mondo è composto da ignoranti, siamo tutti ignoranti, chi più chi meno, ma abbiamo il dovere di garantire il diritto a tutti di non esserlo".
Tesi comune e decisamente cara ai politici. Per conto mio non riuscirò mai a capire come possa una massa di ignoranti garantire a se stessa il diritto di non essere ignorante. Se vuole uscire dalla sua condizione può farlo volontariamente, se non vuole chi può costringerla a farlo? Come detto l'unica opzione disponibile è confidare in una dittatura illuminata. Legittimo ma non auspicabile, credo. Non è che invento niente, questo è esattamente il principio per cui ogni sistema socialista tende alla dittatura. La storia insegna. Ma qui andiamo decisamente fuori tema.

continua...

2 commenti:

astrolabio ha detto...

non riuscirai mai a convincerlo, usa i suoi stessi metodi: aggrediscilo pigliagli 8 euro e poi lascialo libero di andare a teatro quanto vuole, almeno te sei stato risarcito :-)

J.A. ha detto...

Ma se applicassi questo principio dovrei rapinare tutti i napoletani che incontro...;)
Comunque questi dibattiti li ritengo molto formativi, mi sto rendendo conto che alla fine tutti gli statalisti seguendo un ragionamento logico e coerente sono costretti ad ammettere più o meno indirettamente che la gente è stupida, non è in grado di gestirsi.

La migliore espressione di questo concetto, l'ho sempre sostenuto, è di Mussolini:
La massa per me non è altro che un gregge di pecore, finché non è organizzata. Non sono affatto contro di essa. Soltanto nego che essa possa governarsi da sé.
Sono sempre più convinto che il fascismo sia il lato più coerente del socialismo.

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