venerdì, febbraio 12, 2010

Fermatelo!

...di recente ho firmato il decreto che impegna a favore dell’Unire la somma di 150 milioni di euro per il finanziamento del monte premi delle corse...(fonte)
Visto che avevamo parlato della statalizzazione del gioco d'azzardo, mi sembra opportuno segnalare questo estratto dal sito del Ministero dell'Agricoltura, in cui Luca Zaia, conferma ancora una volta la sua visione statalista del mondo.
Tradotto: ci hanno rubato oltre 2,5 euro a testa, per ogni italiano, soldi delle nostre tasse frutto del nostro lavoro e li hanno puntati alle corse dei cavalli. Ah, ovviamente l'ipotesi che la puntata risulti vincente non è contemplata...

mercoledì, febbraio 10, 2010

Statalizzazione della Cultura /6

...continua

A.G.: hey, che fai travisi le mie parole?
Inizio a credere che forse devo rileggere ancora di più le cose che scrivo, perché parlo di importanza della cultura, nello specifico del teatro, mentre tu mi citi Giovenale.
Qui non si tratta di intrattenere il popolo per distoglierlo o mantenerlo "lontano" dalla vita politica.
Io parlo proprio del contrario. Non si cerca di diffondere cultura per intrattenere, ma per aumentare la conoscenza, per mettere in moto i meccanismi del pensiero e della riflessione; progredire, diventare meno ignoranti.
Avvicinare alla politica, agli altri.

Dici che la cultura è importante, poi dici che sono ingiusti i finanziamenti con i soldi pubblici e sostieni che la cultura si deve sostenere da sola (teatro, danza, lirica o altro che sia). Ho provato a spiegarti come questo non sia possibile e soprattutto perché.

Restituire i soldi ai cittadini, oppure impiegare meglio quei soldi PER i cittadini? Non parlo ovviamente solo della cultura.

Sei allergico alla Costituzione? Sei allergico alla legge? La Costituzione è piena di sciocchezze??!?!??!??!?!?!?!!?!? (spero non crescano campi di punti interrogativi ed esclamativi)
Vedi Diego, speravo tu afferrassi il senso della mia frase, ma non è un problema, la spiego meglio.
"siamo tutti ignoranti" è un dato di fatto, perché tu ignori delle cose, io pure e tutti lo facciamo. Nessuno conosce tutto. La mia frase era volutamente provocatoria per sottolineare il fatto che: è un diritto di tutti (quelli che si sentono ignoranti) di avere la possibilità di poterlo essere di meno.
(spero di non dover fare degli esempi tipo: Rachmaninov era ignorante perché non sapeva cos'è un dittero Syrphidae eristalis anche se credo fosse meno ignorante sulla musica perché sapeva benissimo cos'è un Fa#)

Siamo infinitamente piccoli ed insignificanti, ma siamo in grado di comprendere l'infinitamente grande e oltre.
Siamo ignoranti solo in potenza. Quello che ci manca forse è l'élan verso il sapere.


J.A.: Ultimo appunto: non ho mai detto che sono allergico alla legge. Sono allergico all'idolatria della nostra Carta. Che, ribadisco, nel nostro caso fa abbastanza schifo.
In democrazia la legge può essere modificata con una maggioranza relativa di politici. La Costituzione dovrebbe avere lo scopo di difendere tutti i cittadini dal potere legislativo di maggioranze di politici, per questo una Costituzione dovrebbe contenere solo princìpi universali condivisi dall'unanimità della popolazione (o perlomeno di quanto più vicino possibile all'unanimità possa esistere nel mondo reale), princìpi che nessuna legge ordinaria può violare. Dovrebbe essere una garanzia contro il potere politico. In realtà la Costituzione Italiana (complice ovviamente la situazione in cui è stata scritta) è un agglomerato di imposizioni, divieti e garanzie varie che poco si differenziano da una legislazione ordinaria.
Per trovare esempi di questo tipo basta aprire a caso il capitolo "Rapporti economici".
Un esempio? Nell'art.39 la Costituzione garantisce il privilegio ai sindacati di decidere a quali condizioni devono sottostare i lavoratori di una determinata categoria (tutti, non solo i propri iscritti!) il che mi sembra tutto meno che un qualcosa di condivisibile all'unanimità oltre al fatto che è in palese contrasto con l'art. 41: "L'iniziativa economica privata è libera". Quindi la Costituzione è incostituzionale.

Fine (?)

lunedì, febbraio 08, 2010

Statalizzazione della Cultura /5

...continua

A.G.: Diego, non è in questo paese, è nel mondo.
L'intervento pubblico a favore del teatro ha caratterizzato la nascita e i momenti più rilevanti della sua storia, da Atene a Roma, dal Rinascimento alla Germania di Lessing.

Ti enuncio, visto che continui a prendere 4 parole e poi ci giri intorno i presupposti dell'intervento pubblico sul teatro. Sono termini essenziali del problema e sono sicuro che non ti sfuggiranno.

IL TEATRO D'ARTE non può essere realizzato se non a condizione della emancipazione dai condizionamenti del mercato. Ovvero: nessuna realtà teatrale può vivere e produrre risultati di qualità, contando unicamente sul botteghino. (ok ci sono rarissime eccezioni, ma quante?)

LA DIMENSIONE DEMOCRATICA
Il teatro è una sorta di servizio sociale e l'intervento pubblico è indispensabile alla sua stessa esistenza: si chiama diritto alla cultura.

LA SPECIFICITA' ECONOMICA
Le stesse caratteristiche dello spettacolo dal vivo (ergo non riproducibile) rendono sempre più complicata la copertura dei costi soprattutto nell'era tecnologica confrontato alla concorrenza dello spettacolo riproducibile (cinema, tv, radio).

Ora, il FUS, come intervento economico dello Stato non è l'unica forma con cui si interviene, ma ci sono, oltre ai già citati contributi erogati a favore delle realtà di spettacolo, l'istituzione diretta di propri strumenti operativi e forme di agevolazioni fiscali, previdenziali o affini.

Quello che è scritto qui sopra vale per tutte le forme d'arte incluse nel FUS, lo scrivo perché poi sembra che parliamo solo di teatro.

Visto che per te, finanziare la cultura è sbagliato, esci di casa e guardati intorno. Dimmi cosa succederebbe se chiudessimo i rubinetti alla cultura. Raccontami cosa succederebbe delle identità culturali dei popoli, di quello che caratterizza l'essere umano, che lo eleva (e a volte lo avvicina) rispetto agli animali.

Secondo il tuo ragionamento, non appena un settore diventa di nicchia scompare nel giro di qualche anno. Oppure diventa così caro che sarebbe appannaggio solo di pochi. Dov'è finisce allora il diritto alla cultura?

Art. 9.
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Lo dice la costituzione, non lo dico solo io.

La CULTURA fa parte della nostra storia è un patrimonio che non si dovrebbe mai dimenticare tanto meno perdere o lasciare a se stessa.

Non ho mai parlato di oligarchia. Io sto parlando di una cosa ben precisa, tu mi parli di spettacoli; ti ho spiegato che il teatro non è solo spettacoli, ma prendi solo quello come metro di discussione per poter vanamente cercare di spiegare a me che LA CULTURA non serve a nulla.

Non pretendo di convincerti ma non permetto che vengano travisate delle cose fondamentali come queste.

Non basta fare fondi/n° italiani per calcolare ipoteticamente quanto spendiamo a testa, sono conti che non funzionano così, perché parte del FUS viene recuperata da altre fonti economiche, dove di solito gli italiani buttano i soldi sperando di vincere e cambiarsi la vita.

Che i soldi siano stati gestiti quasi sempre male è sotto gli occhi di tutti, ma la tua soluzione sarebbe semplicemente ah bene, allora togliamoli tutti, tanto se non riescono a farcela da soli si arrangeranno.
Uhm, credo che il babbuino e non intendo dire che sei un babbuino, ragionerebbe più o meno nello stesso modo con la gestione delle banane. Anzi forse se le mangerebbe tutte crepando di indigestione.

E si il mondo è composto da ignoranti, siamo tutti ignoranti, chi più chi meno, ma abbiamo il dovere di garantire il diritto a tutti di non esserlo.

Detto questo ti risponderò come una volta già feci su una discussione decisamente interessante che riguardava l'inutilità di scattare fotografie in "bianco e nero" perché "facendo così perdi un'informazione". Era più giusto secondo te, scattare a colori e poi "in caso" trasformarla in bianco e nero.

Ecco, fino a quando non riuscirai a comprendere che scattare in bianco e nero significa vedere in un modo diverso, non capirai mai che quel gesto non fa perdere un'informazione; ma elimina tutte quelle che non servono.

J.A.: Effettivamente "Panem et circensis" non è che sia una invenzione recente, nè locale. Tu pensi che sia stato un metodo utile ed efficiente per produrre cultura di qualità, io penso che sia un modo come un altro per guadagnare consenso da parte della classe politica. Ad ognuno la sua opinione. Lo specifico perchè ancora una volta mi metti "sullo schermo" parole che non ho mai scritto. Credo che la cultura sia molto importante e abbia anche un grande "indotto" potenziale, MA credo anche che sottrarre soldi ai cittadini per restituirgli "servizi di cultura" sia un metodo sbagliato di principio ed estremamente inefficiente.


Il punto è che non si tratta di "chiudere i rubinetti", si tratta di restituire quei soldi ai cittadini, non è che vengono bruciati. Senza quei fondi (e tanti altri ovviamente, il principio va applicato ovunque: giornali, canoni tv, sagre popolari, etc.) tutti saremmo più ricchi e in proporzione i prezzi da pagare sarebbero più bassi.


Capitolo Costituzione:
Sono allergico a questo feticismo. E' un libricino scritto da umani, in quanto tale può contenere cose pregevoli come cose indecenti. Nella fattispecie, nonostante non credo affatto che "la gente sia tutta ignorante" come fai tu, ritengo che la nostra Costituzione sia piena di sciocchezze. (Bizzarra comunque la tua tesi: la gente è ignorante, però la stessa gente è in grado di scrivere un libro degno di adorazione mistica come la "Bibbia Laica").


"E si il mondo è composto da ignoranti, siamo tutti ignoranti, chi più chi meno, ma abbiamo il dovere di garantire il diritto a tutti di non esserlo".
Tesi comune e decisamente cara ai politici. Per conto mio non riuscirò mai a capire come possa una massa di ignoranti garantire a se stessa il diritto di non essere ignorante. Se vuole uscire dalla sua condizione può farlo volontariamente, se non vuole chi può costringerla a farlo? Come detto l'unica opzione disponibile è confidare in una dittatura illuminata. Legittimo ma non auspicabile, credo. Non è che invento niente, questo è esattamente il principio per cui ogni sistema socialista tende alla dittatura. La storia insegna. Ma qui andiamo decisamente fuori tema.

continua...

venerdì, febbraio 05, 2010

Statalizzazione della Cultura /4

...continua

A.G.: 1. Finanziare la cultura è sbagliato? Arte non è solo intrattenimento è anche cibo per il cervello, quello che ti permette di migliorarti o di ritrovare un momento di scontro/incontro nel confronto con gli altri. Parli di spettacoli, ma i finanziamenti, non riguardano solo quello. Sembra che la gente che fa teatro faccia quello e basta per mangiare.
Ma in che mondo vivi? Quello di cui parli tu è un'UTOPIA di pochi.
I finanziamenti sono per servizi che vanno alla collettività spesso non si traducono in soldi, ma diventano l'affitto di strutture per chi organizza corsi e laboratori di cui può godere ogni persona. Corsi di teatro, di danza, di canto, dizione, perché fare teatro ti aiuta anche ad esprimerti meglio e a credere un pochino di più nelle tue potenzialità. Perché ti mette a contatto con le persone, con gli altri, ti permette di confrontarti.

Tu parli di 1/100 di quello che c'è dietro alla parola finanziamenti. Per questo ti dico che sei ignorante, perché ignori e trai facili conclusioni.

2. Il cattivo assistenzialismo disincentiva l'innovazione. Ti ripeto, non sono completamente contrario all'abolizione del FUS purché tutto questo permetta di mantenere e non di demolire la situazione che già esiste. E' troppo semplicistico come metodo d'approccio. Esistono tanti modi, ma sbagli ad affibbiare una facile definizione ad un mondo così sfaccettato.

Sul discorso dei biglietti.
Certo, è giusto garantire a chi ha soldi di poter continuare a godere di privilegi e di attività culturali, mentre chi è povero e ovviamente deve fare i conti a fine mese invece deve mettersi il cuore in pace e rinunciare. E' giusto, non fa una grinza.

Ma che discorso è?

"E' ovvio però che come i ristoranti rinomati debbano essere un numero nettamente inferiore dei bar/pub, così i teatri saranno in un numero inferiore ai cinema."
Ma dove è scritta questa cosa? Cos'è un assioma che ti si è generato durante la digestione?
Il teatro è diventato un settore di nicchia perché porta cultura in questo paese che va avanti a programmi farciti d'ignoranza, dove la gente ride della stoltezza d'altri, nel comodo rifugio delle proprie case.

E bada, non difendo a spada tratta il teatro, difendo la cultura e l'arte che può manifestarsi e profondersi da tutti gli ambiti, siano essi la musica come la danza o la lirica, il cinema o il circo.

Stiamo parlando di 460 milioni di euro per tutta l'attività che viene svolta in Italia. Ma ti sembrano tanti? Credi che la cultura non sia un motore economico in Italia?
Forniscono più fondi i comuni, le provincie o le regioni di quello che eroga il FUS.

Il problema è che sono soldi gestiti male.

E ti ripeto Diego, sei ignorante, perché ti stai imputando su un solo elemento, come se il FUS fosse a coprire i finanziamenti per la creazione di spettacoli e basta. E' un argomento di grande portata e molto profondo per essere ridotto meramente a: non è giusto che io debba dare meno di 1 centesimo all'anno per quattro incapaci che non riescono a campare da soli, se non sono capaci che facciano altro.

J.A.: "Finanziare la cultura è sbagliato?"
Con i soldi pubblici - che sono soldi rubati al prossimo - sì. Credevo fosse chiaro. Ma evidentemente in questo paese di statalisti una posizione liberista come è la mia è inaccettabile al punto che si deve dare per scontato che una persona dotata di senno e di un minimo di cultura non possa avere un'opinione simile. Quindi continuo a non capire da dove tu abbia dedotto che io ignori la situazione da te descritta. Non fatico a credere che sia così, ma non vedo cosa c'entri.
Il Fus è solo uno dei tanti esempi.


Quando si è senza argomenti vengon fuori i soliti temi di "giustizia sociale". Se il problema fosse che i poveri non frequentano certi spettacoli perchè non possono permetterseli, la soluzione più semplice non sarebbe certo finanziare gruppi di artistici con chissà quali criteri, ma consisterebbe nel dare quei soldi direttamente ai poveri lasciandoli liberi di scegliere come spenderli. Ma così facendo si scoprirebbe che gran parte dei "poveri" spenderebbero quei soldi in bisogni che ritengono per loro più prioritari di quegli spettacoli. Ecco allora che si ritorna a quello che ho scritto nel mio primo intervento: l'unico motivo per cui è giustificabile questo tipo di finanziamento è credere "che il popolo sia composto da ignoranti che vanno istruiti e resi colti contro la loro stessa volontà, gente che non sa cosa è meglio per loro. Insomma, la classica visione comune a tutti i sistemi dittatoriali".


La mia digestione non c'entra nulla. Se è vero come tu stesso hai affermato (ed è vero, hai ragione!) che il teatro non potrà mai avere costi comparabili a quelli del cinema perchè quest'ultimo gode di replicabilità infinita e può sfruttare i meccanismi della "grande distribuzione", mentre il teatro no, in un mondo in cui vi sia un mercato cinematografico e un mercato teatrale, il primo sarà più di massa e il secondo più di nicchia. Non è un'opinione, è prasseologia. Se il teatro ha costi più alti, per vivere dovrà chiedere biglietti più elevati, se ci sono persone disposte a pagarli, vorrà dire che queste attribuiscono al teatro un valore maggiore, e che quindi sarà considerato un prodotto di qualità maggiore, ergo l'offerta sarà più limitata. Per lo stesso motivo che le Ferrari sono molto meno delle Punto. A meno che, non si stanzino fondi statali per incentivare l'acquisto delle Ferrari.


Sì sono gestiti male i fondi. Ma perchè sono gestiti male? Abbiamo dei politici imbecilli? Può darsi. Ma allora perchè vogliamo che gestiscano questi soldi e non li lasciamo nelle tasche dei legittimi proprietari? Siamo un popolo di rincoglioniti? Può essere, ma in questo caso siamo spacciati in qualsiasi caso poichè siamo in una democrazia dove comanda chi ha più voti. Anche in questo caso quindi parrebbe che la tua unica soluzione sia una dittatura o oligarchia "illuminata" dove uno o pochi colti decidono per il bene del popolo bue.
Io ho una spiegazione più semplice: è lo spreco congenito nell'assistenzialismo ben spiegato dai "4 modi per spendere i propri soldi" di Militon Friedman ( http://iononcicascopiu.wordpress.com/2009/09/23/milton-friedman/ ). Ognuno poi è libero di credere se possa essere una spiegazione valida.


...460 milioni di euro sono circa 8 euro ad italiano, altro che qualche centesimo. Guarda caso come un ingresso al cinema.
Credo che la cultura possa essere un forte motore economico per l'Italia e non lo è proprio perchè è inquinata di statalismo. I motori economici dovrebbero essere "esogeni" non "endogeni", dovrebbero produrre la ricchezza non assorbirla, sennò che razza di motori sono? Sono freni!


Non ho mai parlato di "incapaci".

continua...

giovedì, febbraio 04, 2010

Statalizzazione della Cultura /3

...continua


A.G.: Non mischiare in questa discussione Alitalia, perché stiamo parlando di ben altre cose.
A leggere quello che scrivi mi appare evidente che quello che arriva alle persone attraverso la comunicazione di massa sia decisamente falsato.
Da come lo descrivi tu, ed immagino che siano informazioni che ti arrivino dai principali mezzi di comunicazione, sembra che la gente di teatro, come di tutti gli altri ambienti inclusi nel FUS (Lirica, Cinema, Musica, Danza e Circo) non faccia nulla e si gratti la pancia, aspettando i soldi e producendo spettacoli senza muovere un dito; in uno speciale stato di mecenatismo grazie al quale possono essere additati come parassiti.
Beh, non è esattamente questa la situazione.

Il problema è che i fondi più grossi (parlo sempre del teatro), vengono mangiati dai teatri più grossi, che tecnicamente dovrebbero già sostenersi da soli, avendo già una struttura, la fama, e le possibilità per organizzare e produrre eventi.
Invece guarda caso sono quelli che ricevono più soldi e fanno, in proporzione, molto meno.

Esistono gruppi che ricevono 3000-4000€ che servono a malapena per coprire 1/10 delle spese che devono sostenere ma che gli permette comunque di poter rimanere in piedi, faticando, lavorando come tutti i comuni mortali anche 12 ore al giorno spesso con la metà di uno stipendio medio.

I soldi poi li devi anticipare di tasca tua, magari facendoli anticipare da enti privati, sempre sperando che in corso d'opera (come è già successo negli anni passati) non decidano di tagliare i fondi, lasciandoti con un debito che non avevi da saldare.

tua nonna magari non andrà a teatro o al cinema, però ascolterà la musica o magari sarà andata a ballare da qualche parte no? Beh parte del FUS va anche nell'organizzazione di eventi musicali (perché la musica è cultura) che non sono solo spettacoli in grandi città.

Esistono realtà che io ho visto con i miei occhi, che non prendono un solo € del FUS ma che riescono a rimanere in piedi a costo di sacrifici incredibili. Persone che dedicano la vita per il proprio lavoro, e che garantiscono un servizio di laboratori per centinaia di persone. E poi ci sono Teatri che sono in rosso da 5 anni.

Vedo che non hai letto con attenzione quello che ho scritto più sopra, il costo del biglietto è così basso perché esistono i finanziamenti. Un teatro, in Italia, non ha i posti di un cinema, non ha la possibilità di replica garantita. Bene, confrontiamoci con il mercato. Tu li pagheresti 70€ per andare a teatro?
--
Per cortesia, evitiamo il qualunquismo. Pavarotti prendeva dei cachet che gli garantivano i gargarismi con il Don Perignon.

Non ti fermare alle quattro cose che raccontano in quella scatola che c'è nelle case degli italiani.

La verità è leggermente diversa.

J.A.: Gibo, non ho mai detto che chi fa teatro o attività affini o che riceva sovvenzioni pubbliche è uno scansafatiche. E per piacere smettila di dire che sono plagiato dalla tv, ignorante o malinformato solo perchè non la penso come te.
Ho sostenuto sostanzialmente 2 cose:
1. Il finanziamento alle attività di spettacolo è INGIUSTO. Indipendentemente dal fatto che chi lo riceve sia un incompetente scansafatiche o un genio stakanovista. E' ingiusto perchè quei soldi provengono da un'estorsione ai cittadini (le tasse). Io un'estorsione la giustifico solo in casi di estrema necessità. Gli spettacoli in generale non sono servizi di prima necessità.
2. L'assistenzialismo disincentiva l'innovazione. Se un bilancio è in perdita pur avendo dei contributi dallo Stato, non è affatto detto che togliendo quei contributi questo diventi ancora più in perdita. Gli esempi che ho fatto servivano a dimostrare questa affermazione che potrebbe apparire priva di senso.
E con questo spero di aver chiarito.
Rispondo:
- 70€ per andare a teatro? Perchè no? Sarebbe l'equivalente di 8-9 ingressi al Cinema. Se valuto che uno spettacolo di teatro mi appaghi di più che 9 film al cinema certo che sì. Non mi sembra un'impresa impossibile. Posso cenare con un toast+bibita, spesa=6euro, qualche (rara) volta ne posso spendere 60 euro per una cena speciale. E non navigo certo nell'oro. C'è anche chi ne spende 500. E' ovvio però che come i ristoranti rinomati debbano essere un numero nettamente inferiore dei bar/pub, così i teatri saranno in un numero inferiore ai cinema.
Anche se decidessi che 70 euro sono troppi per lo spettacolo (cioè sto scegliendo di spendere i miei soldi in cose che reputo prioritarie, es. pagare il mutuo, fare la spesa), non sarebbe comunque giusto che il costo dello spettacolo lo pagasse qualcun altro per me (che magari ha cose ancora più prioritarie su cui spendere i propri soldi).


Certo che se si parte dal concetto che siccome ci sono degli artisti bravi, che s'impegnano e che vogliono intraprendere un'attività artistica, nel caso non riuscissero a reperire sufficienti clienti da sopperire ai loro costi, questi costi debbono essere necessariamente con i soldi di tutti i cittadini (anche di quelli che detestano quell'arte e la reputano inutile); allora per lo stesso principio dovremmo sovvenzionare qualsiasi attività artigianale che soffre la concorrenza dei prodotti industriali (di qualità inferiore, ma di costi enormemente inferiori).


A chiunque voglia intraprendere qualsiasi carriera artistica auguro tutte le più belle cose di questo mondo e tanta fortuna perchè so quanto possa essere duro, e voglio dirgli: "sei libero di esercitare l'arte che più ti aggrada, nelle forme che preferisci, con i contenuti che preferisci, dove e quando vuoi. Sei libero di chiedere un compenso ai tuoi spettatori, di cercarti sponsor o di chiedere contributi volontari. Quello che non puoi fare (IMHO) è pretendere che qualcun altro sia obbligato a pagare il biglietto ai tuoi spettatori al posto loro, come avviene adesso con i finanziamenti statali.

continua...

mercoledì, febbraio 03, 2010

La pronta risposta dello Stato al crimine

Le nostre impavide forze dell'ordine irrompono in un club privato a Conegliano e colgono in flagrante 7 pericolosi soggetti che stavano...giocando a carte.
Certo, si trattava di Poker, ma va precisato che stiamo parlando della cosiddetta versione "sportiva", il Texas Hold'em, in cui la componente di gioco d'azzardo è estremamente limitata visto che si paga solo una quota d'iscrizione che serve a costituire quello che diverrà il montepremi finale, analogamente a come si potrebbe fare per un torneo di qualsiasi altro gioco come la Dama, o come in altri comuni giochi di carte come la Scala Quaranta o lo Scopone. E rimane comunque il fatto che, il Sig. Stato, quell'istituzione che controlla attraverso il monopolio legale tutto ciò che è riconducibile al gioco d'azzardo, foraggia i suoi ben noti canali clientelari con i proventi di attività di gioco da tempo immemore ed è perciò l'ultimo soggetto a potersi permettere il lusso di salire sul pulpito a fare la predica. Il Lotto di Stato è entrato da tempo nell'iconografia italica e dopo essere stato affiancato per anni dal mitico 13 del concorso Totocalcio, ora gode di nuovo splendore grazie alle grandi vincite (e agli abominevoli introiti) del Superenalotto, a cui si è presto affiancato il gioco Win for Life (13 estrazioni giornaliere!). La voracità statale nel gioco d'azzardo sembra irrefrenabile: nel Lotto, dopo aver portato i margini del "banco" a percentuali che rovinerebbero la reputazione anche al più infame dei biscazzieri della Camorra (ne avevo già parlato qui), soprattutto in questi ultimi anni si sono escogitati i più fantasiosi metodi di moltiplicazione dell'offerta. Andando a memoria, posso citare: la triplicazione della frequenza delle estrazioni (fino a poco tempo fa erano settimanali), l'aggiunta della ruota "Nazionale" e il concorso Superstar abbinato al Superenalotto.
E' sempre grazie allo Stato (Governo D'Alema) che in Italia sbarcò il Bingo, versione schizofrenica della tombola in grado di mandare sul lastrico un pensionato in poche settimane, con cui la macchina burocratica riuscì a far cassa ancor prima che gli scommettitori versassero la loro gabella, grazie alla vendita delle concessioni per le sale autorizzate al gioco.

Come ben sanno gli avventori degli Autogrill, di Gratta & Vinci ce n'è uno nuovo ogni settimana ed ogni momento è buono per comprare un biglietto della Lotteria.

INTERMEZZO -  Breve corso di sopravvivenza per frequentatori del personale Autogrill.
Ordinare, sopravvivere, consumare.

Situazione 1 - Diplomatico
- Buongiorno. Mi fa un cappuccino, per cortesia? 
- Vuole anche un Gratta & Vinci? -
- No, grazie. Poi la "pellicolina" dorata mi rimane tra i denti, meglio una brioche da tociàr...

Situazione 2 - Schietto
- Buongiorno. Mi fa un cappuccino, per cortesia?
- Lo vuole un biglietto della Lotteria?
- Ce l'hai alla marmellata o come al solito ti sono rimasti solo quelli con quella schifosissima crema?

Situazione 3 - Altruista
- Buongiorno. Mi fa un cappuccino, per cortesia? -.
- Un biglietto della lotteria?
- Occhio al labiale. Ripeti con me: CAP-PUC-CI-NO.

Situazione 4 - Disarmante
- Buongiorno. Mi dà un biglietto della lotteria, per cortesia?
- Sì. Eccolo. Sono 5 euro.
- ... ... ... ...ma non mi chiedi se voglio anche un cappuccino?!
- Ah, vuole un cappuccino?
- SI'. LO VOGLIO!
- E vuole anche un biglietto della lotteria?
- Fanculo.

Situazione 5 - Preventivo
- Senti puttanella, se ci tieni a quel tuo bel visino, senza fare gesti improvvisi mi batti uno scontrino da un euro e cinquanta, apri molto lentamente la cassa e vi infili i miei soldi senza fare cazzate. Poi fili a quella fottuta macchinetta del caffè e mi prepari un cappuccino come neanche a quel magnaccio che ti scopa ogni sera l'hai mai fatto. Poi sempre molto lentamente torni da me e con la tua boccuccia sempre ben chiusa mi porgi il mio fottuto cappuccino. A questo punto mi sorriderai e mi dirai "Grazie per aver scelto Autogrill!". E non aggiungerai nient'altro. So che puoi farcela. Non fare cazzate. Non una parola in più. Non fare l'eroina dei fumetti. Ci siamo capiti? Brava.

FINE INTERMEZZO

Torniamo a noi. Dicevamo: Lotto, Totocalcio, Casinò, Lotterie Nazionali, Gratta e Vinci, VideoPoker, Sale Bingo, WinforLife, Superenalotto e chissà quant'altro sto dimenticando, tutto in mano allo Stato.

Quello Stato che ha la faccia tosta di occupare personale pubblico pagato con le nostre tasse, per scrivere leggi, per fare indagini e fare "incursioni" al solo fine di rompere le palle ad un gruppo di amici, adulti e vaccinati, che giocano a Poker in un circolo privato. Tutta la mia solidarietà a questi ragazzi.

lunedì, febbraio 01, 2010

Statalizzazione della Cultura /2

...continua

A.G.: Mi pare che parli con poca cognizione di causa Diego.
Una produzione artistica di tipo teatrale, non è un evento cinematografico, che una volta prodotto può essere replicato all'infinito.
L'evento teatrale, quello che si manifesta tra uno o più attori e uno o più spettatori è qualcosa di unico, ogni volta che avviene.
Non è una cosa che può essere quantificata in un modo così semplice come potrebbe esserlo la produzione e la distribuzione di un bene materiale qualunque.

Il prezzo per un evento di questa portata avrebbe dei costi che nessuno potrebbe permettersi.
Ecco perché esistono in parte i finanziamenti. Per garantire che (chi se lo merita) possa continuare una produzione artistica aumentando il suo livello.

Il FUS era gestito male, questo è un dato di fatto, soprattutto perché le fette più grosse venivano ripartite tra quelli che già ne avevano di soldi. Ma eliminarlo è sbagliato.
Perché il teatro non è una zucchina.



J.A.: E' evidente anche ad una capra (e non escludo di poter essere io stesso definito tale) che uno spettacolo teatrale che è per forza di cose una produzione "artigianale" abbia costi più elevati di una produzione "industriale" qual è il cinema.
Ma il punto è: chi paga questi costi?
Se uno organizza uno spettacolo, o lo fa per fornire un servizio al pubblico o lo fa per se stesso o un mix delle due. Quindi per me questo costo o lo paga il pubblico, o lo paga la produzione, o un mix delle due.
Non riesco a scorgere alcuna motivazione logica perchè questi costi debbano essere sostenuti con soldi rubati (mezzo tassazione) ai cittadini tutti, anche a quelli disinteressati allo spettacolo. Non capisco come si faccia a ritenere giusto ad esempio sottrarre ogni anno -anche un solo euro- a mia nonna che prende la pensione minima per finanziare delle produzioni di spettacoli che mai ha potuto vedere in vita sua e mai li vedrà.
L'unica motivazione plausibile dal punto di vista logico è credere che il popolo sia composto da ignoranti che vanno istruiti e resi colti contro la loro stessa volontà, gente che non sa cosa è meglio per loro. Insomma, la classica visione comune a tutti i sistemi dittatoriali. Io non la penso così.


Quanto può essere il prezzo di mercato di un biglietto di uno spettacolo "non parassita" di fondi statali? 50€? 100€? 500€? Non ha importanza. Se la gente ritiene che quello spettacolo gli dà un beneficio superiore agli altri impieghi che quei 500€ possono dargli, glieli darà. Altrimenti se li tiene e li spende per qualcos'altro, per qualcosa che dal suo punto di vista ha una priorità maggiore di quello spettacolo. Se una produzione non riesce ad avere abbastanza clienti da riuscire a coprire i costi è giusto che chiuda, non che vada a sottrarre soldi a terzi come attualmente viene fatto praticamente per ogni cosa qui in Italia.
Dite che sarebbe la fine del teatro? Io penso di no, penso che forse sarebbe la fine di -questo teatro- in cui ciò che vuole il pubblico viene in subordine a molte altre cose.


Non sono poi affatto d'accordo con te quando dici che nessuno potrebbe permettersi il prezzo di uno spettacolo "artistico". Allo stato attuale delle cose i costi sono stellari e ciò che uno spettatore è disposto a pagare per uno spettacolo teatrale è non di molto superiore a quanto pagherebbe per un film al cinema. Ma queste sono le classiche conseguenze dell'assistenzialismo che moltiplica l'offerta disperdendo i capitali in mille rivoli e che disincentiva la ricerca di nuove forme di finanziamento, l'innovazione ed il contenimento dei costi.
Anche la lirica era un settore in cui si credeva che senza l'assistenzialismo fosse destinata a morire, poi arrivò un tale che oltre ad essere uno straordinario tenore aveva spiccate doti manageriali e contro l'indignazione degli snob del settore s'invento i concerti in Central Park creando un business da svariati milioni di dollari. Questo uomo si chiamava Luciano Pavarotti ed è famoso in tutto il mondo, forse ancor più per le sue straordinarie doti canore, per avere messo a disposizione di tutti la musica lirica.


Altro esempio analogo può essere fatto con Alitalia. Per anni c'hanno estorto quantità abnormi di denaro dalle nostre tasche dicendoci che il trasporto aereo era un servizio necessario e "strategico" per il paese e che non si sarebbe mai potuto mantenere con i soli soldi dei biglietti dei viaggiatori. Poi un bel giorno arrivò Ryanair ed inventò il volo low-cost.

continua...

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