mercoledì, giugno 15, 2011

Perché i libertarians (spesso) sono indipendentisti?

Pubblico qui un commento che ho scritto sul sito della Xoventù Independentista, a risposta di un articolo alquanto discutibile sul "pericolo libertari" nei movimenti indipendentisti. Per una ragione che mi sfugge, pare che l'approvazione del moderatore si faccia attendere più del dovuto...forse sarò troppo matusa?

Credo non ci sia nulla di più tipicamente italico che minare la stabilità di un micro-partito, dall'interno, attaccando una "nano-componente" di esso, come questo articolo tenta di fare.  Perlopiù dimostrando una conoscenza dell'argomento trattato a livello da "osteria".

Innanzitutto i "libertarians" non sono liberali "estremi" (sic!), ma liberali "coerenti", cioè persone che credono nel valore della proprietà privata, anche del proprio corpo, e si prefissano di difendere questa dai soprusi dello Stato. Sono "coerenti", ad esempio, perché non riconoscono la fantomatica distinzione tra libertà civili, di "serie A" e libertà economiche "di serie B".
Sul piano pratico, se poi andate a vedere quali sono le proposte concrete dei libertari italiani, scoprirete che non differiranno molto da quelle di un liberale classico di mezzo secolo fa, come Luigi Einaudi.
"il fine ultimo cui mira, in realtà, è la disgregazione utopistica di tutti i Popoli e di tutti gli Stati per inseguire la creazione di un mostro identico a se stesso in ogni latitudine, privo di tradizioni e chiamato homo oeconomicus." = Capìo gnente.
Il fine di qualsiasi libertario (e di qls. liberale) è la riduzione del PESO dello Stato, ma non necessariamente delle sue dimensioni, infatti un libertario preferirebbe di gran lunga vivere in uno Stato come gli USA che a Cuba, nonostante quest'ultima sia più piccola.
Perché i libertari sono spesso indipendentisti? C'è una motivazione basata sui princìpi e una "pragmatica".
1. Per principio: perché come riconoscono il diritto dell'individuo di vivere e godere di ciò che produce al riparo dai parassiti statali, così non possono non riconoscere il diritto di una comunità più ampia di fare lo stesso. Questa è la coerenza di cui si parlava. E' ingiusto obbligare con la forza una persona a lavorare per mantenerne un'altra, come è ingiusto obbligare una comunità a mantenerne un'altra. Come la formica ha diritto a divorziare dalla cicala, così la comunità di formiche ha diritto a secedere dalla comunità di cicale (vale anche il contrario, ma ovviamente è molto più improbabile che accada).
2. Pragmaticamente: come riuscire a ridurre il peso dello Stato, se questo è necessariamente in mano ai politici che vivono di quella stessa massa che si vorrebbe ridurre? Una delle soluzioni migliori è proprio aumentare la concorrenza dei vari stati. Stati più piccoli, significa più facilità per gli individui di affidare le loro ricchezze agli stati meno "voraci" e più efficienti.
E' un processo che i libertari vogliono spingere fino allo Stato familiare? In generale no. Come già detto: l'obiettivo è uno Stato leggero, non uno Stato microscopico. Se spaccare uno Stato in due pezzi porta a ridurre il peso dello stato (mole di leggi, spesa pubblica pro-capite) allora probabilmente il libertario sarà propenso ad appoggiare la secessione, altrimenti no. Ogni Stato ha dei costi fissi indipendenti dalla grandezza del territorio (ministeri, ambasciate), quando questi costi superano il vantaggio che porterebbe un aumento della "concorrenza" non è più conveniente secedere.
Nel pezzo citato, Facco descrive una ideale società SENZA STATO, sottolineando che ci sarebbero comunque regole condivise su base contrattualistica. E' una visione anarco-capitalista (branca del libertarismo) che però non centra nulla con i temi indipendentisti: se tutti gli Stati cominciano a frammentarsi iterando il processo, NON SI GIUNGE alla situazione descritta: si avranno tanti STATI, più o meno oppressivi.
E la confusione dell'autore di questo post tra il concetto di "società" e il concetto di "stato" emerge con maggior chiarezza poco dopo.
"E’ doveroso rimarcare, quindi, la strumentalità dell’indipendentismo dei liberali, dei liberisti e dei libertari perché si fonda su una idea aberrante di umanità; il fine ultimo cui mira, in realtà, è la disgregazione utopistica di tutti i Popoli e di tutti gli Stati per inseguire la creazione di un mostro identico a se stesso in ogni latitudine, privo di tradizioni e chiamato homo oeconomicus." =Capio gnente./2
1. Il fine è la riduzione del peso dello Stato. I Popoli esistono prima dello Stato e continueranno ad esistere anche se questo non ci fosse.
2. Un uomo privo di tradizioni??! E' l'esistenza e la mole di un apparato statale che preserverebbe le tradizioni? I nostri nonni ci hanno forse tramandato la loro cultura popolare attraverso qualche programma ministeriale o grazie alla loro individualissima buona volontà?
3. Homo oeconomicus??? Per i libertari non c'è idealizzazione accademica considerata più idiota dell'"Homo Economicus". La Scuola Austriaca di Economia  (per tutti i libertari, LA Fonte del Sapere Economico) nega con forza la possibilità di ricondurre l'uomo reale che vive e che pensa a quel modello astratto.

Inoltre, sembra anche non si colga la differenza tra l'appoggiare una richiesta d'indipendenza e l'appoggiare l'indipendenza. I libertari credono nel principio di autodeterminazione (sia degli individui che dei popoli). Quindi difenderanno sempre qualsiasi comunità richieda di poter essere indipendente. Il che non significa che sostengano l'indipendenza. Esempio: se un domani, in un Veneto Stato indipendente, una parte della comunità della provincia di Treviso volesse una Marca Trevigiana Stato, i libertari non si opporrebbero certo alla richiesta presentando motivazioni storico-identitarie (per carità, anche motivate). Riconoscerebbero il diritto di effettuare una consultazione per stabilire se formare un'ulteriore scissione sia il reale desiderio della maggior parte dei trevigiani. Poi però potrebbero votare e persuadere chiunque a votare contro una tale secessione. Questo fa sempre parte del capitolo "coerenza".

Infine sugli OGM e politiche agricole: qualsiasi liberale si deve opporre alla iper-regolamentazione e alle misure di protezionismo che gli Stati e la UE, attuano in campo agricolo. I disastri delle quote latte (o anche delle quote dei vigneti, ad esempio) dovrebbero essere lì apposta per ricordarci come abbiamo svenduto la nostra libertà, in cambio dell'illusione di una stabilità economica inesistente. Invece, siamo qui a constatare che esistono voci del Veneto che invocano maggiore interventismo statale. Proprio tra i Veneti, che per loro indole e storia, non pretesero mai nulla in più di quello che proveniva dal proprio lavoro, proprio nella terra definita un tempo Serenissima per la pace che regnava nella patria del Libero Mercato Veneziano; proprio qui, adesso sono costretto ad assistere ad un processo di terronizzazione. Veneti che supplicano protezione statale, che invocano l'intervento di uno Stato che è CAUSA delle difficoltà del Veneto stesso, che chiedono di essere "comandati" (ma con burocrazia veneta, eh!), invece di declinare il verbo più veneto che ci sia: "rangiarse".  Che pena. Meno male sono convinto che questi siano una esigua minoranza.

Da libertario, orgogliosamente Veneto ed indipendentista, chiudo con una massima Veneta che i miei nonni mi hanno tramandato (indipendentemente dallo Stato a cui appartenevano) e che trasmetterò ai miei nipoti (indipendentemente dallo Stato a cui apparterranno): co no se sa, se tase.

Post corretto da alcuni refusi, notati dopo la pubblicazione

2 commenti:

Orso von Hobantal ha detto...

Uff, io sono libertario e indipendentista, le due cose per me sono correlate, non c'è davvero un «lato» che prevalga sull'altro. Mi chiedo come fanno «loro» ad essere indipendentisti e «comunitaristi» allo stesso tempo. Da un giorno all'altro i veneti sono diventati austriaci perché glielo diceva il kaiser, poi è arrivato il re, poi il fascismo e poi la costituzione a dire loro che sono italiani. Adesso arriva Menini e con la stessa logica ci dice che siamo «veneti». Ho una notizia per Menini, lo sapevo già ed, eventualmente, lo decido io. Che differenza c'è tra loro e i politici che rompono le balle col tricolore? Nessuna. E allora perché i veneti devono smettere di dar retta a Napolitano e cominciare a darla a Moreno Menini?

J.A. ha detto...

E' la solita presunzione di superiorità morale. Comunque è normale che decidano così di non pubblicare il mio commento sul sito?

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