giovedì, gennaio 10, 2013

Indipendentisti alle politiche? Le ragioni del no in un'esperienza diretta

Fortunatamente non ricorderò l'anno appena conclusosi per questo motivo, ma nel 2012 mi sono tesserato per la prima volta in vita mia con un partito. Dopo questa breve esperienza spero sia stata l'ultima.
Ricapitolando: mi sono avvicinato al primo partito indipendentista veneto, il Partito Nazionale Veneto, soprattutto grazie agli scritti di Luca Schenato e quando il PNV si è fuso con il più recente Partito dei Veneti formando Veneto Stato, vi ho aderito. Inizialmente ero scettico e mi chiedevo: "ma chi me lo dice che poi una volta che li voto, questi di VS non sono come tutti gli altri partiti e attendendo l'indipendenza, si ingrassano?", poi però colsi due differenze fondamentali tra VS e "gli altri"

  1. VS era un partito anomalo, con UN SOLO CHIARO OBIETTIVO ed un SOLO MODO (il referendum) per ottenerlo. "Fregandosene" di tutte le altre tematiche non aveva pretesti per acquisire cariche e poteri a vantaggio dei propri leader. Tale obiettivo essendo unico, non è spendibile elettoralmente per periodi troppo lunghi senza apportare risultati, quindi il sostegno della gente viene facilmente meno ed il potere con esso. Inoltre, l'unico scopo/unica strategia in teoria permette di costruire un partito che non richiede scelte dirigenziali di particolare gravità. In questo modo si può lasciare grandi spazi di discussioni e di proposte ai soci che diventano realmente azionisti di un'iniziativa collettiva e non seguaci di qualche capetto.
  2. La strategia di VS è totalmente indipendente dal Parlamento Romano. Non avendo quindi la necessità di eleggere parlamentari, le occasioni per i politici di VS di trarne un profitto personale e trascurare la causa originaria sono limitate.
In questi mesi di collaborazione, ho conosciuto persone veramente capaci, di buona volontà e dai limpidi princìpi morali.
Purtroppo, però, a causa di gelosie, sospetti, scorrettezze e chiusure mentali di differenti fazioni che si richiamavano ai due vecchi partiti disciolti, si avviò una spaccatura del micro partito in due nano-partiti.
Era il solito problema dei partiti tradizionali: ci si unisce sulla base di princìpi e strategie piuttosto generici e poi ci si scanna sulla loro interpretazione ed attuazione: la fazione in maggioranza tende a forzare un'interpretazione che la aggrada di più e la minoranza si appella all'ortodossia più estrema come difesa delle proprie istanze.

A Vittorio Veneto, nello specifico, ci si trovò con due gruppi indipendentisti che provarono a dialogare. Visto che tali tensioni si moltiplicavano a livello "centrale", mentre a livello locale vi era collaborazione, il gruppo di cui facevo parte cominciò a cercare di prevenire nel suo piccolo tutte queste possibili scocciature mettendo alcuni punti fissi nero su bianco, e dichiarando la totale laicità nei confronti di tutto quello non contemplato da tale "contratto". La speranza era anche che il nostro esempio fosse imitato (con le modifiche che ognuno riteneva più valide) da altri nuclei locali Questo era il nostro modo di intendere una struttura realmente costruita dal basso, un network indipendentista. Chiaramente eravamo unanimamente convinti che i punti fissi, i "dogmi", non sensibili ad alcuna variazione "a maggioranza", erano quelli dei punti 1 e 2 di cui sopra. Il documento suonava più o meno così:

ATTO FONDATIVO GRUPPO INDIPENDENTISTA “VENETO STATO – VITTORIO VENETO”


I sottoscritti soci fondatori sanciscono con questo atto la nascita del Gruppo Indipendentista "Veneto Stato - Vittorio Veneto" con lo scopo di promuovere la causa dell'indipendenza del Veneto specialmente nell'area del Vittoriese.

Crediamo: 
C.1 - che il Veneto debba diventare uno stato indipendente e che tale obiettivo si debba raggiungere tramite un referendum popolare.
C.2 - che per l'ottenimento del referendum sia necessaria l'azione di un partito nato esclusivamente per il raggiungimento di questo obiettivo. 
Rifiutiamo:
R.1. - in quanto inutile e fuorviante, la possibilità che tale partito si possa candidare ad elezioni per il Parlamento italiano
R.2. - in quanto incoerente, la possibilità che tale partito stringa alleanze elettorali con partiti non indipendentisti.
R.3. - qualsiasi metodo violento per il raggiungimento della causa indipendentista.
Operiamo:
O.1 - in totale autonomia, nel rispetto del principio di sussidiarietà, attraverso tutte quelle azioni di promozione delle idee indipendentiste che riteniamo utili alla causa e che non violano i principi del gruppo.

Il Gruppo Veneto Stato - Vittorio Veneto è aperto a tutti coloro si riconoscono nei suddetti principi.
Il Gruppo Veneto Stato – Vittorio Veneto si scioglierà una volta ottenuta l’indipendenza del Veneto.
La denominazione del gruppo, sede, incarichi e cadenza di rinnovo delle cariche sono stabilite e/o variate dai soci del gruppo riuniti a maggioranza o stabilite da un regolamento che il gruppo approva all'unanimità. 


Il nostro gruppo lo firmò e lo proponemmo anche all'altro gruppo vittoriese, ma la situazione a livello "centrale" presto degenerò e rimase tutto congelato. In seguito alla tornata di elezioni amministrative di maggio, si formalizzò la spaccatura da cui nacque Indipendenza Veneta (IV). In barba ai proclami  di "democrazia diretta", la nascita (per alcuni semplice ri-denominazione) del partito fu presentata dal direttivo ai soci in un paio di settimane a cavallo delle elezioni. Il solito necessario decisionismo. E' il Veneto che ce lo chiede.
Dato che ho sempre ritenuto necessario unirsi in un unico partito indipendentista, come ho appoggiato il PNV e criticato la successiva nascita del Partito dei Veneti anziché un ingresso di quei soci nel già esistente PNV, così, per coerenza, non posso far parte di una nuova scissione. Per cui, nonostante, per molti aspetti mi senta spesso in maggiore sintonia con i dirigenti di IV che quelli del rimanente VS, ho trovato giusto considerarmi parte di quella parte del partito che ha mantenuto "Veneto Stato" come ragione sociale (ecco con questa frase sono riuscito a farmi odiare da entrambi...).
Così, ad ottobre, partecipai al mio primo Maggior Consiglio (assemblea dei soci) di Veneto Stato a Vicenza. Esperienza terrificante, ma che ha confermato la teoria precedentemente esposta. Ossia che i partiti, senza vincoli fissi, semplici e non-interpretabili, che confidano nella "democrazia interna" e fanno di questa un principio assoluto, finiscono inevitabilmente per decadere come atomi radioattivi non appena raggiungono una dimensione critica per cui le forze di repulsione (dovute alle naturali differenze tra le persone) superano per intensità le forze di coesione (dovute al desiderio di raggiungimento del fine ultimo comune).
Secondo alcuni, infatti, vi era la necessità di presentarsi alle elezioni politiche italiane principalmente per motivi di visibilità. Dall'altra parte la paura di quelli che temevano l'inizio della degenerazione dei "principi". In mezzo la famigerata "democrazia interna" che nella mente dei suoi seguaci dovrebbe sancire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Solo che il concetto di democrazia interna è piuttosto vago e la sua interpretazione è un arte in cui prevalgono, guarda caso, i vertici della "piramide democratica". Risultato: mozioni, votazioni, interpretazioni, contestazioni, apocalisse.
Sta di fatto che l'esito risulta: a maggioranza i soci di Veneto Stato decidono che parteciperanno alle elezioni politiche. Sempre per mia coerenza personale decido che la mia esperienza in Veneto Stato finisce lì. Amici come prima, se fate qualche iniziativa positiva vi do pure una mano. Ma non posso far più parte del partito. Stesso discorso vale per Indipendenza Veneta che, nel frattempo, sceglie un'intelligente strategia di lobby indipendentista nei confronti del Consiglio Regionale del Veneto, che porta all'approvazione della Risoluzione 44. A dicembre lancia una nuova raccolta di firme (30.000) a cui, nel mio piccolo, ho collaborato e che proprio oggi vengono consegnate alla Commissione Europea. Inoltre viene commissionato un sondaggio scientifico sull'indipendenza del Veneto, analogo a quello già effettuato 12 mesi prima. Tutto molto bello.
Dal punto di vista "squisitamente partitico" invece non è tutto così roseo. Se il candidato sindaco vicentino di Veneto Stato, Davide Lovat, comincia la sua campagna elettorale schierandosi contro le aperture domenicali dei negozi, l'omologo candidato trevigiano di Indipendenza Veneta, Alessia Bellon, propone per Treviso di "creare un nuovo quartiere museale, con un grande museo di arte moderna". Unico obiettivo, tanti saluti. Panem et circenses, as usual. 
Come se non bastasse con un preavviso di nemmeno una settimana, anche IV decide di convocare un'assemblea dei soci per decidere se partecipare o meno alle elezioni politiche italiane. Saranno i soci a decidere no? La Democrazia vincerà ancora una volta, che c'è di male? Per carità, niente. Ma mi permetto,  dall'esterno, di stigmatizzare alcuni "meccanismi" della democrazia e suggerire una riflessione ai soci: molto probabilmente i sostenitori della partecipazione alle politiche non saranno equamente distribuiti tra l'assemblea, ma saranno più facilmente coloro che dagli esiti di queste elezioni hanno maggiormente da guadagnare, tipicamente i vertici. Gli stessi che hanno presentato sul sito e alla stampa gli esiti del sondaggio ma si sono riservati per l'assemblea l'esito della domanda relativa al voto potenziale per Indipendenza Veneta, per "effetto sorpresa". Come si sa: in democrazia sono tutti uguali, ma qualcuno è più uguale degli altri. Ma quanto sarà questo famigerato potenziale? Il 10%, il 15%? Dovrebbe fare qualche differenza? 
Qualunque sia questo risultato voglio aiutare ad interpretarlo, per evitare false illusioni: nell'analogo sondaggio del gennaio scorso a Veneto Stato veniva dato un potenziale elettorato pari al 4,5%. 4 mesi dopo, a seguito di un'intensa campagna elettorale e di innumerevoli convegni, il risultato ottenuto contando SOLO quei comuni dove VS ha presentando delle liste (quindi presumibilmente i più "forti") è stato dell'1,85% (qui il foglio di calcolo con i dati dettagliati). Il dato sul potenziale elettorato dato dal sondaggio infatti è enormemente sovrastimato, al limite di non avere alcuna attendibilità, dal fatto che l'intervistato è influenzato dal rispondere a delle domande che hanno come tema l'indipendenza e del non avere al momento dell'intervista idea della panoramica delle scelte che gli si presenteranno in cabina elettorale. Qualsiasi valore abbia quel dato, prendetelo, toglieteci i voti sottratti dalle altre liste indipendentiste, toglieteci il supporto dei volontari contrari alla scelta delle politiche, toglieteci quelli che alla fine seguono i "grandi" per via della (insulsa) teoria del "voto utile" ed ecco spiegato perché credo che il valore risultante possa essere almeno 7-8 volte più grande del valore reale.

Concludo augurando buon voto ai soci...poi se qualcuno mi spiega anche perché, considerato tutto questo, non dovremmo aspettarci che VS e IV non facciano la fine della Lega Nord, avrà la mia eterna gratitudine. 

6 commenti:

Anonimo ha detto...

ecco, questo era il dubbio che ho sempre avuto riguardo ad iv.
mi spiace molto perché l'indipendenza è un processo necessario, più del museo a tv

Anonimo ha detto...

E poi continuano a parlare di speranza e fiducia. Ma vaffanculo a tutti va. Tutti uguali. Tutti MAGNA SCHEI. Pecà che i schei che i se magna, i sie sempre i mei! BUFFONI!

Grande Atroce. Impeccabile come sempre.

LiberaSempre ha detto...

Sempre detto che la gente con sani principi e forti ideali va via via estinguendosi.

Atroce. Sei il vanto del Nord Est, se solo potessi avere più voce in capitolo e più orecchi all'ascolto!

Anonimo ha detto...

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