lunedì, novembre 22, 2010

Inception statalisti, è possibile sradicarli?

Sabato sera durante una piacevole serata in famiglia, il discorso è finito sulla privatizzazione dei servizi idrici. Quasi scontato dire che il sottoscritto si è ritrovato in posizione nettamente minoritaria a difendere la liberalizzazione. Ammetto che comincia ad essere un pelo frustrante trovarsi di fronte sempre alle solite obiezioni costruite perlopiù su radicati pregiudizi anti-mercato. Tutti pregiudizi che - per carità - se ci sediamo con calma a discuterne qualche oretta vengon giù uno ad uno come castelli di carta al vento, ma che in qualsiasi occasione di dibattito, sia per quantità che per "profondità dell'Inception", richiederebbero troppo tempo per essere totalmente estirpati.
Anzi addirittura questa volta, nonostante la mia controparte annoverasse tra le sue fila un ingegnere, un laureato in economia e perfino due geometri dipendenti dell'acquedotto, il dibattito è partito da un livello più basso del solito con l'enunciazione della celebre massima:
 "L'acqua non è una merce". 
E, di grazia, cosa sarebbe allora? Un sentimento? Io capisco che si senta il desiderio di evidenziare la priorità della merce "acqua" rispetto agli altri meno nobili bisogni, ma se vogliamo discutere di economia con approccio razionale e non comporre un sonetto, è necessario chiamare le cose con i propri nomi.
Altrimenti sarebbe come obiettare ad un medico che vi propone un trapianto del vostro povero cuore malato che siete assolutamente contrari all'intervento, non perchè avete valutato rischi e benefici, bensì perché il cuore non è un organo, ma la Sede dell'Anima. 

Che gli dici?

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