mercoledì, settembre 21, 2011

Udite-udite!

L'anonimo commentatore del post sul libro di Caprotti precisa e completa nello spazio dei commenti, l'informazione sul suo amico che lavorava all'Esselunga.
Preghiamo quindi tutti i lettori di AtrocePensiero di annotarsi che:


"non se ne è dovuto andare, ha soltanto cambiato lavoro quando ne ha trovato uno migliore (cosa non difficile, anche in tempi di crisi, rsipetto all'Esselunga)."

ESTICAZZI/2

Bepi tra logica e semantica statalista

Bepi ha un'azienda e paga tutte le tasse che lo stato gli impone: Irap, Iva, Irpef, Ici, accise su benzina e tabacchi, bollo auto, canone rai, etc... Inoltre versa tutti contributi pensionistici per sè e per i suoi dipendenti.
Con la sua quota di tasse paga tutti i servizi di cui usufruisce, ma paga anche per i servizi che non utilizza e per quelli utilizzati dai cittadini più poveri.
Bepi è un cittadino modello. Se tutti facessero come lui, la società sarebbe migliore e lo Stato erogherebbe a tutti meravigliosi servizi.
Da domani lo Stato taglierà una piccola parte dei servizi erogati, ma le tasse, anzichè diminuire cresceranno.
Bepi dovrà versare 1% in più di Iva, pagare le sigarette e la benzina più care e si vedrà aumentato il bollo della sua auto.
Bepi stima che pur "consumando" meno servizi statali di prima, ogni anno dovrà dare allo stato 5000 euro in più.

Se domani Bepi non verserà quei 5.000 in più diverrà un evasore, ergo, come lo Stato ci insegna attraverso gli spot televisivi, un "parassita della società", uno che vive a spese degli altri. C'è qualcosa che non mi torna...


Ma guardate che sguardo truce...non avrete mica dubbi a riguardo??! Bepi al rogo!!!

martedì, settembre 20, 2011

La Coop sarà tua sorella

Venne il 1988. Ed i sindacati ci presentarono una nuova assurda "piattaforma", con la richiesta di scendere a 36 ore di lavoro e di ulteriori aumenti salariali. Il nostro costo del lavoro, per tutto quanto sopra descritto, era già del 25% superiore a quello dei concorrenti. Nel 1987 il vecchio direttore del personale s'era dimesso ed il suo posto era stato coperto dal gagliardo dottor Delzotto. Nella circostanza, gli dissi: -Piattaforma un cazzo. Presentiamo noi la nostra "piattaforma", rimettiamo tutto a zero-. Demmo battaglia ed il signor Paolo De Gennis, oggi vicepresidente, mi ricorda che io dissi a Delzotto: -Sarà un bagno di sangue-Nell'ottobre di quello stesso 1988 annunciammo 904 "esuberi", cioè decidemmo - conti alla mano - che 904 persone (su 5.684) erano di troppo. Si scatenò una lotta senza quartiere. [...] 
I nostri negozi rimasero sempre aperti, i sindacalisti non riuscirono più a impedircene l'apertura. Fummo trascinati in tribunale con decine di cause per "comportamento antisindacale", un reato di invenzione italiana. Ebbero poco successo.
Fu una lotta disperata, una lotta per la vita, che durò oltre tre anni.
Parole del patron di Esselunga, Bernardo Caprotti in "Falce e Carrello". Un libro stupendo, un piacevolissimo racconto "davanti al caminetto" di un nonno che racconta la storia della sua vita e della sua azienda, che ti incanta e ti diverte con gli anedotti, le postille e le divagazioni leggere, ma sa poi farti incazzare documentando i vomitevoli soprusi delle Coop. Straborghese, irriverente, stakanovista ma a tratti snob, battagliero e politicamente-scorretto. Un vero libro-denuncia che Caprotti ha scritto di suo pugno "dall'alto della sua età, del suo silenzio, dei suoi soldi".
Un libro bandito dalle librerie italiane a causa di una sentenza del tribunale di Milano di pochi giorni fa che ha condannato Caprotti (anche al pagamento di 300.000 € alle Coop a titolo di risarcimento), non per "diffamazione" (come sostiene l'Italia dei Valori), accusa  per cui è stato assolto, bensì per aver condotto "un'operazione denigratoria volta a danneggiare un concorrente con mezzi non leciti". "Concorrenza sleale"?!

Fortunatamente qualche buon uomo ha provveduto a caricare il pdf del libro in rete.


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