lunedì, febbraio 01, 2010

Statalizzazione della Cultura /2

...continua

A.G.: Mi pare che parli con poca cognizione di causa Diego.
Una produzione artistica di tipo teatrale, non è un evento cinematografico, che una volta prodotto può essere replicato all'infinito.
L'evento teatrale, quello che si manifesta tra uno o più attori e uno o più spettatori è qualcosa di unico, ogni volta che avviene.
Non è una cosa che può essere quantificata in un modo così semplice come potrebbe esserlo la produzione e la distribuzione di un bene materiale qualunque.

Il prezzo per un evento di questa portata avrebbe dei costi che nessuno potrebbe permettersi.
Ecco perché esistono in parte i finanziamenti. Per garantire che (chi se lo merita) possa continuare una produzione artistica aumentando il suo livello.

Il FUS era gestito male, questo è un dato di fatto, soprattutto perché le fette più grosse venivano ripartite tra quelli che già ne avevano di soldi. Ma eliminarlo è sbagliato.
Perché il teatro non è una zucchina.



J.A.: E' evidente anche ad una capra (e non escludo di poter essere io stesso definito tale) che uno spettacolo teatrale che è per forza di cose una produzione "artigianale" abbia costi più elevati di una produzione "industriale" qual è il cinema.
Ma il punto è: chi paga questi costi?
Se uno organizza uno spettacolo, o lo fa per fornire un servizio al pubblico o lo fa per se stesso o un mix delle due. Quindi per me questo costo o lo paga il pubblico, o lo paga la produzione, o un mix delle due.
Non riesco a scorgere alcuna motivazione logica perchè questi costi debbano essere sostenuti con soldi rubati (mezzo tassazione) ai cittadini tutti, anche a quelli disinteressati allo spettacolo. Non capisco come si faccia a ritenere giusto ad esempio sottrarre ogni anno -anche un solo euro- a mia nonna che prende la pensione minima per finanziare delle produzioni di spettacoli che mai ha potuto vedere in vita sua e mai li vedrà.
L'unica motivazione plausibile dal punto di vista logico è credere che il popolo sia composto da ignoranti che vanno istruiti e resi colti contro la loro stessa volontà, gente che non sa cosa è meglio per loro. Insomma, la classica visione comune a tutti i sistemi dittatoriali. Io non la penso così.


Quanto può essere il prezzo di mercato di un biglietto di uno spettacolo "non parassita" di fondi statali? 50€? 100€? 500€? Non ha importanza. Se la gente ritiene che quello spettacolo gli dà un beneficio superiore agli altri impieghi che quei 500€ possono dargli, glieli darà. Altrimenti se li tiene e li spende per qualcos'altro, per qualcosa che dal suo punto di vista ha una priorità maggiore di quello spettacolo. Se una produzione non riesce ad avere abbastanza clienti da riuscire a coprire i costi è giusto che chiuda, non che vada a sottrarre soldi a terzi come attualmente viene fatto praticamente per ogni cosa qui in Italia.
Dite che sarebbe la fine del teatro? Io penso di no, penso che forse sarebbe la fine di -questo teatro- in cui ciò che vuole il pubblico viene in subordine a molte altre cose.


Non sono poi affatto d'accordo con te quando dici che nessuno potrebbe permettersi il prezzo di uno spettacolo "artistico". Allo stato attuale delle cose i costi sono stellari e ciò che uno spettatore è disposto a pagare per uno spettacolo teatrale è non di molto superiore a quanto pagherebbe per un film al cinema. Ma queste sono le classiche conseguenze dell'assistenzialismo che moltiplica l'offerta disperdendo i capitali in mille rivoli e che disincentiva la ricerca di nuove forme di finanziamento, l'innovazione ed il contenimento dei costi.
Anche la lirica era un settore in cui si credeva che senza l'assistenzialismo fosse destinata a morire, poi arrivò un tale che oltre ad essere uno straordinario tenore aveva spiccate doti manageriali e contro l'indignazione degli snob del settore s'invento i concerti in Central Park creando un business da svariati milioni di dollari. Questo uomo si chiamava Luciano Pavarotti ed è famoso in tutto il mondo, forse ancor più per le sue straordinarie doti canore, per avere messo a disposizione di tutti la musica lirica.


Altro esempio analogo può essere fatto con Alitalia. Per anni c'hanno estorto quantità abnormi di denaro dalle nostre tasche dicendoci che il trasporto aereo era un servizio necessario e "strategico" per il paese e che non si sarebbe mai potuto mantenere con i soli soldi dei biglietti dei viaggiatori. Poi un bel giorno arrivò Ryanair ed inventò il volo low-cost.

continua...

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